BNY Mellon: quando investire in small cap

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Il momento migliore per investire in small cap è quando non ci si aspetta una fase di rallentamento o recessione dell’economia.

Chiara Merico di Chiara Merico12 ottobre 2018 | 10:51

Quando è il momento migliore per investire in small cap? Quando non ci si aspetta una fase di rallentamento o recessione dell’economia, spiega Mark A. Bogar, gestore responsabile del BNY Mellon Small Cap Euroland Fund. I titoli delle aziende a bassa capitalizzazione sono infatti in grado di catturare la crescita meglio delle blue chip, ma soffrono di più in tempi di crisi. L’Eurozona al momento è in transizione da una fase di ripresa dopo le crisi del 2008 e del 2011, a una di accelerazione del momentum economico. Gli indici PMI dell’Eurozona dei servizi e del manifatturiero restano in territorio espansivo e al rialzo, e lo stesso vale per l’indice della fiducia dei consumatori. Allo stesso tempo, stando agli ultimi sondaggi sui prestiti della BCE, le banche stanno alleggerendo gli standard sul credito applicati alle aziende, e la domanda di finanziamenti sta diventando più robusta. Così, complessivamente, il nostro outlook economico per l’Europa è positivo. Se guardiamo inoltre alle azioni dell’Europa continentale (al netto del settore finanziario), le valutazioni sono sempre più attraenti se comparate ai prezzi medi dei più ampi indici globali.

Nell’attuale scenario di crescita economica e trend positivi per le small cap, ci sono tre rischi principali. Il primo è relativo alle tariffe commerciali internazionali. Inizialmente, la nostra opinione era che l’attuale Amministrazione USA stesse semplicemente giocando duro per ottenere accordi commerciali migliori. Oggi però vi è maggiore incertezza sull’effettiva intenzione di Trump di attuare le proprie promesse. Tuttavia, stiamo vedendo i primi segnali di risoluzione della situazione con gli accordi con il Canada e con il Messico. Ci aspettiamo che il Giappone e l’Europa seguano a breve. E se le guerre doganali causano volatilità sui mercati finanziari, è anche vero che un calo nei prezzi delle azioni, associato a solidi dati fondamentali e a una robusta crescita economica, si traduce in effetti a nostro avviso in maggiori opportunità di investimento.

Il secondo rischio è la normalizzazione delle politiche monetarie in Europa. Siamo già ben posizionati per questo processo, e crediamo che vi sia un rischio di destabilizzazione dell’economia soltanto se il passo dei rialzi dei tassi dovesse essere molto più rapido del previsto. Crediamo che il tapering del QE avrà luogo, ma potrebbe essere rimandato a causa della recente volatilità.

Il terzo e più importante rischio, a nostro avviso, è collegato proprio alle politiche italiane. La discussione sul budget italiano implica un rischio per l’intera UE. L’Italia può voler andare per la propria strada, ma non ha piena libertà d’azione poiché è ancora parte dell’Unione Europea. Tale contraddizione può causare incertezza e, nel peggiore dei casi, un effetto contagio che solleverebbe timori sulla stabilità dell’intera Eurozona. I mercati si chiederebbero: prima la Brexit, poi l’Italia… chi sarà il prossimo?

In termini di settori, alcuni dei risultati migliori nel corso dell’ultimo anno sono giunti dalle società di software, sanità e farmaceutiche. Guardando al futuro, riteniamo probabile un aumento della spesa nell’IT e nella sanità, quindi sono queste le aree in cui continueremo a trovare le migliori opportunità di investimento. Siamo anche positivi sul settore automobilistico. L’industria ha perso terreno negli ultimi 12 mesi ma la maggior parte delle perdite sono state dovute proprio alle guerre commerciali, che andranno attenuandosi, e a eventi specifici come lo scandalo delle emissioni Volkswagen. Abbiamo quindi una posizione sovrappesata sul settore, perché crediamo che presto tornerà a farsi valere.

Parlando del nostro fondo, adottiamo un approccio a bilanciere: in altre parole, investiamo in un portafoglio bilanciato di azioni value e growth, con un’alta quota attiva e un basso tracking error per ottenere un alfa elevato. La nostra selezione dei titoli si basa su una piattaforma di analisi globale fondamentale e quantitativa che ci permette di prendere decisioni approfondite, agili e opportunistiche. Il nostro team ha attualmente 3 gestori di portafoglio e 25 analisti e professionisti degli investimenti. Il nostro approccio ci ha permesso di generare un rendimento del 94,4% negli ultimi 5 anni, pari a un rendimento del 14,2% annualizzato (per la classe di azioni retail Euro A).


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