Asset allocation: tentazione biotech

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Avatar di Redazione 26 Febbraio 2019 | 15:26
L’intervista a Stefan Larson, partner di Sectoral Asset Management

“Le prospettive del biotech? Le tendenze favoriscono questi investimenti nel medio-lungo termine”. A parlare è Stefan Larson (nella foto), partner di Sectoral Asset Management. La sua società gestisce strategie di investimento nel settore sanitario privato e pubblico per gli investitori di tutto il mondo. Inclusi i comparti biotech, global  healthcare, healthcare mercati emergenti e società a bassa-media capitalizzazione. La strategia di Sectoral AM sul Private Equity è denominata “New Emerging Medical Opportunities” e ha tre fondi dedicati, con un quarto il cui lancio è previsto per il mese di giugno 2019. Stefan Larson, interpellato da Bluerating, ha spiegato la sua visione del mercato biotech ed healthcare nel prossimo futuro.

Larson, l’ultimo trimestre del 2018 non è stato particolarmente positivo…

“L’ultimo trimestre del 2018 è stata la brutta fine di quello che era iniziato come un anno promettente. Nel trimestre, i mercati del mondo sviluppato sono scesi del  -12,8% (MSCI World AC Index). L’healthcare nei mercati sviluppati, in calo del 9,4%, è stato appena difensivo, mentre in quelli emergenti (a -16,2%) neppure quello. Le società a piccola e media capitalizzazione dell’healthcare (-25,6%) e biotech (-20,5%, indice Nasdaq Biotech) hanno registrato i peggiori risultati, con il farmaceutico (-6,4%) che mostra la tipica difensività del comparto, mentre il medtech e  i servizi si sono mossi tra questi due estremi”.

Come si spiega certi risultati?

“In qualità di stock-picker bottom-up di selezione dei titoli guidati dai fondamentali, ciò che appendiamo dalle aziende rende i movimenti come quello dell’ultimo trimestre difficili da spiegare. Ad esempio il numero di autorizzazioni di nuovi farmaci è salito a 59 quest’anno, il massimo negli ultimi 20 anni. L’inflazione netta dei prezzi dei farmaci è scesa al livello dell’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC), rendendo incomprensibile il continuo aumento del prezzo dei medicinali. La maggior parte delle aziende biotech sono ben capitalizzate, il risultato di un contesto attento ad un sano finanziamento pluriennale. Le società farmaceutiche dispongono di bilanci solidi, bassa leva finanziaria, flussi di cassa consistenti e portafogli di ordini, con un ragionevole aumento delle aspettative di guadagno”.

Questo 2019 può essere l’anno della riscossa? Come vede lo scenario macroeconomico? 

“Nonostante uno scenario macroeconomico costruttivo negli Stati Uniti, con bassi rischi di recessione nel 2019/2020, i mercati azionari sono nervosi. La durata del ciclo attuale, insieme a un rallentamento dell’economia USA, stimoli fiscali in calo e preoccupazioni commerciali derivanti dai rapporti USA/Cina, sta offuscando le prospettive di guadagno per il 2019 e sollevando timori di recessione. L’incoerenza del Presidente della FED Powell può ulteriormente erodere la sua credibilità e quella del Comitato federale del mercato aperto (FOMC) e in questo modo rischia di trasformare le paure della recessione del mercato in una profezia che si autoavvera. È probabile quindi che l’incertezza mantenga elevata la volatilità e sul breve termine irrigidisca le condizioni finanziarie”.

E quindi, quali prospettive ci sono?

“Da un punto di vista sanitario, le prospettive più promettenti sono per biotech, healthcare per i mercati emergenti e servizi di assistenza sanitaria altamente innovativi, mentre le prospettive per gli altri settori sono meno chiare. Per il medtech, per  esempio, malgrado i fondamentali discreti, la nostra riserva deriva da due importanti fattori: le valutazioni rimangono prossime ai massimi di 10 anni a 22x ntm P/E e l’assetto regolatorio è stato rivisitato di recente negli Stati Uniti, creando possibili discontinuità. Infine, le opportunità più interessanti per il 2019 sembrano trovarsi in gran parte negli spazi esistenti per la cura del diabete e nel business delle valvole cardiache. 

Quali sono le problematiche di mercato?

“La difensività del farmaceutico in questo trimestre ha portato questo gruppo di aziende da un trattamento “a sconto” rispetto ai mercati nell’estate del 2018 (14,5x per l’industria farmaceutica contro 15,5x ntm P/E su scala mondiale) a un trattamento “a premio” oggi, con un multiplo di mercato sceso a 13,2 x ntm , mentre il farmaceutico è rimasto in gran parte piatto. Anni di cattivi comportamenti aziendali, soprattutto nelle politiche di prezzo dei farmaci, sono stati corretti creando pratiche aziendali più ragionate. Allo stesso tempo, proseguiranno gli sforzi del governo USA per rendere più competitive le dinamiche dei farmaci (ad esempio, il modello del prezzo dei farmaci del Presidente Trump). Le principali domande nell’ambito della ricerca e sviluppo per il 2019 sono se Bristol-Myers recupererà alcune delle opportunità immuno-oncologiche perse nei confronti di Merck nel 2018 (a prescindere dal loro progetto di acquisizione di Celgene), e se verranno definiti i profili clinici di nuove classi di farmaci nel trattamento del dolore con non-oppioidi e per la cura del diabete orale, oltre ad alcuni nuovi trattamenti nelle malattie rare”.

Però il settore si mantiene comunque solido.

“L’innovazione biotecnologica, come si vede dai portafogli ordini, le autorizzazioni e le nuove modalità di trattamento, rimane solida. La maggior parte delle società biotech è capitalizzata in modo soddisfacente e gli investitori hanno continuato a dimostrare la volontà di finanziare innovazioni promettenti, come evidenziato dai rilanci del Q4  per 1,7 miliardi U$D in IPO e di 2,3 miliardi in quotazioni secondarie, nonostante i prezzi delle azioni siano continuamente in calo. Oltre a un consistente processo regolatorio previsto per il 2019, conosceremo i profili clinici dei nuovi approcci terapeutici alla NASH (una malattia del fegato), epatite B, acondroplasia, MTAP (una comune mutazione delle cellule tumorali) e molti altri aspetti. Positivi catalizzatori clinici e normativi e il costante consolidamento del settore suggeriscono che il biotech sia ben posizionata per una ripresa, anche se i tempi sono difficili da prevedere”.

E quali sono le opportunità di investimento?

“Sebbene le prospettive a breve termine per l’healthcare siano confuse da una serie di macro-incertezze, le previsioni a medio-lungo termine favoriscono certamente le biotecnologie, i mercati emergenti e i servizi innovativi. La più pressante tra le preoccupazioni macro è la tempistica della prossima recessione, che è in ritardo matematicamente, se non economicamente, in base alla durata media dei recuperi. Il suo arrivo (nel 2019, 2020 o oltre) influenzerà negativamente i comparti più esposti ciclicamente, come alcuni segmenti del medtech e dei servizi, sostenendo nel contempo i settori più difensivi, tra cui il farmaceutico e, in certi casi, le società biotech a larga capitalizzazione. Al di là della tempistica di questo evento macroeconomico, la “svendita” registrata  in questo trimestre ha fornito un interessante punto di ingresso per gli investitori nell’healthcare a medio-lungo termine e in particolare nel settore biotech, sui mercati emergenti e sui servizi innovativi”.

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