Coronavirus, aumenta l’avversione al rischio

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Avatar di Redazione 24 Gennaio 2020 | 11:48

A cura di Maarten-Jan Bakkum, Senior Emerging Markets Strategist di NN Investment Partners

 

L’insorgenza di un coronavirus in Cina in concomitanza delle vacanze del Capodanno lunare del Paese potrebbe frenare la propensione al rischio degli investitori, in particolare sui mercati cinesi.

Nei giorni scorsi, gli asset rischiosi hanno avvertito una certa pressione a causa dell’epidemia del coronavirus nella città cinese di Wuhan. L’entità della correzione in Cina è stata probabilmente amplificata dall’avvicinarsi del prossimo Capodanno cinese, che terrà chiusi i mercati locali per più di una settimana. La festività dà agli investitori un motivo per essere più avversi al rischio nel breve periodo, in quanto non saranno in grado di agire su eventuali sviluppi negativi a partire da venerdì.

Le autorità cinesi sono più proattive e il sistema sanitario pubblico del paese ha più esperienza rispetto a quando si è verificata l’epidemia di SARS del 2003, che ha infettato più di 8.000 persone in tutto il mondo e ha causato più di 700 morti. Non ci sono state smentite o sforzi coordinati per nascondere il problema attuale: sia il presidente Xi Jinping che il premier Li Keqiang si sono rivolti al popolo cinese attraverso la televisione, dando avvertimenti e istruzioni per prevenire la diffusione del virus. Sono state adottate misure per ridurre al minimo il traffico da e verso Wuhan. Nel 2003, il traffico passeggeri delle compagnie aeree cinesi è diminuito di oltre il 40% nel 2003 e l’epidemia aveva ridotto il tasso di crescita del PIL cinese di 1-2 punti percentuali in quell’anno. È però chiaro che la tempistica di questa epidemia rende la situazione particolarmente delicata, in quanto il vasto movimento di persone durante il periodo del Capodanno cinese aumenta il rischio che il virus si diffonda in altre città della Cina e oltreoceano.

Per quanto riguarda i potenziali danni all’economia, possiamo dire che se si dovesse sviluppare una grave crisi, essa avrebbe probabilmente un impatto sostanziale sulla crescita. Negli ultimi anni, l’economia cinese è stata in difficoltà a causa dell’incertezza del commercio globale e per sforzi del governo centrale per ridurre il debito. Solo di recente abbiamo visto migliorare un po’ i dati, un indizio del fatto che la crescita si stesse stabilizzando. Le speranze di una ripresa sostenibile sono aumentate dopo l’accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Uno shock simile a quello provocato dalla SARS arriverebbe in un momento sfortunato, con livelli di fiducia generale ancora bassi. Allo stesso tempo, se l’epidemia dovesse peggiorare in modo significativo, le autorità probabilmente non esiterebbero ad entrare in un nuovo e più aggressivo ciclo di stimoli politici e metterebbero da parte la loro attenzione alla riduzione del debito e ai rischi per il sistema finanziario. In tale scenario, la crescita del credito cinese aumenterebbe probabilmente in modo sostanziale, creando nuovi rischi al rialzo per gli investimenti fissi cinesi e per la crescita delle esportazioni dei mercati emergenti.

Mentre è bene considerare diversi scenari e fare paragoni con le precedenti epidemie di malattie virali, è troppo presto per trarre conclusioni. Un chiaro elemento positivo è l’atteggiamento proattivo delle autorità cinesi. Un aspetto negativo è la tempistica dell’epidemia, poco prima delle vacanze di Capodanno, aumentando il rischio di una rapida diffusione del virus. Riconosciamo quindi il nuovo rischio dell’epidemia del virus Wuhan per la crescita della Cina e dei mercati emergenti, ma riteniamo che sia troppo presto per intervenire.

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