Investimenti, ecco perchè le sri funzionano ma non ancora abbastanza

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Avatar di Redazione13 novembre 2019 | 11:49

State Street Global Advisors, divisione per l’asset management di State Street Corporation, ha pubblicato oggi una nuova e importante ricerca che evidenzia i principali fattori che trainano o frenano l’adozione dei principi ESG (ambientali, sociali e di governance) emersi da un sondaggio che ha coinvolto 300 investitori istituzionali a livello globale.

Tra i principali fattori che trainano l’adozione degli ESG troviamo la necessità di rispettare gli obblighi fiduciari e le normative, seguita dalla gestione dei rischi ESG nel portafoglio. I principali fattori che ne frenano invece l’adozione includono la mancanza di dati affidabili e coerenti in ambito ESG, seguita da questioni legate a risorse o costi associati a integrazione interna, infrastrutture, creazione della conoscenza e mancanza di talenti ESG a disposizione per gestire l’integrazione.

I principali fattori trainanti per l’adozione dei criteri ESG: Obblighi fiduciari, regolamentazione e mitigazione dei rischi

Dalla ricerca emerge che i fattori chiave per le istituzioni finanziarie sono rappresentati congiuntamente da obblighi fiduciari e dallo sviluppo del contesto normativo; rispettivamente citati dal 46% degli intervistati.

“Il fatto che gli obblighi fiduciari siano stati largamente citati rappresenta uno sviluppo significativo, poiché in precedenza molti investitori faticavano a stabilire se l’adozione dei criteri ESG fosse contraria ai loro obiettivi fiduciari o meno”, ha dichiarato Rakhi Kumar, Head of ESG Investments and Asset Stewardship di State Street Global Advisors. “Insieme alla regolamentazione, questo è ora uno dei principali fattori chiave per l’implementazione di fattori ESG”.

Per coloro che hanno indicato gli obblighi fiduciari come elemento di primaria importanza, i successivi e più importanti fattori trainanti dell’adozione dei criteri ESG sono i requisiti di responsabilità etica e sociale per conto dei loro clienti e il desiderio di mitigare i rischi legati ai fattori ESG – entrambi al 40%.

Esistono differenze regionali per quanto riguarda i principali driver dell’adozione dei criteri ESG. Gli obblighi fiduciari, citati dal 59% degli intervistati, sono maggiormente sentiti in Nord America rispetto all’area EMEA e Asia-Pacifico, mentre la principale preoccupazione nella regione è di stare al passo con gli standard di mercato (48%).

Nell’aera EMEA, i cambiamenti normativi sono stati indicati come il principale fattore a favore dell’adozione, seguito subito dopo dal desiderio di mitigare i rischi ESG e reputazionali, rispettivamente al 52%, 45% e 39%.

“I risultati della ricerca confermano quello che i nostri clienti ci comunicano”, ha dichiarato Carlo Funk, EMEA Head of ESG Investment Strategy. “Il contesto normativo sta chiaramente spingendo gli investitori istituzionali verso un cambiamento radicale delle pratiche ESG. Nel corso dell’ultimo anno la maggior parte dei nostri clienti ha esplorato diverse soluzioni per i carbon profile e i rischi legati al cambiamento climatico presenti all’interno dei loro portafogli”.

Al contempo, i principali driver per gli investitori dell’Asia-Pacifico sono la mitigazione dei rischi ESG, citata al 47%, il rischio fiduciario, al 38%, e la pressione da parte dei beneficiari, al 37%.

In tutte le regioni, la sovraperformance è considerata un fattore di adozione dei criteri ESG meno significativo rispetto alla mitigazione del rischio.

I principali fattori che frenano l’adozione dei criteri ESG: data challenge, risorse e competenze

Una serie di fattori significativi continuano a frenare l’adozione dei criteri ESG. L’inaffidabilità e l’incoerenza dei dati in ambito ESG è stato citato dal 44% degli intervistati come il principale deterrente, evidenziando come le sfide poste dalla qualità dei dati siano una preoccupazione primaria.

L’importanza attribuita a ciascun fattore varia a seconda del tipo di istituzione. È molto più probabile che i fondi pensione citino la disponibilità di dati ESG affidabili come una preoccupazione principale (47%).

Invece, un’ampia percentuale di fondi sovrani (69%) considera i costi delle risorse interne come un deterrente, fattore che indica opportunità di partnership tra fondi sovrani e asset manager al fine di lavorare congiuntamente alla pianificazione dell’adozione di criteri ESG.

I primi tre fattori trainanti sono fortemente in linea con il secondo fattore frenante, quello dei vincoli delle risorse interne e i costi che per il 43% degli intervistati rappresenta uno degli elementi significativi più limitanti per l’implementazione dei criteri ESG, seguito a stretto giro dalla mancanza di esperienza (40%).

Data la crescente importanza dei criteri ESG come componente significativamente rilevante all’interno di un portafoglio, il 95% degli intervistati ha ribadito la propria intenzione di assumere un maggior numero di specialisti del settore nei prossimi tre anni. Il restante 5% intende invece incoraggiare il personale a incrementare le proprie conoscenze in materia ESG.


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