Pir, la spada di Damocle del nuovo governo

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Marcello Astorri di Marcello Astorri2 settembre 2019 | 10:09

Tra i tanti dossier spinosi che dovrà affrontare il nuovo governo, c’è anche quello legato ai Piani individuali di risparmio. A due anni e mezzo dal loro lancio, dopo un inizio favorevole, negli ultimi mesi sono stati travolti da un’ondata di deflussi. Come riporta Plus 24, il settimanale del Sole 24 Ore dedicato al risparmio gestito, da inizio 2019 la raccolta è stata negativa per una cifra vicina al mezzo miliardo di euro. A determinare questa situazione è stato una fine del 2018 molto negativa sui mercati, che ha spinto molti a tagliare la corda dai Pir. Ma a dare il colpo di grazia è stata la revisione della normativa introdotta nell’ultima legge di bilancio.

I nuovi Pir, infatti, hanno come vincolo per poter ottenere i benefici fiscali quello di investire il 3,5% del loro patrimonio in venture capital e un altro 3,5% in pmi quotate sull’Aim. Una riforma che puntava a convogliare risorse nell’economia reale, ma che non è piaciuta a molte case d’investimento: tant’è che nessuna società ha ancora lanciato un Pir con la nuova veste normativa. Ancora i tempi non sono maturi per immaginare cosa farà il nascente esecutivo giallo-rosso, ma di certo l’industria sta già chiedendo modifiche per salvare uno strumento che aveva fatto molto bene nella fase iniziale della sua vita.


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