Fondi, non ci sono più i gestori di una volta

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Avatar di Redazione23 aprile 2019 | 11:15

Non ci sono più i gestori di una volta, quelli che quando c’erano loro le perfomance arrivavano in orario. Non sta a noi dirlo, ma leggendo i risultati dell’ultimo studio annuale Lyxor Asset Management di certo il mondo dei gestori attivi non appare in ottima salute.

La ricerca dimostra che il 2018 è stato un anno molto complesso per i gestori di fondi a gestione attiva, uno dei peggiori in oltre un decennio. Le incertezze politiche ed economiche, le flessioni pressoché universali delle diverse asset class e le incognite sull’andamento dei tassi d’interesse sono tutti fattori che hanno impedito la generazione di alfa. Di conseguenza, i gestori attivi hanno sottoperformato i rispettivi benchmark più del solito: solo il 24% di essi ha sovraperformato il proprio indice di riferimento durante l’anno, in netto calo rispetto al 48% del 2017 e alla media decennale del 36%.

Nel 2018 è stato inoltre più difficile che mai selezionare un fondo in grado di sovraperformare, poiché alla deludente performance media dei gestori attivi si è aggiunta una dispersione dei rendimenti tra i fondi inferiore alla media. Secondo lo studio di Lyxor, “lo scorso anno è stato particolarmente complesso per i gestori attivi, poiché i mercati hanno attraversato periodi caratterizzati da reazioni eccessivamente pronunciate o moderate rispetto ai fondamentali“.

Mentre solo il 27% dei gestori di fondi azionari attivi ha sovraperformato il proprio benchmark nel 2018, i gestori di fondi obbligazionari attivi hanno messo a segno risultati ancora peggiori, registrando performance superiori all’indice di riferimento solo nel 18% dei casi. Gli analisti di Lyxor ne hanno tratto la seguente conclusione: “I gestori attivi non hanno previsto correttamente l’inversione del ciclo del credito e l’evoluzione complessiva dei tassi d’interesse, elementi che hanno inciso negativamente sulla loro performance“.

Riteniamo che i fondi a gestione attiva e quelli a gestione passiva presentino vantaggi differenti a seconda delle diverse fasi del ciclo economico. A nostro avviso, nelle fasi recessive sarebbe opportuno privilegiare i fondi attivi e alternativi, mentre nella fase iniziale del ciclo economico gli investitori dovrebbero preferire gli strumenti passivi, poiché il beta diventa la fonte di performance principale. Nelle fasi intermedie e avanzate del ciclo economico, caratterizzate da una più fragile direzionalità dei mercati, la giusta combinazione di fondi attivi e passivi può offrire notevoli vantaggi“, hanno commentato Marlène Hassine Konqui, Head of ETF Research e Jean-Baptiste Berthon, Senior Cross-Asset Strategist di Lyxor Asset Management.

Il 2018 è stato un anno sfavorevole anche per gli hedge fund long-short equity conformi alla normativa UCITS. I fondi alternativi hanno tuttavia conseguito risultati complessivamente migliori rispetto ai fondi attivi long-only tradizionali. Nel corso del 2018 gli hedge fund sono stati penalizzati dall’aumento della volatilità e, in particolare, dal crollo del mercato azionario nel quarto trimestre. Tuttavia, su un orizzonte di cinque anni, le performance degli hedge fund appaiono nettamente migliori.

A livello di numeri, l’analisi condotta dal team di Ricerca di Lyxor, notevolmente ampliata rispetto agli studi precedenti, include per la prima volta i fondi UCITS alternativi. La ricerca copre 32 universi d’investimento della gestione attiva (28 tradizionali e 4 alternativi), circa 7.000 fondi per 1.600 miliardi di Euro di patrimonio in gestione.


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