Investimenti: valute in prima linea

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Analizziamo lo status quo e le prospettive

di Redazione8 gennaio 2019 | 15:00

Il tema della gestione della liquidità sarà sicuramente un leit motiv anche del 2019. Per agevolare le riflessioni in tal senso vi presentiamo di seguito alcuni estratti dall’ultima analisi valutaria a cura di James Binny, Global Head of Currency e Aaron Hurd, Senior Portfolio Manager, Currency di State Street Global Advisors.

Nel 2018 il dollaro USA ha dimostrato una forza inaspettata grazie alla politica monetaria restrittiva, alla solida crescita statunitense e alle incertezze a livello commerciale (cf. Prevediamo che questi fattori continuino a sostenere il dollaro a inizio 2019. Entro la seconda metà dell’anno tuttavia il divario tra gli Stati Uniti e il resto del mondo potrebbe iniziare a raggiungere un picco, in particolare nel caso in cui le guerre commerciali si risolvano in modo più tempestivo del previsto; potremmo assistere di conseguenza a una rivalutazione delle divise. Nel più breve termine gli investitori potrebbero mirare a utilizzare queste dislocazioni come mezzo per capitalizzare su inversioni di tendenza a più lungo termine orientate al raggiungimento di un equilibrio tramite la copertura valutaria.

Il dollaro USA continuerà ad apprezzarsi nel 2019
Le misure statunitensi di stimolo fiscale e ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) dovrebbero amplificare il già impressionante vantaggio dei rendimenti statunitensi a breve termine e sostenere il dollaro USA (USD) nella prima metà del 2019 nonostante il dollaro sia caro rispetto alla valutazione a lungo termine. Ciò potrebbe mettere ulteriore pressione sui mercati emergenti e sulle valute meno liquide e sensibili al rischio dei paesi del G10 come la corona svedese (SEK) e il dollaro australiano (AUD).
La corona norvegese (NOK) è estremamente conveniente nonostante il miglioramento della crescita, l’aumento dell’inflazione e l’avvio di un ciclo di politica monetaria restrittiva da parte della Norges Bank (il primo rialzo di 25 punti base è stato operato a settembre 2018). L’apprezzamento della NOK è pertanto sostenuto da condizioni cicliche a breve termine e da una valutazione a lungo termine.
Il dollaro australiano dovrebbe risentire di un’ulteriore escalation della guerra commerciale tra USA e Cina, ma riteniamo che la maggior parte di tale effetto sia già scontata. L’AUD continua ad offrire un carry positivo superiore al 2% rispetto al franco svizzero (CHF), all’EUR e alla SEK, data la crescita economica estremamente solida e al fatto che le esportazioni verso la Cina stanno dimostrando una tenuta migliore del previsto nonostante un’economia cinese più debole. Il dollaro canadese (CAD) è un membro relativamente nuovo del nostro gruppo preferito di valute grazie a una crescita sorprendente, a uno stabile incremento dei tassi di interesse e all’intesa raggiunta per il nuovo accordo commerciale di libero scambio con gli Stati Uniti, sebbene sia stato leggermente sottovalutato nei confronti dell’USD.

Prospettive negative per EUR, CHF e SEK
In Europa, questioni come la Brexit, l’incertezza politica in Italia e l’erosione dei consensi per la cancelliera Merkel in Germania penalizzeranno probabilmente la sterlina (GBP) e l’euro (EUR). Allo stesso tempo, la crescita in tutta l’eurozona evidenzia leggeri segnali di accelerazione ai livelli del 2017. La Banca centrale europea (BCE) ha praticamente promesso di mantenere invariato al -0,40% il tasso di deposito fino all’estate del 2019 e la Banca nazionale svizzera non dovrebbe aumentare i tassi fino a dopo la decisione della BCE di operare una stretta monetaria.
La Svezia sembra trovarsi nella posizione più rischiosa. Nel 2018 la crescita e l’inflazione core sono state positive ma irregolari e la banca centrale, la Riksbank, ha tenuto fede al suo tasso di politica monetaria del -0,50%. Detto ciò la valuta è estremamente conveniente rispetto al fair value, la situazione economica sta migliorando e la Riksbank prevede di operare una stretta monetaria entro il primo trimestre del 2019. Per ora manteniamo un posizionamento negativo sulla valuta, ma continuiamo a monitorare questi rischi di rialzo.

Potenziale per un netto cambiamento nel secondo semestre
Verso la seconda metà del 2019, i mercati potranno iniziare ad anticipare la conclusione di un ciclo eccezionale negli Stati Uniti con il dissiparsi delle tensioni in altre regioni. Il nostro scenario di base è rappresentato da una convergenza leggermente negativa negli Stati Uniti, dove la politica monetaria restrittiva e l’impatto dei dazi doganali potrebbero provocare un lieve rallentamento della crescita globale, con un calo dei tassi di interesse statunitensi e del ciclo di crescita maggiore rispetto a qualsiasi altro paese. In questo scenario l’USD sarà sotto pressione ma non come nel 2017, e le valute a basso rendimento sovraperformeranno quelle a più alto rendimento sensibili al ciclo economico.
La crescita globale resta al di sopra del potenziale, il che ci consente di confermare le aspettative riguardanti l’avvio di un rialzo dei tassi di interesse nei paesi con rendimenti bassi, che sosterrà l’EUR, il SEK e il JPY (il CHF è storicamente caro e la Svizzera dovrebbe aumentare i tassi dopo la BCE, pertanto non prevediamo un movimento di ampia portata). Dall’altra parte, una crescita globale più lenta limiterebbe la portata dei guadagni per le valute a più alto rendimento e sensibili alla crescita come l’AUD e in molti mercati emergenti.

Rischi nell’outlook per il secondo semestre

Dopo la fine del primo trimestre si capirà meglio se questo netto cambiamento si verificherà o meno, dato che avremmo una visione migliore dell’orientamento della Fed, e se la crescita USA sarà sufficientemente solida per sostenere la divergenza. Se l’Europa e i mercati emergenti iniziassero effettivamente a mostrare segnali di ripresa nel corso dell’anno, ciò potrebbe costituire un ostacolo per gli Stati Uniti mentre EUR, AUD e SEK dovrebbero sovraperformare. In alternativa, se il resto del mondo evidenzia un rallentamento sufficiente per alimentare i timori di una recessione e gli USA rallentano ancor più velocemente, il dollaro USA riceverà probabilmente un miglior sostegno dopo lo shock iniziale, e valute meno sensibili al ciclo come il CHF e lo JPY dovrebbero sovraperformare le valute sensibili alla crescita come l’AUD e la SEK.
In un simile contesto è difficile prevedere i movimenti dell’EUR, dato che dimostra solitamente una buona tenuta in uno scenario negativo, ma gli investitori sconteranno velocemente qualsiasi speranza di un aumento dei tassi di interesse da parte della BCE. Allo stesso modo se constatiamo un’accelerazione troppo rapida della stretta monetaria negli USA rispetto alla crescita, è anche probabile che ciò risulti in brevi periodi di avversione al rischio, il che sosterrà lo yen giapponese, il franco svizzero e, in misura minore, il dollaro americano nonostante le politiche specifiche nei rispettivi paesi.

Copertura strategica: focus sul lungo periodo

L’anno prossimo, i movimenti valutari a breve termine potrebbero fornire agli investitori strategici l’opportunità di adeguare i coefficienti di copertura anticipando il fatto che le valute ritorneranno al fair value nel medio termine. Le sopra/sottovalutazioni cicliche della valuta alterano direttamente la competitività relativa dei paesi e i loro tassi di inflazione, creando pressioni che portano a un ritorno all’equilibrio.
È importante sottolineare che il coefficiente di copertura più appropriato varia in base alla valuta e non è lo stesso per tutte le divise straniere. La figura 2 illustra la mappa dei punti caldi. Consigliamo pertanto agli investitori di aumentare le coperture alle valute costose (sopravvalutate) e diminuirle nei confronti di quelle poco care (sottovalutate).
Per chi investe in dollaro americano (USD): la mappa di punti caldi mostra che i tassi di interesse statunitensi più alti e la crescita hanno spinto il dollaro a livelli costosi. Pertanto, agli investitori che risiedono negli Stati Uniti consigliamo basse coperture nei confronti di tutti i paesi del G10 ad eccezione del franco svizzero.
Per chi investe in euro (EUR): l’EUR è vicino al fair value rispetto all’USD, il che risulta in una copertura neutra nei confronti di quest’ultimo. Suggeriamo di mantenere basso il coefficiente di copertura di valute convenienti come la GBP, lo JPY, la NOK e il SEK, e alto quello nei confronti del costoso CHF.
Per chi investe in sterlina (GBP): l’incertezza creata dalla Brexit ha portato una svalutazione della sterlina. Invitiamo pertanto gli investitori che risiedono nel Regno Unito ad avere coefficienti di copertura elevati nei confronti delle principali valute del G10, USD incluso, integrando così i profitti post referendum realizzati su qualsiasi esposizione non coperta.
Per chi investe in dollaro canadese (CAD): il CAD ha subito una leggera sottovalutazione nei confronti dell’USD, suggerendo l’applicazione di un coefficiente di copertura lievemente più alto. USD a parte, suggeriamo di mantenere basso il coefficiente di copertura di valute convenienti come la GBP, lo JPY, la NOK e il SEK, e alto quello nei confronti del costoso CHF.


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