I Pir rallentano ma tengono, Eurizon punta sugli Eltif

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Dagli ultimi dati Assogestioni i Pir sono circa il 30% della raccolta del 2018, quindi hanno dimostrato una tenuta rispetto agli altri prodotti del gestito.

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi30 ottobre 2018 | 08:56

Che la raccolta di risparmio confluita nei Pir abbia superato le più rosee aspettative è un fatto. Dalla loro introduzione (gennaio 2017) a fine giugno 2018, la raccolta dei piani individuali di risparmio è stata pari a 14,4 miliardi, quando la stima del ministero dell’Economia era di 18 miliardi sull’arco temporale 2017-2021. Ma adesso, che il caro spread ha bruciato dalle elezioni a oggi 200 miliardi di euro (disperdendo così la ricchezza di famiglie e imprese), l’incertezza regna sovrana, c’è un fuggi fuggi di capitali verso l’estero e Piazza Affari ha perso parecchio valore, anche i Pir sono al palo. E, mentre si pensa a nuovi strumenti di sostegno alle imprese, il Mise (Ministero dello sviluppo economico) ha appena notificato alla Commissione l’estensione del regime di aiuto agli investimenti per le Pmi innovative. Lo ha spiegato Stefano Firpo, direttore generale politica industriale, competitività e Pmi del ministero dello Sviluppo Economico nel corso della presentazione dello studio «I piani individuali di risparmio. Risultati raggiunti e prospettive per il futuro» effettuato da JeMe Bocconi (Junior Enterprise di studenti dell’Università Bocconi su iniziativa dello studio legale Nctm e della società di consulenza Deloitte. “Si tratta di un beneficio fiscale per le Pmi innovative che si traduce in una detrazione fiscale al 30% in investimento in equity. Firpo ha anche ricordato l’avvio del provvedimento che istituisce il credito di imposta per le spese di quotazione in Borsa sostenute delle piccole e medie imprese. «È quasi un incentivo automatico e funziona. Il problema è che lo abbiamo disegnato in un momento di mercato bullish; ora tira un’aria meno buona ma speriamo di assistere nel futuro in una pipeline più significativa”. Quanto ai Pir, commenta: “La normativa sottesa a questi strumenti è stata costruita nel dialogo con gli operatori e anche a questo si deve il suo successo. Di certo l’industria ha studiato una struttura commissionale eccessiva. Certi Pir arrivano ad avere commissioni da private equity: bisognerebbe si riorganizzassero le offerte commerciali”, aggiunge. E conclude dicendo che “bisognerebbe concentrarsi sugli Eltif, studiati per convogliare risorse verso società e progetti a lungo termine in diversi ambiti dell’economia reale. Si tratta nello specifico di fondi d’investimento che potranno destinare il loro portafoglio anche a strumenti finanziari non quotati in borsa, emessi per lo più da piccole e medie aziende. Ma bisognerebbe lavorare sugli aiuti agli investitori e non solo su quelli alle imprese”. Durante l’incontro è poi emerso il fatto che per investire nell’economia reale tutelando il risparmio e le pmi ci vorrebbero fondi chiusi con ottica a cinque/sette anni (sebbene con opzione di uscita anticipata). Continua l’avvocato Lukas Plattner, partner dello studio legale Nctm: “Bisognerebbe pensare a un incentivo fiscale con deducibilità immediata per fondi chiusi e Eltif. Questo potrebbe spingere il risparmio gestito”.

E, a proposito di questo tipo di strumenti, Massimo Mazzini, direttore marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capital ha fatto sapere che a breve, la società lancerà sul mercato un fondo Eltif. “Come Eurizon, e come industria del risparmio, stiamo lavorando su un’evoluzione dello strumento per ovviare alla caratteristica della liquidabilità dei fondi comuni. Stiamo studiando dei fondi chiusi, gli Eltif, che permetteranno di finanziare le Pmi mantenendo l’investimento su un orizzonte coerente con l’asset. La differenza tra il fondo Ucits e l’Eltif è la modalità di distribuzione, il secondo richiede una maggiore preparazione da parte dell’investitore”. E, a proposito dei Pir, ha precisato: “Nel 2017 hanno rappresentato circa l’11% della raccolta del risparmio gestito. Quest’anno la raccolta prosegue ma in netto rallentamento, a causa del calo della raccolta complessiva del risparmio gestito. Dagli ultimi dati Assogestioni i Pir sono circa il 30% della raccolta del 2018, quindi hanno dimostrato una tenuta rispetto agli altri prodotti del gestito: la soluzione è diversificata e quindi adatta a tutte le tipologie di investitori. Ma anche perché si fonda su un patto chiaro col cliente: mantenere l’investimento cinque anni per godere del beneficio fiscale”. Ha concluso Plattner (l’avvocato ha al suo attivo lo sbarco sull’Aim di circa 25 società): “Proprio ora che si è rotto il diaframma che separava l’industria dal mercato azionario e che tutti stanno lavorando per avvicinare le società al mercato borsistico, sarebbe un delitto se il processo si dovesse fermare. Speriamo che il contesto migliori, che venga meno l’incertezza e che si arrivi a una socializzazione del valore. Ci sono aziende eccellenti in Italia e devono trovare uno sviluppo”.


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