H2O, Crastes: adesso parlo io

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Bruno Crastes, ad di H2O Am, si difende con un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore di cui vi proponiamo un estratto.

Avatar di Redazione2 luglio 2019 | 10:16

Bruno Crastes non ci sta. Dopo la tempesta degli ultimi giorni che ha colpito il fondo Allegro, l’amministratore delegato di H2O Am va al contrattacco dalle pagine del Il Sole 24 Ore: “I fondi H2O sono stati messi sulla graticola per i titoli illiquidi all’interno dei loro portafogli”, ha detto il manager francese, “ma il clamore è stato sproporzionato: al massimo siamo arrivati ad avere questo tipo di titoli per 1,4 miliardi di euro, su un totale di 34 miliardi di attivi in gestione. A fronte di questi, però, il 95% del portafoglio è sempre stato liquidissimo”. E dopo la pioggia di riscatti delle scorse settimane (6 miliardi in pochi giorni, ndr), innescata da un articolo del Financial Times e dalla decisione di Morningstar ti togliere il rating, adesso Crastes dice che la situazione si sta tranquillizzando con “pochi riscatti” e comunque senza applicare commissioni di uscita.

H2O ha venduto circa 300 milioni di euro di titoli illiquidi in un solo giorno. Qualcuno ha pensato che li avesse acquistati la stessa Natixis per calmare il mercato: “No, assolutamente. Li hanno comprati tre investitori, ma non posso dire chi”. Quindi Crastes difende le decisioni di investimento: “Alcuni titoli considerati liquidi possono diventare illiquidi quando accadono certi eventi sul mercato. Mi spiego meglio: oggi tanti fondi sono pieni di titoli considerati liquidi, ma che potrebbero non esserlo più in condizioni di stress sul mercato”.

Il fund manager ha poi negato il conflitto d’interessi, accusa che gli era stata mossa poiché H2O acquistava bond illiquidi dalla Tennor, società del controverso finanziere Lars Windhorst in cui Crastes occupava una poltrona nell’advisory board (si è dimesso immediatamente dopo lo scandalo, ndr). “Tennor”, ha spiegato Crastes, “è uno dei nostri principali fornitori di titoli ad alto rendimento” e “sono entrato nell’advisory board per permettere, in qualità di investitore, di avere una completa visibilità sul loro parco aziende clienti”. Ha quindi aggiunto: “Non ero pagato per quell’incarico e non avevo poteri esecutivi”.

 

 


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