Asset allocation, l’obbligazionario ai tempi del coronavirus

A
A
A
Avatar di Redazione 4 Marzo 2020 | 11:54

A cura di Peter De Coensel, CIO Fixed Income di DPAM

La paura di COVID 19 ha spinto le valutazioni dei titoli a livelli che presuppongono una profonda recessione globale. Non siamo d’accordo.

Riteniamo essenzialmente che le banche centrali dovrebbero astenersi dal prendere l’iniziativa – evitando ad esempio una Fed che tagli 4 volte i tassi di interesse – in quanto un simile atteggiamento potrebbe infondere ulteriore paura e instabilità ai mercati finanziari. Una risposta monetaria di sostegno accanto a una risposta fiscale responsabile e credibile è auspicabile, come mezzo per sostenere le iniziative di investimento pubblico e privato. Il coronavirus dovrebbe servire da catalizzatore per un maggiore stimolo fiscale.

Rimaniamo flessibili e concentrati sulla robustezza del portafoglio e su una diversificazione intelligente:

  • titoli di Stato denominati in euro sono stati colpiti da una significativa corsa verso attivi di qualità, che ha determinato rendimenti di base molto più bassi e curve sostanzialmente più piatte dall’inizio di febbraio 2019. Gli spread delle obbligazioni sovrane hanno subito una battuta d’arresto a causa dei timori legati al possibile impatto di una pandemia di Covid19 sulla crescita globale e anche a causa della mancanza di volontà/capacità dei mercati di immagazzinare il rischio durante il più rapido sell-off azionario mai registrato. In questo periodo abbiamo diminuito gradualmente la sottoesposizione alla duration del portafoglio. I nostri modelli di valutazione (basati sulle aspettative del mercato) continuano a indicare che i tassi core,oltre ad essere costosi sono anche acquistati in eccesso. Di conseguenza, continueremo a sottopesare (anche se in misura minore) la duration in futuro.
  • I mercati europei e statunitensi ad alto rendimento (HY) sono stati colpiti la scorsa settimana da flussi di vendita. Entrambi i mercati presentano performance negative dall’inizio dell’anno: il mercato europeo dell’alto rendimento ha perso il 2,08% mentre quello statunitense l’1,38%. L’indice europeo HY è allo stesso livello del febbraio 2019 e quello americano si avvicina al livello d’inizio del 2019. I settori dei viaggi e automobilistico hanno risentito più di altri di questa avversione al rischio. All’attuale livello di spread, l’alto rendimento europeo sta scontando un tasso di insolvenza del 29%, con un tasso di recupero del 40% per i prossimi cinque anni. Questo livello corrisponde al prezzo di mercato all’interno di uno scenario come quello della recessione del 2000-2001.
  • Obbligazioni nominali globali e legate all’inflazione: a medio-lungo termine, vediamo una convergenza dei mercati a tasso più alto (Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito) verso i mercati a tasso più basso (Mitteleuropa, Giappone). Quest’avvicinamento sarà probabilmente più marcato nei mercati a più basso rischio. Di conseguenza, puntiamo più su questi mercati che su quelli dell’Europa centrale o giapponesi. A breve termine, vediamo il potenziale di una politica fiscale supplementare (associata a un continuo sforzo monetario) per stimolare la crescita e l’inflazione. L’impatto di COVID-19 aumenterà probabilmente l’entità di questo stimolo fiscale e lo anticiperà nel tempo. Quindi, una volta che il virus si sarà placato, possiamo aspettarci una ripresa dei tassi, sapendo che nel lungo termine i tassi rimarranno moderati.

Il timido aumento delle aspettative di inflazione degli ultimi 6 mesi è stato riportato ai livelli bassi registrati a metà del 2019. A questi livelli interessanti, gli investitori hanno un’altra possibilità di aumentare il peso in portafoglio delle obbligazioni legate all’inflazione. Lo scenario di rischio principale al momento è che COVID-19 non costituisca più solo un problema a breve termine, ma spinga l’economia globale verso una vera e propria recessione (che comporterebbe la distruzione del credito e dell’occupazione). Ciò ridurrebbe ulteriormente i tassi.

  • Settore dei bond governativi dei mercati emergenti (in valuta locale): l’aumento dell’avversione al rischio nel mese di febbraio è stato piuttosto forte soprattutto all’interno dei bond in valuta locale. Riconosciamo che alcune valute siano chiaramente state eccessivamente scambiate, da un punto di vista tecnico. Tuttavia, potrebbe essere troppo presto per comprare al ribasso, dato che il virus si sta ancora diffondendo in Europa e negli Stati Uniti. Per ora, manteniamo la nostra posizione difensiva e aspetteremo una maggiore chiarezza sulle condizioni di domanda e offerta prima di aggiungere un po’ di rischio.
  • Grazie alla nostra strategia obbligazionaria globale “Unconstrained”, senza vincoli, siamo stati in grado di mantenere il nostro profilo di moderata duration intorno ai 5 anni. La nostra protezione del credito a lungo termine (Itraxx Crossover e US CDX HY) acquistata all’inizio di gennaio e febbraio ha attenuato lo shock di fine febbraio. La forza dell’euro rispetto alle valute dei paesi sviluppati e di quelli emergenti e la rivisitazione dei tassi di break-even ai livelli dell’estate 2019, ci hanno riportato al punto di partenza. Con la regionalizzazione che si sostituisce alla globalizzazione, le nostre convinzioni a lungo termine rimangono intatte e richiedono aspettative di inflazione più elevate. Il valore è più elevato nei titoli di Stato di alta qualità australiani, neozelandesi, canadesi e svedesi, nonché in una selezione di titoli di Stato emergenti ricchi di carry. Risulta di primaria importanza la nostra selezione nel credito finanziario e non finanziario.

Per concludere, ripetiamo che la paura – tradotta come avversione al rischio all’interno dei mercati finanziari – è stata un fattore determinante per i principali mercati dei titoli di Stato. Non vogliamo mantenere tale condizione nelle previsioni del prossimo ciclo, in quanto le banche centrali dovrebbero arretrare e restituire ai mercati finanziari la valutazione dei premi al rischio. I mercati si evolvono con la prospettiva che la correlazione tra titoli di Stato e azioni rimanga profondamente negativa. Qualsiasi correzione nel capitale azionario si traduce in livelli di prezzo più elevati/tassi più bassi nelle obbligazioni core. Quest’ultimo episodio potrebbe averci portato un passo avanti verso la fine dell’era della correlazione negativa. Per entrare in una nuova era in cui gli episodi di correlazione positiva compaiono più spesso la cultura della paura dovrà essere spezzata.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

Non è possibile commentare.

ARTICOLI CORRELATI

Asset allocation, integrare il rischio per resistere al Coronavirus

Asset allocation: azioni, ecco su quali settori puntare

Asset allocation: qualche spunto per chiudere l’anno

Asset allocation, l’approccio quantitativo ai fondi di private equity

Asset allocation: cds, l’arma giusta contro mr. Hide

Consulenti, ecco i consigli sul portafoglio per i prossimi 5 anni

Asset allocation, le ragioni del Merger Arbitrage

Asset allocation, il momento d’Oro

Asset allocation, un portafoglio bilanciato per i mercati turbolenti

Asset allocation, l’oro per diversificare

Asset allocation, meglio essere codardi

Asset allocation, guadagnare giocando in difesa

Asset allocation: dopo il rally è tempo di protezione

Pictet AM: “La Fed? Una presenza che si fa sentire nell’asset allocation”

Asset allocation: le mosse estive sui bond

Syz Am, l’asset allocation è un rebus

Asset allocation: ecco perché sono meglio gli assicurativi dei bancari

Asset allocation: opportunità infrastrutture

Fondi: l’investimento (non fa) acqua

Asset allocation: caccia alle migliori occasioni

Asset allocation: puntare sulla crescita di qualità

Asset allocation: nel 2019 occasione commodity

Asset allocation, portafoglio a prova di ribassi

Consulenti, rischi e opportunità per un 2019 dal portafoglio perfetto

Asset allocation, una nuova scommessa sugli emergenti

Invesco, portafogli per due scenari alternativi

Asset allocation, è tornata tanta voglia di oro

Asset allocation, è la (s)volta degli emergenti

Asset allocation, bye bye bull market

Asset allocation, le opportunità europee

Asset allocation: in bond high yield we trust

Asset allocation alla prova del protezionismo

Consulenza, l’indecisione fa male al portafoglio

Ti può anche interessare

Fondi di investimento, il migliore e il peggiore del 21/01/2020

Ecco la migliore e la peggiore performance giornaliera nella categoria dei fondi di investimento c ...

Fondi di investimento, il migliore e il peggiore del 12/05/2020

Ecco la migliore e la peggiore performance giornaliera nella categoria dei fondi di investimento c ...

Asset allocation, perchè rimanere sui titoli Medtech può essere la scelta giusta

Vi proponiamo di seguito il Market Commentary di Bellevue Asset Management a cura di Stefan Blum e ...

NEWSLETTER
Iscriviti
X