Investimenti, bond pronti a fare il rimbalzo

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 12 Marzo 2019 | 11:56

“Il 2019 sarà un anno promettente per le obbligazioni dei paesi emergenti”. È l’opinione di Luc D’hooge (nella foto), head of Emerging Markets Bonds della società di gestione svizzera Vontobel. Il nuovo anno ha portato con sé le preoccupazioni di un 2018 che ha visto molte asset class chiudere in profondo rosso, compreso il debito dei mercati emergenti. Tuttavia, scorrendo i dati degli anni passati, ricorda D’hooge, “si può notare che le obbligazioni di quest’area geografica, sia quelle emesse dagli stati sovrani che quelle societarie, registrano raramente due anni consecutivi di rendimenti negativi”.

Valutazioni appetibili

Soltanto in 3 degli ultimi 15 anni, per esempio, i bond emergenti hanno avuto performance col segno meno (nel 2008, nel 2013 e nel 2018, n.d.r.). “Inoltre”, continua il gestore “c’è un altro aspetto ancor più importante da considerare: in ogni anno in cui c’è stata una di sovraperformance, i guadagni di queste obbligazioni hanno sempre più che compensato le perdite dell’anno precedente. Le valutazioni delle obbligazioni dei mercati emergenti sono oggi più appetibili rispetto agli anni passati”, aggiunge D’hooge, ma “è giusto che gli investitori siano cauti, soprattutto con le preoccupazioni su una guerra commerciale e un possibile rallentamento dell’economia a livello globale. In un quadro così incerto, caratterizzato da una frenata della crescita, è normale che subentri qualche ritrosia a investire. “Ma io credo che le migliori opportunità si presentino sempre nei momenti di stress del mercato”, prosegue il gestore.

Corporate più solidi

Quali scelte deve fare, allora, chi decidesse di investire in obbligazioni dei paesi emergenti? “Attualmente, i bond societari appaiono particolarmente interessanti. A prima vista, si potrebbe pensare che le imprese degli emerging markets siano emittenti più rischiosi dei paesi sovrani, ma non è così”, spiega l’esperto di Vontobel, «sostanziamente per tre motivi: hanno un rating migliore rispetto agli stati, offrono un universo d’investimento meno volatile e i loro bond hanno una durata inferiore rispetto a quelli degli stati sovrani, il che le rende più resistenti all’aumento dei tassi d’interesse”.

Avvertenze d’obbligo

Prima di avvicinarsi alle obbligazioni dei paesi emergenti, però, è bene tenere in considerazione alcune avvertenze: “Se un investitore ha un obiettivo di rendimento in un singolo anno”, spiega D’hooge, “allora deve evitare tale categoria di titoli. Nel lungo termine, invece, questi bond hanno sempre garantito buone performance. “Attualmente, i fondamentali delle obbligazioni dei mercati emergenti sono solidi”, conclude il money manager di Vontobel, “le allocazioni degli investitori internazionali su quest’area geografica sono destinate a crescere ancora e sul mercato vi sono inefficienze da sfruttare in una classe di attività che, storicamente, tende a rimbalzare da periodi di sottoperformance”

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