La gestione attiva salverà il risparmio mondiale

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Lo rivela l’indagine globale di Natixis Investment Managers, condotta su 9.100 investitori individuali tra Asia, Europa Continentale (400 in Italia), America Latina e Americhe.

Chiara Merico di Chiara Merico30 novembre 2018 | 09:06

Il 62% degli investitori a livello globale (64% in Italia) crede che la volatilità del mercato indebolisca la loro capacità di raggiungere gli obiettivi di risparmio e di pensionamento. Lo rivela l’indagine globale di Natixis Investment Managers, condotta su 9.100 investitori individuali tra Asia, Europa Continentale (400 in Italia), America Latina e Americhe. Pur non rinunciando così tanto alle loro aspettative di rendimento, questa preoccupazione degli investitori a livello globale li spinge ad adottare un approccio più cauto agli investimenti. Oltre 9 investitori su 10 (91%) attribuiscono importanza alla protezione degli asset e a un maggiore controllo del rischio (quasi il 90% degli investitori italiani). Tutti questi risultati suggeriscono che gli investitori sembrano essere predisposti a favorire le strategie di investimento attive, ma essendo anche le commissioni un loro focus, hanno ancora idee sbagliate su ciò che gli investimenti passivi possono offrire.

Gli investitori sono predisposti a favorire le strategie attive per rimanere in pista. In questo scenario di crescente volatilità del mercato, gli investitori globali stanno esprimendo un approccio più difensivo nella costruzione del portafoglio – 9 su 10 affermano che è importante essere protetti dalla volatilità – ma non sono disposti a rinunciare ai rendimenti degli investimenti. Gli investitori italiani si aspettano un rendimento medio annuo del 9,3% al di sopra dell’inflazione. L’indagine rivela inoltre che a livello globale gli investitori individuali riconoscono la necessità di guardare oltre l’incertezza di mercato attuale, con una schiacciante maggioranza (88% degli intervistati in Italia) che evidenzia l’importanza dei ritorni di lungo termine su quelli di breve. Tre quarti degli investitori afferma che quando si tratta di investire, è importante battere il benchmark. Quasi lo stesso numero (74% a livello globale, il 78% in Italia) dichiara che è importante approfittare dei movimenti di mercato a breve termine. Secondo coloro che hanno risposto alle ultime tre edizioni delle indagini degli investitori istituzionali, dei professional fund buyer e dei consulenti finanziari, gli investimenti attivi sono più adatti a perseguire ciascuno di questi obiettivi di investimento.

L’interesse per gli investimenti ESG continua a crescere. Gli investitori sono sempre più guidati dal desiderio di generare un impatto positivo attraverso i loro investimenti, con l’82% degli investitori italiani intervistati che concorda su come sia una considerazione importante. 3 investitori su 5 (60% a livello globale, quasi il 70% in Italia) affermano che cercano attivamente opportunità di investimento che siano in linea con i loro valori personali, mentre il 58% (63% guardando gli investitori italiani) investe con l’obiettivo di investimenti che abbiamo un impatto sociale e/o ambientale. Tuttavia, il desiderio di investimento che meglio esprime le convinzioni personali è difficile da razionalizzare per gli investitori che si affidano unicamente ai fondi indicizzati passivi, in quanto centinaia di aziende sono incluse in molti indici più utilizzati, indipendentemente dal loro comportamento aziendale o dalla loro etica. 3 investitori su 5 a livello globale dichiarano che i fondi indicizzati non contengono aziende che riflettono i loro valori personali.

La percezione degli ESG è a un punto di svolta. Se da un lato gli investitori individuali desiderano che i loro investimenti siano allineati ai loro valori, dall’altro le istituzioni vanno ancora oltre e iniziano a vedere negli ESG tanto un beneficio in termini di generazione di alpha quanto una gestione del rischio. L’ultima edizione della nostra Institutional Survey ha rilevato che per la prima volta il numero degli investitori istituzionali focalizzati sugli ESG per la generazione di alpha (59%) è ora superiore a quelli più focalizzati sulla mitigazione del rischio. E le loro convinzioni sono forti. 6 su 10 affermano che gli ESG sarà una pratica standard entro il 2022, confermando che l’ESG riguarda performance di lungo termine. Antonio Bottillo, managing director di Natixis Investment Managers Italia, ha commentato: “La volatilità osservata nel corso dell’anno ha stimolato un approccio più difensivo, con gli investitori che ribilanciano i loro portafogli per prepararsi ad affrontare la flessione di mercato che sembra essere
attesa. Si scontrano con molteplici considerazioni – gestione del rischio, maggiori attese sui ritorni,
così come la volontà di integrare gli ESG nei loro investimenti. Gli investitori hanno bisogno di concentrarsi sul modo migliore per raggiungere i loro obiettivi di investimento. Per cogliere le migliori opportunità e conciliare le aspettative di rischio e rendimento, perseguendo alpha allo stesso tempo, è necessaria una visione di lungo termine e un approccio molto attivo all’investimento”.

Gli investitori possono avere sentito solo una parte della storia su attivo vs passivo. Due terzi degli investitori a livello globale (64% in Italia) sostengono di conoscere la differenza tra investimento attivo e passivo, ma i risultati suggeriscono che alcuni potrebbero aver sentito solo una parte del dibattito in corso su attivo-passivo che si concentra sulle commissioni. L’indagine rivela che il 63% degli investitori (62% degli intervistati italiani) crede che i fondi indicizzati siano meno rischiosi di altri veicoli di investimento e il 72% degli investitori intervistati in Italia ritiene di poter minimizzare la perdita di rendimento. “I nostri risultati mostrano che quando gli investitori vedono una minore commissione, tendono a enfatizzare vantaggi molto maggiori per gli investimenti passivi rispetto a quanto questi possano effettivamente offrire – spiega Dave Goodsell, executive director di Natixis Center of Investor
Insight -. Esiste una leggenda tra gli investitori secondo cui i fondi indicizzati sono meno rischiosi di altri investimenti. Non è così. I fondi passivi non hanno una gestione del rischio integrata e gli asset degli investitori sono esposti allo stesso livello di rischio presentato dai mercati in generale. Incoraggiamo gli investitori a rendersi conto che possono potenzialmente guadagnare con qualunque strumento di investimento quando i mercati sono in crescita, ma che possono subire anche una perdita quando i mercati sono in ribasso”.

I risultati dell’indagine condotta tra 400 investitori italiani hanno inoltre evidenziato:
-  Obiettivi finanziari chiari e investimenti allineati ai valori personali: il 73% degli intervistati ha affermato di avere obiettivi finanziari chiari e circa l’82% degli investitori ricerca in modo attivo opportunità di investimento che siano allineate con i loro valori personali.
-  Consulenti finanziari ed esperti in materia di investimenti sono visti in modo favorevole: circa il 70% degli intervistati ha evidenziato la fiducia nei consulenti finanziari nelle decisioni di investimento, e sempre il 70% ritiene che gli investitori che si affidano a un consulente finanziario hanno maggiori probabilità di raggiungere i loro obiettivi rispetto a quelli che non si affidano a un consulente. Inoltre, quasi l’80% preferisce avere un esperto
che si occupa di ricercare le migliori opportunità di investimento presenti sul mercato.
 – La paura dei closet trackers non sembra diminuire: gli investitori sono diffidenti rispetto ai closet bench-markers, ovvero quegli asset manager che applicano commissioni per una gestione attiva ma costruiscono portafogli molto simili al benchmark. Il 72% degli investitori italiani intervistati teme che molti gestori applichino commissioni elevate anche se si limitano a tracciare un indice.


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