M&G: il prezzo del petrolio può trascinare i rendimenti obbligazionari

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 19 Settembre 2019 | 16:41

A cura del team Wholesale Fixed Income di M&G Investments

La recente impennata dei prezzi del petrolio solleva la questione di quale potrebbe essere l’impatto sull’economia statunitense in caso di ulteriori rialzi duraturi. L’attuale regola empirica è che un aumento di $1/gallone sui prezzi alla pompa colpirà le tasche dei consumatori di circa 116 miliardi di dollari annualizzati. L’ipotesi chiave qui è la parte annualizzata, in quanto sarebbe necessario vedere un aumento sostenuto del prezzo del petrolio perché questo abbia realmente un effetto sulla crescita.

Tuttavia, va anche notato che i risparmi delle famiglie statunitensi sono aumentati negli ultimi 3 mesi e hanno un livello di reddito sufficiente per assorbire gli shock a breve termine della benzina, senza che ciò abbia un impatto su altre aree di consumo. In altre parole, anche se i prezzi del petrolio salissero da questo punto significativamente e in modo sostenibile, l’effetto sulla spesa delle famiglie sarà probabilmente modesto.

In termini di impatto potenziale sui mercati obbligazionari, un ulteriore rialzo del prezzo del petrolio potrebbe infine iniziare a far salire le aspettative di inflazione. Se si considera il rapporto tra il greggio e i rendimenti obbligazionari, gli investitori guardano tradizionalmente alla correlazione tra i livelli di breakeven a 10 anni (il livello medio dell’inflazione attesa nei prossimi 10 anni) e il prezzo del greggio, che tradizionalmente si sono mossi nella stessa direzione.

Se le aspettative d’inflazione dovessero aumentare, i rendimenti obbligazionari le seguiranno probabilmente, in quanto gli investitori chiederanno un premio più elevato per compensare il rischio di inflazione futuro.

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