Degroof Petercam AM, portafogli attrezzati contro il climate change

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I rischi dei cambiamenti climatici nelle politiche di gestione della nota casa di asset management

Francesca Vercesi di Francesca Vercesi28 ottobre 2019 | 10:45

Il cambiamento climatico è un rischio sistemico che deve essere integrato nella gestione di portafoglio come parte del dovere fiduciario nei confronti degli investitori. La situazione ambientale, da tutti i punti di vista (aria, oceani e coste, acqua dolce, biodiversità, terra e suolo) è in crisi. Ma non è troppo tardi. E’ cominciata così la tappa milanese del tour europeo dei gestori di Degroof Petercam AM (asset manager attivo e indipendente che ha le sue origini nel 1871) è incentrato sul tema della sostenibilità e, in particolare, sull’impatto del cambiamento climatico sul settore agro-alimentare. Il gestore ha quasi vent’anni di esperienza nel settore, conta su 37 miliardi di euro di masse in gestione a livello globale, di cui più di 6 investiti in strategie Esg. «Siamo manager attivi convinti, da sempre attenti alla sostenibilità di cui abbiamo un modello proprietario e facciamo molta ricerca», sintetizza Alexander Roose, head of international and sustainable equity di Degroof Petercam AM, gestore del fondo DPAM Equities Sustainable Food Trends ed esperto del settore agroalimentare, presente a un incontro con i giornalisti.

Climate change e biodiversità. «In alcuni settori ci sono molte innovazioni come nell’agricoltura di precisione e nei prodotti biologici agricoli (un’industria da 3 miliardi di euro)», spiega Roose. Continua: «il primo si basa sull’uso dei big data e sull’osservazione delle condizioni agricole per ottimizzare la produzione, e allo stesso tempo preservare le risorse. Il secondo abbraccia una gamma di prodotti composti da microrganismi, estratti vegetali o altri materiali organici e offre un’alternativa verde ai pesticidi convenzionali». Biodiversità e cambiamento climatico, in altre parole, sono fortemente interconnessi. Per chiarire la questione, è bene focalizzarsi su alcuni concetti: i sistemi di approvvigionamento alimentare contribuiscono fino al 25% delle emissioni di gas serra, di cui il 90% è a livello delle fattorie e degli allevamenti. Gli animali producono il 14% delle emissioni di gas serra, più dell’industria dei trasporti, e il 70-80% di tutta la superficie agricola è utilizzata per i pascoli e le colture per l’alimentazione animale. Conclude: «notiamo che il settore agroalimentare si sta allontanando sempre più dalla produzione convenzionale di carne a favore di alternative più ecocompatibili. In generale, si possono individuare tre tendenze principali: un consumo di carne più limitato, il passaggio alla sostituzione della carne con alternative vegetali e il progresso di sostituti della carne a base cellulare». Le innovazioni, comunque, devono andare a braccetto con la profittabilità. Il tentativo, in altre parole, di convincere gli allevatori a usare un prodotto più efficiente e meno inquinante può portare a un vantaggio economico. Lo stesso dicasi per i servizi finanziari. «Pensiamo e speriamo che gli investimenti sostenibili siano una tendenza strutturale destinata a durare. Di certo fanno bene al portafoglio», precisa Tomás Murillo, head of international sales e membro comitato di gestione di DPAM. «Per questo continuiamo a investire in risorse e ricerca».

I numeri in Italia. I total financial asset sul mercato italiano sono pari a circa 1,2 miliardi di euro e si parla di 900 milioni di masse in gestione a marchio DPAM. Il 45% è allocato in strategie sostenibili, pari a 495 milioni di euro di quei 6 miliardi di aum che la società ha nel comparto. «Il mercato italiano è importante per il gruppo e l’attenzione per le strategie sostenibili continua ad aumentare. Noi siamo orgogliosi di esibire un alto grado di riconoscimento da parte delle più importanti agenzie di rating che valutano gli strumenti di investimento», dice Alessandro Fonzi, country head Italy e deputy head Institutional Sales International di DPAM. Le Sicav registrate in Italia sono due: DPAM Invest B e DPAM L. In Italia sono autorizzati otto fondi SRI di cui 4 azionari, 3 obbligazionari, 1 bilanciato conservativo.

I passivi di Degroof Petercam AM. L’asset manager conta nella sua offerta anche tre fondi passivi, sempre in ambito sostenibilità: DPAM Equities L US SRI MSCI Index, DPAM Equities L World SRI MSCI Index, DPAM Equities L Emu SRI MSCI Index. Non sono disponibili alla clientela retail italiana ma lo sono già per quella istituzionale.


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