Lemanik: cresce l’appetito per il rischio tra gli investitori

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di Redazione 16 Gennaio 2020 | 11:33

“L’allentamento delle tensioni commerciali fra Usa e Cina e la solida maggioranza di Boris Johnson per Brexit, tengono alto l’appetito per il rischio degli investitori. La bassa volatilità spinge gli azionari a nuovi massimi, con gli spread corporate che stringono a nuovi minimi, nonostante un primario record. La contenuta correzione dei governativi testimonia però che non è il momento di abbassare la guardia. È l’analisi di Alessandro Cameroni, gestore del fondo Lemanik Global Bond.

Il sostegno del quantitative easing, maggiormente orientato ai corporate, il consolidamento della prospettiva di tassi a lungo bassi e rendimenti negativi su tanti asset europei mantengono un ambiente favorevole per il credito, in particolare per high beta come i subordinati finanziari e gli ibridi industriali. Con i mercati in riposizionamento su duration più lunghe e maggiori livelli di beta, l’intenso primario viene facilmente assorbito. Molto bene i finanziari italiani, nonostante le incertezze politiche, altalenanti ma positivi le obbligazioni inglesi, soprattutto dopo le elezioni. A livello fondamentale vengono meno i timori recessivi di fine estate, con il manifatturiero che non intacca i sempre forti servizi, ma il credito sembra assumerne consapevolezza solo sul finire dell’anno. In questo contesto rimane fondamentale il supporto delle banche centrali alla trasmissione monetaria, col sostanzioso pacchetto Bce in dispiegamento e le attenzioni Fed sul mercato dei rifinanziamenti a breve.

I principali rischi di mercato sono legati a una re-escalation delle tensioni commerciali, con conseguente riemersione di timori recessivi, considerate le incertezze sul ciclo che ci accompagnano ormai da un po’ di tempo. Alquanto probabile, anzi, che le banche centrali abbandonino l’accomodamento sincronizzato in atto, mentre una ripresa inflattiva non appare all’orizzonte.

“In questo contesto, l’impostazione del portafoglio Lemanik Global Bond ha sfruttato nell’ultimo trimestre del 2019 la spinta indiretta del Qe sugli high beta di qualità”, conclude Cameroni. “Costruttivo il posizionamento su ibridi industriali e subordinati finanziari, con entrambi i comparti che presentano curve inclinate ed opportunità legate a caratteristiche tecniche specifiche sulle singole emissioni. Buoni anche gli spazi di performance sui subordinati finanziari legacy, cioè titoli con caratteristiche non allineate ai nuovi regolamenti, contenuta invece l’esposizione a ciclici e high yield, più esposti alle fragilità del ciclo. Prudente l’esposizione alla duration, intorno ai tre anni”.

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