Green bond nel cassetto, e tu li hai?

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Avatar di Redazione23 gennaio 2020 | 15:56

A cura di James Hay, Investment Associate, e Pietro Sette, Research Analyst, MainStreet Partners

 

Nel 2019 i Green Bond hanno vissuto un anno eccezionale, con emissioni che hanno registrato il massimo ammontare di tutti i tempi, pari a poco più di 250 miliardi di dollari, segnando così un aumento del 50% rispetto al 2018. A questo ritmo, nel 2020 si potrebbe superare la soglia di 350 miliardi di dollari, il che poterebbe le emissioni Green a rappresentare il 5% delle obbligazioni globali.

La più grande emissione nel 2019 è stata il Green Bond da 6 miliardi di euro dei Paesi Bassi, volto a supportare diverse tipologie di progetti, tra cui anche soluzioni mirate a minimizzare gli effetti del cambiamento climatico, come barriere di protezione da esondazioni ed alluvioni fuori dalla norma. Un’altra emissione Green da segnalare è quella da circa 3 miliardi di dollari proposta da Noor Energy che, ad oggi, rappresenta la più grande mai emessa in un Paese nell’area del Medio Oriente. Questo evento assume particolare importanza data la scarsa attenzione verso la finanza sostenibile della regione, a fronte di un grande potenziale, sia in termini di mezzi finanziari che di risorse naturali (come la persistente radiazione solare caratteristica della regione).

La maggior emissione di Green bond del 2019 da parte di una società pubblica è stata lanciata da E.ON, per un corrispettivo di 1.5 miliardi di euro. La società investirà in contatori smart e progetti di energia rinnovabile che contribuiranno al raggiungimento del target del 40% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili, fissato per il 2020.

Dall’avvio del mercato dei Green Bond ad oggi, le banche di sviluppo, le società finanziarie e quelle non-finanziarie hanno emesso ciascuno circa 150 miliardi di dollari di obbligazioni. I governi sono leggermente indietro, con emissioni pari a 50 miliardi di dollari. Tuttavia, nel 2019 il loro interesse verso questo strumento è cresciuto considerevolmente: un esempio significativo è il Cile, che ha emesso tre Green Bond sovrani per un totale di circa 3 miliardi di dollari.

Forse non sorprende notare che la BEI (Banca Europea per gli Investimenti) è ad oggi il più grande emittente europeo di debito Green, con 33 miliardi di dollari destinati a progetti legati al clima. Una decisione molto importante presa lo scorso novembre, sancirà la fine, a partire al 2022, dei finanziamenti della banca ad attività legate ai carburanti fossili. Le aspettative sono che, entro il 2025, la BEI dedichi metà dei suoi investimenti totali a progetti legati al clima.

Quali novità? I Transition e i Sustainability-linked bond

Green Bond sono nati come strumento per raccogliere capitali a favore di specifiche attività pro-clima, tuttavia escludono il finanziamento di attività volte a ridurre l’impronta ambientale di business inquinanti. Per sopperire a questa mancanza, i Transition bond finanziano progetti volti a ridurre l’impatto ambientale della compagnia che ha emesso l’obbligazione. Entrambe le tipologie di strumenti, richiedono all’emittente di assegnare i fondi reperiti sul mercato a specifici progetti e di pubblicare una documentazione che delinei in maniera trasparente il relativo utilizzo. A completamento del quadro, sono nati i Sustainability-linked bond che non presentano specifiche clausole di utilizzo dei capitali ma si pongono chiari target sociali e/o ambientali, al raggiungimento dei quali è legato il costo del finanziamento.

A proposito di Transition bond, un caso particolare da analizzare è quello di Teekay Shuttle Tankers, detentore della più grande flotta di trasporto marittimo di petrolio e la cui obbligazione è andata under-subscribed in un mercato dove solitamente la domanda eccede l’offerta di almeno due volte. Le critiche si sono fatte sentire in quanto i capitali avrebbero ridotto le emissioni di gas serra dell’azienda, ma anche permesso ad attività altamente inquinanti di continuare ad avere un impatto negativo sull’ambiente. Il Sustainability-linked bond che vale la pena menzionare più di ogni altro è quello emesso nel settembre 2019 da Enel, per un controvalore di 1,5 miliardi di dollari. Il livello di innovazione e di dedizione ai fattori ambientali, sociali e di governance è stato riconosciuto dall’International Financing Review (IFR), che ha premiato la società come ESG Issuer of the Year ed ha anche assegnato un premio specifico alla loro obbligazione (Yankee Bond of the Year).

Grazie a questa emissione, Enel sigla l’inizio di una nuova generazione di obbligazioni, in quanto ha collegato per la prima volta performance ambientale e finanziaria. Più precisamente, Enel si è impegnata ad aumentare il tasso di interesse dell’obbligazione di 25 punti base nel caso in cui non riuscisse a raggiungere i propri obiettivi di generazione di energia rinnovabile del 55% entro il 2021. Inoltre, al fine di trasmettere ulteriore fiducia negli investitori, ha aggiornato i propri target di riduzione delle emissioni di CO2 al 70% entro il 2030.

Occhi puntati sulla regolamentazione europea

Come hanno dimostrato i Paesi Bassi con la loro emissione da 6 miliardi di euro, alcuni dei progetti di lotta al cambiamento climatico potrebbero essere finanziati da obbligazioni sovrane Green. La maggior parte dei governi che lo sta già facendo si trova in Europa. Il continente vedrà la sua leadership crescere nel 2020 con la messa in atto del Green New Deal e della tassonomia europea sugli investimenti sostenibili.

La versione finale della tassonomia che definisce le attività green è stata pubblicata dalla Commissione Europea a giugno 2019 e da allora è stata sottoposta ad una consultazione pubblica e all’approvazione del Parlamento. L’obiettivo che si pone è enorme: affrontare la mancanza di una definizione generalmente accettata di investimento sostenibile, attraverso un compendio che definisce le attività di business sostenibili. Come già anticipato, non va dimenticato che i Green Bond Principles hanno fornito, in prima istanza, la trasparenza necessaria a stimolare la domanda degli investitori. Tuttavia, questi principi non forniscono alcuna definizione granulare su quali siano le attività “Green“, cosa che l’UE sta invece attuando. Ne consegue che la tassonomia europea si baserà sull’approccio di successo dei Green Bond Principles, ma ne sarà indipendente. Il che potrebbe causare divergenze e confondere gli investitori.

Una parte importante del Sustainable Action Plan proposto dalla Commissione Europea, insieme alla tassonomia Green, è la recente pubblicazione degli standard per i cosiddetti “climate benchmarks”. Questi standard prevedono due tipi di indici a livello europeo: il Paris-aligned benchmark (PAB) e il Climate Transition benchmark (CTB), che richiedono rispettivamente una decarbonizzazione del 50% e del 30%, relativamente all’universo d’investimento sottostante o all’indice di riferimento. I fondi d’investimento sostenibili dovranno quindi rapportare la loro impronta ambientale con il PAB o il CTB, evidenziando quindi la performance ambientale del fondo.


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