Consulenti, quali opportunità nella Cina post Coronavirus

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L’analisi sul mercato cinese da parte del Team Equity di M&G Investments sulle opportunità che nasceranno dopo l’ondata del contagio.

Avatar di Redazione26 marzo 2020 | 12:10

Da quando è iniziata la crisi dovuta al Coronavirus, il mercato cinese ha tenuto estremamente bene. Si tratta infatti di uno tra i mercati azionari con le migliori performance a livello globale – il che è probabilmente sorprendente dato che il virus ha avuto origine proprio in Cina – e, in effetti, l’economia cinese è sempre stata percepita come un proxy della crescita economica globale.

Sulla base del nostro dialogo con il top management e con i nostri contatti in loco, possiamo affermare che l’attività economica in Cina è chiaramente ripresa. La speranza è che la fase peggiore dell’epidemia sia passata e che le persone ricomincino ad avventurarsi fuori casa e a riprendere la propria vita da “pre-virus”. Le metriche dell’attività industriale sono in ripresa. Gli esperti sembrano prevedere che una volta che il picco iniziale dei contagi si sarà attenuato, assisteremo a un picco secondario, in corrispondenza con la ripresa dei contatti fisici. Tuttavia, questo secondo picco dovrebbe essere meno pronunciato, grazie a una certa immunità residua. I grafici qui sotto mostrano come la Cina sia “in anticipo sulla curva” rispetto ad altre regioni, per quanto riguarda l’espansione del virus.

La Cina si trova in una posizione pressocché unica per quanto riguarda la gestione di questa situazione, con un bilancio governativo incredibilmente forte e un quadro politico che comporta una popolazione in gran parte accondiscendente. Di conseguenza, le autorità sono state in grado di prendere decisioni molto rapidamente e con poca resistenza, indipendentemente da quanto potenzialmente impopolari queste potessero essere. A tutto questo si aggiunge la forte capacità finanziaria del governo. Il Paese ha rapidamente approvato diversi pacchetti monetari e fiscali accomodanti. Quello che abbiamo visto dal punto di vista fiscale è stato interessante, a nostro avviso: grazie alle agevolazioni la popolazione ha avuto accesso a più denaro contante. Tuttavia, in generale il denaro risparmiato è stato una conseguenza dell’isolamento (essenzialmente il rinvio dell’opportunità di spendere) oltre che di una propensione al risparmio intrinseca in Cina, dove non esiste alcun programma di previdenza sociale e dove i tassi di risparmio sono molto più alti che nelle economie sviluppate. Questo guadagno di cassa inatteso, quindi, non necessariamente svolge un ruolo nel proteggere l’economia nell’immediato, ma è ciò che noi consideriamo “consumo differito”. I settori economicamente più colpiti in Cina sono gli stessi che vediamo essere colpiti nel resto del mondo – hotellerie, trasporti, materiali ed energia – ma, come abbiamo visto in passato, il controllo della Cina sull’intero sistema finanziario può essere estremamente efficace nel prevenire un collasso economico totale.

È ampiamente riconosciuto che la Cina sia stato il primo paese a entrare in questa crisi e che ora ne sta uscendo. Come tale, si trova in vantaggio rispetto all’Occidente per quanto riguarda i casi COVID-19 e la ripresa economica. Sì, quest’anno assisteremo probabilmente a una significativa flessione economica in Cina, ma la maggior parte degli analisti prevede una ripresa a partire dal terzo trimestre.

Dal punto di vista del mercato, diamo uno sguardo alla performance relativa di alcuni indici di mercato regionali:

Il TOPIX in Giappone rappresenta tutte le azioni ordinarie nazionali quotate presso la prima sezione della Borsa di Tokyo. A Hong Kong l’indice Hang Seng è costituito da un mix di società locali e da alcune società cinesi quotate alla Borsa di Hong Kong, azioni “H”. Il CSI 300 è un indice di soli titoli cinesi che include le 300 maggiori azioni quotate sulle borse di Shanghai e Shenzhen, azioni “A”. L’indice MSCI China Index comprende azioni “H”, azioni “A” e società cinesi quotate negli Stati Uniti (ADR[1]).

Come si può vedere, il mercato interno (CSI 300) ha registrato un andamento molto migliore in termini relativi dal picco di gennaio. L’indice MSCI China, che è forse più rappresentativo di quello a cui possono accedere gli investitori internazionali, è sceso di circa il 20%, collocandosi comodamente in testa non solo rispetto al più ampio universo dei mercati emergenti (MSCI Emerging Markets), così come all’Asia (MSCI Asia Pacific ex Giappone) e al Giappone (TOPIX).

Per quale motivo?

Innanzitutto, il mercato cinese è uno tra i mercati azionari più orientati al mercato interno del mondo, con circa il 90% dei ricavi generati da società domestiche.

In secondo luogo, gli indici cinesi (escluse le azioni “A” dell’indice CSI 300) dipendono da due titoli in particolare, Tencent e Alibaba (quotati alla Borsa di Hong Kong e negli USA), che rappresentano circa un terzo dell’indice e hanno ottenuto risultati molto buoni. Queste due società si occupano di servizi online per i consumatori, in particolare gaming e social media nel caso di Tencent ed e-commerce per Alibaba. Si tratta di modelli di business che, pur non essendone immuni, si adattano ragionevolmente bene a una situazione di isolamento. Questi due titoli distorcono le mosse degli indici, ma se guardiamo oltre, la maggior parte delle aziende e dei settori in Cina si è comportata meglio dei loro omologhi nei mercati sviluppati. Ciò riflette la rapida azione correttiva intrapresa dalla Cina durante la crisi, oltre che un fattore tecnico: il mercato delle azioni “A” è realmente disponibile solo per gli investitori nazionali, che hanno pochi posti in cui mettere i propri risparmi. Non potendo portare i risparmi fuori dal paese e considerando le entrate fiscali che hanno ricevuto, è molto probabile che molti di questi siano finiti sul mercato azionario.

Possiamo anche vedere nel grafico sottostante la composizione mutevole del mercato cinese nel tempo: ora è molto meno “ciclico” che in qualsiasi altro momento nel passato, con un peso minimo di energia e materiali. Questo, ancora una volta, dimostra la resilienza del paese durante questa flessione del mercato.

La Cina continua ad avere valutazioni molto al di sopra dei livelli pre-crisi, tuttavia è opportuno fare riferimento al grafico sopra riportato che evidenzia come le aziende presenti oggi sul mercato cinese siano molto diverse rispetto al passato. Guardando l’Indice MSCI China su una base di P/E anticipato a 12 mesi, il mercato è del 32% al di sopra del livello di quando è scoppiata la bolla tecnologica ed è del 40% più costoso del minimo raggiunto nel periodo successivo alla crisi finanziaria globale – il che significa che, nel complesso, attualmente negozia sulla base di un P/E anticipato che è del 34% al di sopra della sua valutazione media al minimo[2].

Data la resilienza della Cina in questo periodo, gli investitori dei mercati emergenti attenti al valore potrebbero cercare di ottenere profitti da questi titoli più resilienti e riciclare i proventi in altre parti dell’universo emergente, dove abbiamo assistito a fortissimi cali del prezzo delle azioni. Come sempre, la scelta dei titoli resta fondamentale.

Analisi a cura del Team Equity di M&G Investments. 


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