Salvate il soldato Pir

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di Marcello Astorri 11 Gennaio 2019 | 11:22
Le incertezze normative delle nuove regole bloccano i Pir di nuova emissione

Le nuove regole sui Piani individuali di risparmio (Pir) volute dal governo stanno mandando in stand by l’industria del risparmio. Con le modifiche previste dall’ultime legge di Bilancio, infatti, i Pir avranno degli obblighi in più come investire il 3,5% del totale sull’Aim e il 3,5 su azioni o fondi di venture capital. Al momento, però, tutti i Pir di nuova emissione sono bloccati perché mancano i decreti attuativi, ai quali la legge rimanda per determinare i requisiti necessari a godere dei benefici fiscali. Pertanto, a oggi si può solo alimentare i Pir già acquistati nel 2018 e 2017. Il governo dovrà quindi metterci una pezza il prima possibile, magari attraverso una norma transitoria.

Nel mondo del risparmio gestito, come riporta Il Sole 24 Ore, alcuni criticano i nuovi obblighi di investire una quota in piccole e medie imprese dell’Aim e fondi chiusi di private equity o di venture capital. La ragione è che sono asset illiquidi, più rischiosi, e certi paletti potrebbero scoraggiare gli afflussi di capitale di un’industria che funziona bene. Il direttore dell’ufficio Studi di Assogestioni, Alessandro Rota, in una dichiarazione rilasciata nei giorni antecedenti all’approvazione della manovra di Bilancio al settimanale Plus24 (Il Sole 24 Ore), ha detto che «si rischia di intervenire su uno strumento che funziona per fargli fare quello che non può fare». Per altri, invece, riporta sempre il Sole, come Edoardo Fontana Riva, direttore sviluppo prodotti e modelli di business di Mediolanum, «Le nuove norme sono positive, perché convogliano capitali nell’economia reale e nelle Pmi, cuore pulsante della nostra economia e del nostro export».

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