Investimenti: il biotech vale una scommessa

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Una nuova opportunità

Marcello Astorri di Marcello Astorri22 gennaio 2019 | 16:21

Anche per l’industria biotech il 2018 si è concluso negativamente, almeno in termini di rendimento azionario, con il Nasdaq Biotech Index – riferimento del settore – che ha lasciato sul terreno il 9%.

Tuttavia riteniamo che questo sia soltanto uno dei modi per guardare al settore e, probabilmente, non il migliore.

Se ci soffermiamo su altre cifre, possiamo notare come l’anno da poco concluso sia stato molto ricco di progressi scientifici per le Life Sciences. In termini di approvazioni di nuovi farmaci, infatti, il 2018 si distingue come l’anno più prolifico in oltre due decenni, con la FDA che ha approvato 56 nuovi farmaci rispetto a un totale di 46 nel 2017. Anche il mercato delle IPO continua a brillare, con 55 nuove offerte iniziali rispetto alle 40 del 2017. Il 2018 è stato l’anno più impegnativo per le IPO biotech dal 2014, un segnale che riteniamo importante anche per il fatto che, nonostante la discesa dei mercati, non sembra si sia attenuata la domanda di nuove emissioni.

L’attività di M&A invece è risultata più debole rispetto alle nostre previsioni. L’anno è iniziato molto bene con acquisizioni miliardarie, da Celgene-Juno (9 miliardi di dollari) a Sanofi-Bioverativ (11,6 miliardi) e Sanofi-Ablynx (circa 5 miliardi), seguiti da Novartis-AveXis (8,7 miliardi). Per il resto dell’anno non si sono registrate altre operazioni importanti se si esclude l’acquisizione di Shire da parte di Takeda (62 miliardi) e questo ha probabilmente inciso nella sotto-performance del settore rispetto agli altri indici.

L’ultimo anno è stato tuttavia cruciale per le case farmaceutiche che, con operazioni di spin-off e acquisizioni strategiche, hanno rimodellato i loro portafogli prodotti attraverso un’innovazione sempre più ampia. Sappiamo per esperienza che le aziende che sanno innovare si trasformano prima o poi in leader del mercato e possono creare ingenti ricchezze per i loro azionisti.

Guardando al 2019, crediamo possa essere un anno migliore per le biotecnologie, in particolare per quelle grandi società redditizie che oggi sono scambiate a prezzi molto scontati a causa delle turbolenze sui mercati. Grazie all’avvento di nuove tecnologie, dalle immuno-terapie alle terapie genetiche CRISPR, il settore sta vivendo un nuovo periodo di trasformazione ed innovazione.

Gli analisti finanziari sono soliti concentrarsi sui titoli hi-tech per trarre profitto dall’innovazione. Ma ora la tecnologia fatica ad rinnovarsi mentre le cose sono migliorate drasticamente nel settore Biofarmaceutico i cui leader si sono resi conto che investire denaro per l’innovazione è la chiave per il successo futuro.

A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, Eli Lilly ha scommesso 8 miliardi di dollari sul franchising di Loxo Oncology per il trattamento del cancro; Novartis è entrata nell’arena per il trattamento dell’insufficienza cardiaca e Bristol-Myers Squibb ha offerto 74 miliardi di dollari per acquisire Celgene, la terza maggiore società biotech USA.

Molti sostengono che gli investimenti nel settore della salute siano particolarmente adatti nei momenti come quelli attuali, quando l’economia rallenta mentre la Federal Reserve alza i tassi di interesse ma secondo noi l’investimento in biotecnologia o farmaceutica non è solo un modo per scommettere su un’economia più debole. Qui si trovano aziende con risposte reali per esigenze reali che stanno creando prodotti che non possono essere replicati o che non lo saranno per molti anni e che, seppur spesso molto costosi, sono pensati per aiutare le persone a guarire da devastanti malattie o migliorare la loro qualità di vita. Quando gli investitori capiranno che avanzare nella scienza significa far progredire i profitti, il settore ritroverà le grandi performance a cui ci ha abituato.

A cura di Gianpaolo Nodari, AD di J. Lamarck


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