Cir o Pir? Pregi e difetti dei conti e dei piani individuali di risparmio

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di Andrea Telara 15 Ottobre 2018 | 10:41
Il settimanale Milano Finanza dedica un servizio alle caratteristiche delle due principali categorie di strumenti finanziari ideate per sostenere l’economia reale.

Meglio acquistare un Cir o un Pir? E’ un interrogativo che dal prossimo anno potrebbero porsi molti investitori italiani. Dal 2019, infatti, debuttano i conti individuali di risparmio (Cir), una nuova classe di strumenti finanziari con cui il governo Conte vuol spingere le famiglie a investire di nuovo nei titoli di stato. I Cir potrebbero trasformarsi però in un concorrente temibile per i Pir nelle preferenze delle famiglie italiane. Il settimanale Milano Finanza, nell’ultimo numero di sabato 13 ottobre, mette a confronto i benefici fiscali e le caratteristiche di Pir e Cir. Eccolei più nel dettaglio:

CIR – Sono conti individuali che raccolgono il denaro dei risparmiatori e lo investono in titoli di stato italiani. La cifra depositata può essere dedotta dalle tasse, per una quota del 23% calcolata su un massimo di 3mila euro annui. Sono esenti dall’ imposta di successione, impignorabili e insequestrabili.

PIR – Sono prodotti finanziari (per lo più fondi) che investono la maggioranza del portafoglio in aziende non incluse nel Ftse Mib, cioè il listino principale di Borsa Italiana. Le somme investite nei Pir, fino a 30mila euro all’anno e per un massimo di 150mila euro complessivi, sono esenti dalle imposte sui rendimenti maturati, se il capitale non viene liquidato per almeno 5 anni. Sono esenti dall’ imposta di successione

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