Investimenti 2020, le 5 domande da porsi per T. Rowe Price

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Avatar di Redazione 20 Gennaio 2020 | 15:25

T. Rowe Price, asset manager indipendente con AuM pari a USD 1.210 miliardi, parte dell’Indice S&P 500 Dividend Aristocrats, individua nell’importanza di un approccio autenticamente attivo e tempestivo alla gestione degli investimenti la chiave per trasformare in opportunità le sfide poste dai cambiamenti che si prospettano nel nuovo decennio.

“Thomas Rowe Price Junior, il nostro fondatore, ha sempre sostenuto che il cambiamento è l’unica certezza per gli investitori. Si tratta di un “mantra” che non ha mai smesso di ispirarci negli oltre ottant’anni della nostra storia e che oggi più che mai ci guida nell’impegno ad offrire ai nostri investitori risultati costanti nel tempo anche in presenza di un contesto di nuove normalità, in cui gli effetti dell’ondata di liquidità senza precedenti dello scorso decennio sono ormai alle spalle”, ha sottolineato Donato Savatteri, head of southern Europe.

Dopo un 2019 che ha visto un ulteriore rafforzamento della presenza in Italia di T. Rowe Price in Italia, premiata per la qualità e la continuità della sua gestione, la società si appresta ad affrontare anche il 2020 con fiducia.

A questo proposito Yoram Lustig, head of multi-asset, EMEA, incontrando i media a Milano, ha ribadito che: “Il futuro appartiene ai gestori attivi più competenti. La gestione strategica di qualità sarà non solo più rilevante, ma anche più efficace quest’anno e negli anni a venire, in quanto gli investitori dovranno trovare valore in un contesto di rendimenti moderati, diversificare il rischio azionario e prepararsi alla recessione che prima o poi arriverà”.

Per far luce sul 2020, Lustig ha illustrato cinque risposte alle cinque domande chiave che gli investitori dovrebbero porsi agli esordi del nuovo decennio. A partire dal quesito sulla fine del ciclo, che continua a disattendere le aspettative.

“L’attuale fase espansiva è la più lunga della storia, ma i cicli maturi non muoiono di vecchiaia. Siamo di fronte a un rallentamento economico, piuttosto che una crisi. Il ciclo potrebbe continuare per altri 12 o 14 mesi, o anche più a lungo: non abbiamo ancora identificato chiari segnali di una recessione imminente”, ha osservato Lustig, spiegando che nonostante questa incognita è fondamentale continuare investire, per non perdersi una potenziale ultima gamba rialzista sull’azionario, pur mantenendo un’esposizione agli investimenti difensivi e favorendo quelli che offrono crescita e potenziale di rendimento, perché saranno attraenti in un contesto di bassa crescita e bassi rendimenti.

Passando alla seconda domanda, è lecito chiedersi: i mercati hanno fatto il passo più lungo della gamba dopo il +27% messo a segno dall’azionario nel 2019? Per rispondere a questo secondo quesito, Lustig si è focalizzato sulla disruption: “Viviamo in un mondo a bassa crescita e ad elevata disruption. Ed è proprio questo fattore, attivato essenzialmente dalla tecnologia, che ha sbloccato la capacity in moltissime industrie. Di fronte a questa ondata di innovazione, è cruciale focalizzarsi sulle storie di successo idiosincratiche, vale a dire individuare i vincitori di domani, coloro destinati a cavalcare la disruption e non a soccombervi”. Le società in possesso di tecnologie disruptive creano opportunità in un contesto di bassa crescita. Ad esempio, basta pensare che tra il 2011 e il 2018 Netflix e Amazon hanno messo a segno una crescita dei ricavi rispettivamente del 393% e 384%, contro una crescita del 19% dei titoli del segmento media inclusi nell’S&P 5003. “Ecco perché acquistare un indice comporta dei rischi in un mondo a bassa crescita e ad elevata disruption”, ha sottolineato Lustig.

L’esperto ha inoltre spiegato che gli investitori dovranno affrontare questa ‘nuova normalità’ anche sui mercati obbligazionari, rispondendo così a una terza domanda sull’outlook per i bond: “Dobbiamo ricordare che i rendimenti negativi non sono la nuova normalità: sono anormali. Con le banche centrali che sono tornate alle politiche accomodanti, la bassa crescita e l’inflazione che resta contenuta, i rendimenti potrebbero scendere ulteriormente. Ma non è detto che non tornino invece a salire di fronte a miglioramenti delle tensioni geopolitiche. A causa di questa incertezza, la funzione dei bond ad alta qualità in portafoglio resterà di cruciale importanza, anche se la sicurezza è diventata costosa. Non possiamo più fare affidamento sui Titoli di Stato, Bund e BTP inclusi, come in passato”.

E a proposito di questioni geopolitiche, oggetto della quarta domanda, sono molti i fronti aperti, dalla guerra commerciale USA-Cina, alle tensioni in Medio Oriente, da Brexit, alla diffusione generalizzata del populismo. Nell’anno delle elezioni presidenziali USA, vale la pena concentrarsi su ciò che potrebbe andare male in caso di deterioramento della situazione. Per Lustig, in termini di investimenti ciò si traduce con il tenere in considerazione “i mercati che hanno sofferto a causa della trade war e che possono beneficiare della risoluzione, come l’azionario giapponese ed emergente, così come l’azionario europeo, che potrebbe registrare un rally una volta che verranno meno diverse incertezze politiche legate a Brexit.

Infine, anche i titoli azionari legati alle risorse naturali potrebbero dare soddisfazioni, con le tensioni con l’Iran che potrebbero far balzare i prezzi del petrolio”. In conclusione, tutte queste considerazioni portano ad un ultimo grande quesito: perché è più importante che mai essere investitori attivi e rapidi? “Essenzialmente perché i cambiamenti secolari a cui stiamo assistendo creano una maggiore dispersione a livello di rendimenti, che necessita di decisioni attive nella selezione degli asset”, ha osservato Lustig.

 

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