Consulenza e illiquidi, tra rivoluzione e rischi

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 14 Ottobre 2019 | 11:01

Giusto qualche giorno fa Azimut ha presentato al mercato il primo fondo chiuso di private equity retail al mondo. Una soluzione che, nella sua unicità e in ragione di quello che è lo scenario attuale di mercato, può assumere il rango di potenziale rivoluzione per il mondo della distribuzione e dell’advisory. Viene facile pensare che altri player del settore opteranno per una proposta di questo tipo: laddove le opportunità di rendimento più interessanti sono sempre un’esclusiva di un approccio a lungo termine, “ancorare” forzatamente un apporto a questo orizzonte di investimento può diventare essenziale. Come si sul dire, se Maometto (cliente) non va alla montagna (investimento lungo termine), la montagna va a Maometto.

Sul banco rimane però un tema da non sottovalutare: sarà così facile far digerire alla clientela uno “stravolgimento” della propria filosofia di investimento, tipicamente orientata al medio-breve periodo? E non è un caso se nel corso dell’ultimo convegno annuale Assoreti, proprio il presidente Paolo Molsini, ripreso da un articolo di Gianfranco Ursino su Plus 24,  si sia espresso su questa tematica, sottolineando anche i potenziali rischi che il sistema potrebbe correre nell’indirizzare il risparmio degli italiani  verso il sostegno dell’economia reale: “Reti e consulenti devono aiutare i clienti ad allungare l’orizzonte temporale da 3 anni e mezzo, alla media di 7-8 anni del Nord Europa. E’ una strada obbligata, ma occorre stare attenti a preservare la fiducia dei clienti. L’investimento nei fondi alternativi e in generale nelle forme finanziarie studiate per agevolare l’afflusso del risparmio alle piccole imprese, deve essere veicolato attraverso un servizio personalizzato e di elevato livello consulenziale”.

Insomma, servirà responsabilità, come sempre. Ma la strada sembra essere quella, salvo sorprese. E voi, cari lettori, cosa ne pensate? Sarà davvero rivoluzione? E se sì, ci sono più opportunità o rischi per i clienti? Scriveteci la vostra opinione nei commenti.

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