Kuhdari (Kairos): “Cosa significa essere alternativi”

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Chiara Merico di Chiara Merico 1 Ottobre 2018 | 08:30
L’evento rappresenterà un’occasione di confronto su una situazione di mercato straordinaria – anche se stiamo assistendo a una normalizzazione sul fronte del mercato obbligazionario – rivolta a un target composto in prevalenza da consulenti finanziari.

Un punto di vista alternativo, per mettere a fuoco nuove opportunità” è il claim dell’evento di Kairos,
dedicato agli operatori qualificati, che si terrà il prossimo 4 ottobre a Palazzo Mezzanotte, a Milano. Ne abbiamo parlato con Amir Kuhdari, head of sales – asset management di Kairos.

Cosa significa il claim?
Abbiamo organizzato l’evento del 4 ottobre con questa impostazione: una visione alternativa della situazione di mercato, non solo un focus sull’approccio alternativo agli investimenti. Dopo il mio saluto introduttivo sarà la volta dell’intervento macro del chief investment officer Guido Brera. La seconda parte dell’evento vedrà andare in scena tre confronti. Il primo sarà quello tra Marco Fortis, professore dell’Università Cattolica di Milano e vicepresidente della Fondazione Edison, e Massimo Trabattoni, head of Italian equity, che darà la sua visione dei rischi e delle opportunità per il mercato italiano. Fortis presenterà invece la sua view dell’economia reale italiana e di come si pone in relazione a quella degli altri Paesi. Questo sarà il primo contributo che porterà una visione alternativa a quella dei gestori: l’economia reale, infatti, è spesso non in sincrono con l’andamento dei mercati. Al secondo confronto parteciperanno Alessandra Pasquoni, head of investment di Willis Towers Watson – Italy, e il nostro responsabile della gestione multi manager Michele Gesualdi, che discuteranno degli investimenti alternativi, in particolare i fondi hedge. Pasquoni fornirà una panoramica di come i grandi investitori usano gli hedge in Italia, Europa e negli Usa, offrendo una visione più alta di come questi investitori si siano posizionati nell’attuale contesto di mercato. Nel terzo confronto, infine, lo strategist Alessandro Fugnoli e Rocco Bove, head of fixed income, offriranno un’analisi dello scenario macroeconomico focalizzandosi sui temi di politica monetaria. In Kairos siamo gestori alternativi, nel senso che gestiamo asset in maniera alternativa. Il nostro evento rappresenterà un’occasione di confronto su una situazione di mercato straordinaria – anche se stiamo assistendo a una normalizzazione sul fronte del mercato obbligazionario – rivolta a un target composto in prevalenza da consulenti finanziari, in cui cercheremo di dare visioni alternative rispetto a quelle dei gestori tradizionali.

Quali sono le prospettive di mercato, specie alla luce dell’imminente fine del programma di Quantitative easing messo in atto dalla Bce?
Il mercato sta cambiando, tende come dicevamo a una normalizzazione dopo che negli anni successivi alla crisi di Lehman le banche centrali sono intervenute, con tempistiche diverse, tagliando i tassi a zero o implementando i programmi di Quantitative easing. Ora il fenomeno sta rientrando e stiamo toccando con mano l’impatto della normalizzazione: in un’asset allocation diversificata viene meno soprattutto il supporto dell’obbligazionario. Questo crea una situazione complicata soprattutto per gli investitori italiani, storicamente molto esposti all’asset class del reddito fisso. In questa fase di maggior esposizione alla volatilità le opportunità di rendimento vanno cercate puntando ad aziende stabili, con fondamentali solidi e ricorrendo a soluzioni di investimento alternative.

Cosa caratterizza lo stile di gestione attiva tipico di Kairos?
In Kairos ci definiamo “artigiani del risparmio gestito”, siamo una boutique di investimento: cerchiamo di essere una voce fuori dal coro. Le nostre soluzioni sono poco correlate ai mercati di riferimento, e hanno l’obiettivo di efficientare il portafoglio, grazie al fatto che non gestiamo a benchmark. Siamo “artigiani” anche perché gestiamo masse più contenute rispetto ai grandi nomi: in un mercato in cui la liquidità sta andando a diminuire, avere una barca più piccola rispetto alle grandi navi da crociera è di sicuro un vantaggio.

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