Elezioni Johnson, i gestori dicono la loro

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Avatar di Redazione24 luglio 2019 | 10:33

E’ Boris Johnson leader dei conservatori britannici, in nuovo primo ministro del Regno Unito . E’ questo l’esito della consultazione tra i 160mila membri dei Tory per la successione a Theresa May. Johnson ha ricevuto 92mila preferenze ed ha superato la concorrenza di Jeremy Hunt (47mila voti). Ma come ha reagito il mondo finanziario alla sua elezione? Cosa dobbiamo aspettarci? Bluerating.com ha voluto raccogliere di seguito alcune view sul tema offerte da importanti case di gestione internazionali. Buona lettura!

BNY Mellon Investment Management (Howard Cunningham, gestore reddito fisso)

“Non mi aspetto di vedere importanti movimenti sui mercati dopo il risultato in UK, perché Boris Johnson era chiaramente il leader favorito e l’esito trovava già riscontro nei prezzi dei titoli finanziari. Potrebbe tuttavia persistere la volatilità sulle sterline e sui gilt britannici connessa all’incertezza sulla Brexit.

Nel prossimo futuro, potremmo assistere a un aumento della volatilità se l’UE dovesse rifiutare di rinegoziare l’accordo esistente per l’uscita della Gran Bretagna. Da un punto di vista valutario, c’è margine per un indebolimento ulteriore della sterlina, nonostante sia già scesa in misura considerevole nelle settimane recenti. È anche possibile che la sterlina possa tornare a minimi toccati nel 2016, subito dopo il referendum sull’Unione, se entrambe le parti non dovessero smuoversi dalle rispettive posizioni nei negoziati.

I rendimenti dei gilt sono scesi negli ultimi mesi, in linea con il calo dei rendimenti dei titoli del tesoro USA e dei bund nello stesso periodo. Anche se la Brexit (e in particolare la prospettiva di una hard Brexit o di un no dea) può giocare un ruolo limitato nel calo dei gilt, i fattori chiave che guidano questo trend sono di natura economica: il rallentamento della crescita globale, il calo dell’inflazione, le politiche monetarie accomodanti delle Banche Centrali”.

Tornando alla Gran Bretagna, ci aspettiamo di vedere livelli più elevati di spesa pubblica e più emissioni di gilt, perché Theresa May aveva già segnalato la fine delle misure di austerity. È anche possibile un certo livello di contingenza per un no-deal sulla Brexit. Tuttavia, non ci aspettiamo di vedere un aumento della spesa pubblica ai livelli cui avremmo potuto assistere nel caso di un governo laburista guidato da Jeremy Corbyn”.

Janus Henderson Investors (Paul O’Connor, Responsabile del team Multi-Asset)

Finora la reazione del mercato è stata piuttosto pacata, il che non sorprende, considerando quanto questo esito fosse ampiamente previsto. L’incertezza dilagante attorno alla Brexit ha già avuto delle ripercussioni sugli asset del Regno Unito ed è ora un aspetto di cui tener conto.
Le azioni britanniche hanno registrato notevoli deflussi di capitale da parte degli investitori globali sin dal voto referendario del 2016 e la posizione speculativa sulla sterlina è assai sfavorevole. Se consideriamo i mercati delle scommesse come indicatori delle aspettative del consenso, vediamo che una Brexit senza accordo viene data uno su tre, con il timore da parte degli investitori che questa prospettiva sia controbilanciata dall’opinione che ci possa essere una possibilità su quattro di annullare l’intera procedura di uscita (revoca dell’Articolo 50). La percezione che possa esserci un’elezione generale nel 2019 è cresciuta negli ultimi mesi, mettendo in luce un altro livello di incertezza attorno alle prospettive del Regno Unito e una ragione ulteriore per gli investitori globali, per starne alla larga.

La crescita rimane una preoccupazione cruciale, con il 2019 che probabilmente vedrà il PIL del Regno Unito crescere meno del 2% per il quarto anno consecutivo. La fiducia si sta deteriorando nell’edilizia, nei settori manifatturiero e terziario, così come tra i consumatori. Con l’economia che sembra ad un passo dalla recessione, una risposta da parte della politica è fondamentale. Un taglio dei tassi di interesse nel 2019 sembra sempre più probabile ed è quasi certo che Johnson introdurrà misure di stimolo fiscale. Mentre entrambe le misure possono contribuire ad attenuare l’impatto dell’incertezza sull’economia legata alla Brexit, un pieno ripristino della fiducia sembra improbabile fino a quando la questione principale non sarà risolta.

Kames Capital (Colin Dryburgh, co-gestore del Kames Global Diversified Growth Fund)

Date alcune forti similitudini tra Donald Trump e Boris Johnson è stato suggerito che quest’ultimo potrebbe essere positivo per la sterlina come Trump lo è stato per il dollaro. E’ perdonabile credere che il dollaro sia stato forte. La verità è, tuttavia, che il dollaro oggi si è apprezzato solo dell’1% (su base trade-weighted) dall’elezione di Trump. L’idea che Boris sia di spinta alla sterlina potrebbe essere allo stesso modo scorretta.
Entrambe le economie hanno avuto una performance relativamente positiva e le loro banche centrali hanno alzato i tassi di interesse. Entrambe, però, hanno anche enormi deficit commerciali. Le similarità finiscono qui. Qualunque la si veda, il governo statunitense è stabile e intraprende politiche economiche coerenti, al contrario della caotica situazione Britannica che vede in Boris la sua manifestazione piuttosto che la sua cura.
Gli Usa sono la prima economia mondiale, hanno la valuta di riserva globale e sono sempre più autosufficienti a livello energetico (e quindi in grado di dettare i termini). Il Regno Unito è invece più legato alla generosità degli altri e ha un outlook esterno particolarmente incerto, specialmente con l’Unione Europea.
Trump ha una base di supporto leale e consistente in grado di fornire un secondo risultato elettorale favorevole. Tutto ciò che sappiamo per certo su Boris Johnson, invece, è che comanda il sostegno del partito conservatore, comodamente meno dell’1% della popolazione. L’Ucraina ora ha un comico come leader; possiamo dire che la situazione britannica sia diversa? E se non Boris, allora Jeremy Corbyn, leader del partito laburista. Theresa May ha avuto i suoi fallimenti, ma almeno per gli investitori c’era la sicurezza che non sarebbe emerso nulla di drammatico; né Boris né Corbyn infondono quel senso di stabilità. La sfida per la sterlina è che, con poche cose a suo favore, non è abbastanza economica per assorbire sia i rischi legati a Brexit che i capricci della politica interna.

M&G (Tristan Hanson, Fund Manager Multi-asset)

Boris Johnson sarà il nuovo primo ministro del Regno Unito. L’attenzione si sposterà ora su Brexit e sulla deadline del 31 ottobre.

Innanzitutto, il nuovo primo ministro valuterà se potrà negoziare delle modifiche al deal di Theresa May e, nel caso, proverà a far approvare un nuovo accordo in Parlamento, entro il 31 ottobre. In caso contrario, sia a Johnson sia al Parlamento resteranno le stesse opzioni disponibili sotto la leadership di May. Il rischio di un’uscita del Regno Unito senza accordo potrebbe essere cresciuto, ma ci si attende che il Parlamento proverà a contrastare un risultato del genere. Sono anche cresciute le probabilità di elezioni generali. Insomma, il percorso davanti a noi resta incerto e imprevedibile, come lo è stato il viaggio alle nostre spalle. Alla fine dei conti, a prescindere dai passaggi intermedi, le opzioni restano le stesse con qualunque primo ministro e con qualunque partito al Governo: uscire dall’UE con o senza accordo, oppure rimanervi.

Potrebbe rivelarsi più interessante la posizione di Johnson sugli stimoli fiscali e sulla tassazione. In base alle poche informazioni date durante la sua campagna elettorale, c’è una possibilità che Johnson proverà a creare uno stimolo economico finanziato da un maggiore indebitamento del Governo o da minori tasse. Quindi, Brexit o no Brexit, l’outlook sui Gilt per i prossimi anni è pericoloso dati gli attuali livelli molto bassi dei rendimenti, anche nel caso in cui la Bank of England dovesse tagliare i tassi di interesse e far ripartire il QE. Riduzione delle tasse e maggiore spesa pubblica costituiscono la ricetta per una prosecuzione dei guadagni dei listini azionari, ma la direzione della sterlina e gli sviluppi su Brexit avranno un ruolo altrettanto importante da giocare.

E’ troppo presto per pensare alle conseguenze di lungo termine e a come si risolveranno molte incertezze. Inoltre, come visto dal referendum del 2016, gli sviluppi a livello globale possono essere persino più importanti della Brexit per i futuri ritorni degli investimenti su asset britannici.

Schroders (Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist)

Boris Johnson ha vinto la corsa per la leadership del Partito Conservatore nella successione a Theresa May come Primo Ministro. L’ex Ministro degli Esteri e Sindaco di Londra ha battuto Jeremy Hunt, l’attuale Ministro degli Esteri, con un ampio margine, ottenendo il 66% dei voti contro il 34%.
Johnson dovrà fin da subito guidare un partito profondamente diviso e una maggioranza sempre più ridotta in Parlamento. Nel corso della sua campagna, ha promesso di utilizzare l’uscita no-deal dall’Unione Europea come una minaccia reale, per fare leva sui negoziati. Tuttavia, in questo modo ha isolato gli europeisti all’interno dell’attuale Governo, molti dei quali si dimetteranno o verranno sostituiti.
Il nome più rilevante tra quelli che dovrebbero farsi da parte è quello del Cancelliere Philip Hammond, che potrebbe porsi alla guida di una ribellione contro la Brexit no-deal. In una recente intervista alla BBC, Hammond non ha solo detto che avrebbe lasciato in caso di vittoria di Johnson, ma si è anche rifiutato di escludere un voto di sfiducia al Governo. Tale voto è molto probabile che venga indetto dall’opposizione nei prossimi giorni, nel tentativo di trarre vantaggio dalle divisioni del Partito Conservatore.
Il Governo probabilmente sopravviverà questa volta, ma se la Brexit no-deal inizierà a diventare sempre più probabile, allora i suoi oppositori potrebbero ottenere una vittoria.
Johnson ha detto che cercherà di rinegoziare l’Accordo di Recesso, soprattutto la sezione del cosiddetto “backstop” irlandese. L’Europa è stata molto ferma su tutti i punti dell’Accordo, ma ha fatto intendere che tale sezione sulle relazioni future potrebbe essere riaperta.
In ogni caso, dubitiamo molto che Johnson avrà successo nell’assicurarsi qualsiasi cambiamento significativo dato il tempo che ha a disposizione. Sia il Parlamento che molte parti in Europa stanno per fermarsi per le vacanze estive, che saranno poi seguite dalla stagione delle conferenze di partito a settembre. Il team di Johnson ha solo poche settimane per completare i negoziati prima della deadline del 31 ottobre.
Il Parlamento rimarrà in una situazione di stallo
Anche se per certi versi a Johnson fa gioco utilizzare la minaccia del no-deal come strategia di negoziazione, l’errore fatale è che la matematica parlamentare non è cambiata e non offre sostegno a tale strategia.
Il Governo ha una maggioranza di soli due membri del Partito Unionista Democratico del’Irlanda del Nord (DUP). Tuttavia, il DUP non sosterrà alcun deal che possa creare divergenze nella regolamentazione tra l’Irlanda del Nord e la Gran Bretagna. È chiaro che non c’è una maggioranza per l’attuale Accordo di Recesso, e che una maggioranza significativa è contro il no-deal. Infatti ci aspettiamo che coloro che si oppongono alla Brexit presentino con successo delle mozioni che costringano il Governo a richiedere una proroga, in assenza di un accordo approvato dal Parlamento.
Data la bassa probabilità di successo di una ri-negoziazione, l’esito più probabile in vista della scadenza della Brexit è quindi quello di un altro posticipo. La promessa di Johnson“do or die” durante la sua campagna manca semplicemente di credibilità.
Alla fine potrebbero essere indette le elezioni generali nel tentativo di sbloccare lo stallo. Tuttavia, sondaggi recenti mostrano un collasso drammatico del supporto sia al Partito Conservatore che al Partito Laburista. I Conservatori, che hanno vinto con circa il 43% dei voti nelle elezioni generali del 2017, ora sono solo al 24% (stando agli ultimi 10 sondaggi pubblicati). Al contempo, il maggiore partito di opposizione è passato dal 41% al 24%.
La polarizzazione delle opinioni su Brexit ha portato un’ampia parte dell’elettorato a guardare partiti con messaggi più chiari sulla questione. Il neo Brexit Party guidato da Nigel Farage, membro del Parlamento Europeo ed ex leader di UKIP (UK Independence Party) gode del 20% dei consensi.
I sostenitori anti-Brexit hanno deciso invece di orientarsi verso il Partito Liberal-Democratico, l’unico a favore della permanenza all’interno dell’UE. I liberaldemocratici hanno visto il loro sostegno passare da circa l’8% nel 2017 al 18% negli ultimi sondaggi.
Visti i sondaggi divisi praticamente in quattro parti, il prossimo Governo probabilmente dovrà coinvolgere almeno un altro grande partito e potrebbe non essere sufficiente per assicurare una maggioranza per la Brexit.
Stimoli fiscali in arrivo
Mentre la Brexit continuerà a creare divisioni, l’espansione fiscale riceverà un sostegno più generalizzato. Dopo anni di austerity, Johnson quasi certamente terrà fede alle sue promesse della campagna per allentare la politica fiscale.
La spesa pubblica come percentuale del Pil è al minimo dall’anno fiscale 2003/2004. Intanto, il gettito fiscale ha toccato i massimi dal 1985/1986. Sono probabili degli sgravi fiscali e un certo aumento della spesa, ma entrambi richiederanno tempo per avere un impatto significativo sull’economia. Sapremo di più quando sarà nominato un nuovo Cancelliere.

T. Rowe Price (Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario)

Il nuovo Primo Ministro britannico Boris Johnson ha promesso che Brexit avrà luogo entro la deadline del 31 ottobre. Non sarà cosa da poco, visto che Johnson si trova ad affrontare la stessa impasse che ha portato alla caduta di Theresa May: il Parlamento UK ha rigettato l’accordo di recesso che May aveva raggiunto con l’Unione Europea, l’UE ha dichiarato fermamente che non rinegozierà l’accordo e la maggioranza dei membri del Parlamento britannico continuano ad opporsi all’idea di lasciare l’UE senza accordo.
Quali sono i potenziali scenari?
Teoricamente, restano 4 possibili scenari, anche se solo 2 sono realistici:
1. Il Governo UK non riuscirà a far approvare l’accordo al Parlamento e il Regno Unito lascerà l’UE il 31 ottobre senza accordo e con un periodo di transizione per permettere alle aziende e alle persone di prepararsi. Il commercio britannico con l’UE passerà immediatamente sotto il regime delle regole del WTO.
2. Verrà concessa un’ulteriore estensione dell’articolo 50, molto probabilmente portando la deadline al 2020. È probabile che ciò accadrà solo con una ragione specifica per il prolungamento della scadenza: per esempio, per permettere di avere il tempo necessario per organizzare le elezioni generali in UK e/o un nuovo referendum.
3. Contro le aspettative, il Primo Ministro Johnson riuscirà a ottenere alcune concessioni dall’UE e il Parlamento farà passare una forma rivista dell’accordo di recesso.
4. Emergeranno circostanze per cui il Governo UK si convincerà a revocare l’Articolo 50, sospendendo la Brexit a tempo indefinito.
Gli ultimi sviluppi
Dopo aver fallito tre tentativi di far approvare l’accordo di recesso dal Parlamento, Theresa May ha rassegnato le dimissioni dalla carica di leader del Partito Conservatore il 24 maggio, ciò ha innescato un’elezione per il nuovo leader del Partito, con il vincitore che sarebbe diventato automaticamente anche il nuovo Primo Ministro del Regno Unito. Dopo diversi round di votazioni, i parlamentari conservatori hanno scelto Boris Johnson e Jeremy Hunt come i due candidati per il round finale, con circa 160.000 membri del Partito chiamati a votare. Oggi Boris Johnson è stato annunciato vincitore di queste elezioni.
Nel corso della sua campagna elettorale, Boris Johnson ha insistito sul fatto che avrebbe potuto minacciare l’eventualità di un’uscita senza accordo per ottenere un deal migliore per il Regno Unito da parte dell’UE. Tale sviluppo sembra improbabile vista l’insistenza dell’UE nel ribadire che non rinegozierà l’accordo di recesso, una posizione confermata anche dal nuovo Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Se non si riuscirà a raggiungere un nuovo accordo, il Primo Ministro Johnson ha promesso che porterà il Regno Unito fuori dall’UE senza accordo il 31 ottobre. Tuttavia, è probabile che dovrà affrontare una certa opposizione da parte del Parlamento, dove gran parte dei membri – compresi diversi parlamentari conservatori – sono contrari ad un’uscita senza deal. Ci sono una serie di modi in cui i parlamentari potrebbero cercare di evitare una Brexit senza accordo, compresa la modifica della legislazione esistente, il voto di sfiducia al Governo, o le pressioni sul Governo, esprimendo “la volontà del Parlamento” contro un no-deal.
I media hanno indicato che il Primo Ministro Johnson potrebbe cercare di evitare che i parlamentari blocchino il no-deal decidendo di intraprendere l’azione controversa di sospendere il Parlamento nel periodo che va fino al 31 ottobre. In risposta, il Parlamento ha immediatamente approvato una legge che sembra miri ad evitare che il Primo Ministro possa muoversi in tal senso. Ci possiamo aspettare ulteriori battaglie all’interno del Parlamento tra le varie fazioni da qui al 31 ottobre.
Anche se restano possibili 4 scenari, ritengo che solo 2 siano realistici: lasciare l’UE senza accordo il 31 ottobre o ottenere un’ulteriore estensione dell’Articolo 50. Non credo ci siano possibilità concrete che l’UE decida di concordare un nuovo accordo che venga poi votato dal Parlamento. È possibile che gli eventi nel resto del mondo diventino così pressanti che il Parlamento decida di votare per revocare l’Articolo 50, sospendendo la Brexit in modo indefinito – si tratta tuttavia di uno scenario molto improbabile. Alla luce dei commenti di Johnson, ritengo che il risultato più probabile è ora una Brexit senza accordo e al secondo posto l’estensione dell’Articolo 50 per permettere di indire nuove elezioni e/o un nuovo referendum.
Le prospettive per gli asset finanziari
Obbligazionario
I commenti di Boris Johnson durante la campagna per la leadership hanno aumentato le aspettative verso un’uscita senza accordo il 31 ottobre, portando a nervosismi sui mercati. Al tempo stesso, è diffusa l’idea che i fondamentali economici in UK, insieme a gran parte di quelli del resto del mondo, si stanno deteriorando, aumentando le aspettative per un taglio della BoE entro la fine dell’anno. La combinazione di questi sviluppi ha spinto gli investitori verso gli asset safe haven, portando i Titoli di Stato britannici ad un rally nelle ultime settimane. Il periodo di incertezza probabilmente continuerà nel corso dei prossimi mesi, all’avvicinarsi della deadline, estendendo il rally per i Gilts britannici. Se il Regno Unito uscirà senza un accordo il 31 ottobre e ci sarà una disruption immediata per l’offerta di beni, il panico che ne risulterà potrebbe spingere i rendimenti verso il basso. Tuttavia, se la disruption sarà inferiore alle aspettative, i rendimenti potrebbero aumentare notevolmente.
Azionario
I mercati azionari britannici hanno generato rendimenti positivi finora nel 2019, anche se in ritardo rispetto agli altri principali mercati, in termini relativi. Le crescenti aspettative per un taglio dei tassi da parte della BoE e le speranze per un risultato positivo nelle negoziazioni tra Usa e Cina hanno supportato l’azionario negli ultimi mesi, pur con timori crescenti sullo stato di salute dell’economia globale. Dato che l’incertezza persisterà fino alla deadline del 31 ottobre, l’azionario britannico probabilmente resterà calmo rispetto ad altri mercati. La scorsa settimana, l’Office for Budget Responsibility UK ha predetto che una Brexit no-deal porterà a una recessione e a un calo del 5% per il mercato azionario.
Valute
La sterlina ha toccato un minimo pluriennale la scorsa settimana dopo che è sembrato che sia Johnson che Hunt volessero inasprire le loro posizioni su Brexit negli ultimi giorni delle loro campagne per la leadership. L’affermazione di Johnson secondo cui il meccanismo del backstop irlandese debba essere rigettato, una mossa che è stata ampiamente rifiutata da Bruxelles, ha esacerbato i timori di un’uscita “disordinata”, portando a turbolenze per la sterlina. La valuta probabilmente resterà sotto pressione nel corso dei prossimi mesi, all’avvicinarsi della Brexit. Tuttavia, se il Parlamento sembrerà guadagnare terreno nei suoi tentativi di bloccare un’uscita senza accordo, portando a un’estensione dell’Articolo 50, potremmo assistere a un rally per la sterlina.
Conclusioni
Tutti gli occhi saranno puntati sul nuovo Primo Ministro nelle sue prime settimane al Governo, per vedere se seguirà le posizioni dure ribadite in campagna elettorale o se adotterà un approccio più morbido. Non è facile prevedere in che modo si svilupperà la situazione: anche se Johnson è un abile comunicatore, è abbastanza complesso riuscire a capire cosa voglia dire in realtà. In ogni caso, ritengo che sia quasi certo che Johnson non sarà in grado di assicurarsi un accordo migliore su Brexit da parte dell’UE, quindi qualsiasi sviluppo significativo nel corso dei prossimi mesi probabilmente avverrà in seno al Parlamento britannico. I parlamentari che si sono opposti a una Brexit no-deal hanno già iniziato a tentare di bloccare il Primo Ministro Johnson, il che probabilmente porterà a una contromossa ancora più ingegnosa da parte del GovernoJohnson. Questa guerriglia parlamentare si intensificherà all’avvicinarsi del 31 ottobre, aumentando le possibilità che si arrivi a nuove elezioni prima della deadline.


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