Asset allocation: caccia alle migliori occasioni

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Lord (M&G Investments) descrive i punti di forza del fondo M&G Global Corporate Bond

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti28 gennaio 2019 | 14:30

Facendo leva sulla forte esperienza di M&G Investments nel credito, che si riflette anche nei fondi flagship della società, l’asset manager internazionale ha deciso di offrire agli investitori un fondo obbligazionario con focus investment grade, che può investire in qualsiasi valuta e in qualsiasi area geografica, andando a caccia delle migliori occasioni. Il fondo M&G Global Corporate Bond sfrutta questa libertà per selezionare le migliori opportunità a livello globale nello spazio investment grade. Ne parliamo con il gestore della strategia, Ben Lord (nella foto).

Quali sono i vantaggi del fondo e quale è la duration?
La grande flessibilità della nostra strategia ci permette di posizionare il fondo in linea con le nostre convinzioni, anche in termini di duration. Un paio d’anni fa eravamo corti: a fronte di una duration del benchmark di 6,5 anni, il nostro fondo si attestava a 4,5 per proteggere meglio gli investitori dall’aumento dei tassi americani. Oggi, dopo l’aggiustamento del mercato, siamo tornati quasi a 6, quindi sempre short ma meno.

Un esempio di flessibilità?
Un esempio è GE: la società ci piace molto e la flessibilità offerta dalla nostra strategia ci permette di selezionare quale emissione e in che valuta comprare. GE è sul mercato con bond denominati in euro, dollari e sterline: abbiamo in portafoglio bond in dollari, che offrono valutazioni interessanti, anche dopo averle coperte in euro, per esempio su scadenza ventennale. È utile ricordare che in questa strategia non ci assumiamo rischi valutari. Il nostro portafoglio in generale si compone di 50-60 titoli, vogliamo sia molto concentrato per includere soltanto le nostre migliori convinzioni nello spazio creditizio. Altri emittenti che ci piacciono sono BAT, AT&T, Verizon: grandi società con storie idiosincratiche positive. In Italia abbiamo investito nel gruppo Intesa, una banca solida e sistematicamente importante, tramite un’emissione subordinata in dollari con scadenza a 8 anni. Un altro esempio d’investimento in Italia è Telecom, che sta tornando verso il rating IG e di cui abbiamo comprato esposizione a 5 anni tramite Cds, per cui siamo stati remunerati più per l’assunzione del rischio di credito TI che attraverso obbligazioni fisiche. In sostanza, abbiamo investito a 5 anni tramite un titolo a tasso variabile, con un rendimento di +300 bps all’anno. L’azienda ha investito molto per partecipare all’asta 5G e ora è in una posizione di forza per guadagnare quote di mercato offrendo ai propri clienti questa nuova tecnologia.

Trova ancora interessanti gli spread europei in questa fase?
Sì. Di recente abbiamo venduto corporate bond americani per comprare credito europeo e continueremo a farlo anche in futuro, essendo questa una delle nostre convinzioni più forti in portafoglio. In particolare, per chi guarda anche al comparto dei titoli finanziari, gli spread sugli europei sono tra i 50 e i 150 pb più ampi quest’anno, livelli non visti negli Stati Uniti. È una buona fonte di valore che siamo in grado di catturare con questo fondo globale.

Per quale motivo gli spread in Europa sono più ampi?
In primo luogo perché gli spread si sono ristretti molto alla fine del 2017 e all’inizio del 2018 poiché all’epoca c’era un problema nelle valutazioni. In secondo luogo perché le preoccupazioni politiche sono aumentate nel tempo: prima per via di Brexit, anche se le pressioni continuano a crescere con l’avvicinarsi del momento più critico, in seguito per le problematiche sulla manovra di bilancio italiana e, ancora più recentemente, per via dell’incertezza politica crescente nei mercati core dell’Europa, Francia e Germania. Infine a causa della fine del programma di Qe da parte della Bce.

In questa fase molto incerta dei mercati gli investitori non sanno come orientarsi. Da gennaio non ci sarà più l’ossigeno del QE e l’andamento dei tassi è ancora poco chiaro, rispetto agli Stati Uniti. Come attrezzarsi? La fine del QE è davvero già scontata dalle valutazioni attuali?
Credo che la fine del QE sia già prezzata negli spread europei, quindi non vedo un forte premio legato all’incertezza rispetto all’Europa. Tuttavia la Bce ha espresso l’intenzione di alzare i tassi negli ultimi quattro mesi del 2019: fare previsioni su eventi così avanti nel tempo è molto difficile. Inoltre credo anche che siano in molti nel mercato a dubitare che l’economia sarà abbastanza solida da giustificare la decisione di effettuare tali rialzi.


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