Goldman Sachs AM, un report per capire tutte le implicazioni della pandemia

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di Redazione 2 Aprile 2020 | 12:28

Continua a tenere banco l’emergenza Coronavirus e il mondo degli asset manager internazionali si confronta sui possibili risvolti economici e finanziari della pandemia. A tal proposito vi forniamo di seguito una sintesi tradotta di un recente report di Goldman Sachs Asset Management intitolato “The Pandemic, Policy and Paths for Growth“, che ragiona in maniera approfondita su tutte le implicazioni del caso. Buon lettura

Pandemia, politica monetaria e crescita

“La natura senza precedenti dell’attuale shock economico, trainato da una pandemia che richiede ampie misure di mitigazione, crea un elevato grado di incertezza”. Questa è la conclusione di un recente paper di Goldman Sachs Asset Management (GSAM) sull’impatto del Coronavirus.

È ormai assodato che l’attuale crisi avrà conseguenze economiche importanti, con cali sul fronte dell’occupazione e della produzione. Gli esperti del team Global Fixed Income della casa di gestione hanno analizzato i principali fattori che possono determinare la gravità e la durata di questa fase critica per l’economia globale.

Recessione e previsioni per il 2020

Secondo Alex Stiles, Managing Director Macro Rates, a causa dell’improvviso arresto delle attività in un numero elevato e crescente di economie, sia sviluppate che emergenti, i dati ufficiali sulla crescita pubblicati nei prossimi mesi mostreranno che molto probabilmente l’economia globale è entrata in una fase di recessione, che rischia di essere una delle più forti e profonde contrazioni della crescita mai registrate. I consumi, che guidano la crescita nelle economie più importanti, sono stati fortemente impattati dalla fine di tutte le attività che richiedono un’interazione fisica. Allo stesso modo, anche produzione manifatturiera e attività edilizia ha subito un netto rallentamento o addirittura una battuta d’arresto.

Inoltre, come sottolinea Jonathan Buss, Executive Director Emerging Market Debt, la natura senza precedenti di questa crisi genera un’elevata incertezza e proprio per questo non è possibile fare stime precise sulla crescita. A seconda della forma della ripresa, a “V” o a “U” o ancora ad “L”, lo scenario potrebbe cambiare notevolmente. Se l’impatto economico del virus si limitasse ad effetti diretti, come ad esempio gli stop della produzione e dei consumi o le interruzioni delle catene di approvvigionamento, la recessione potrebbe essere brusca ma di breve durata, con una potenziale ripresa a forma di V o di U. Anche gli effetti delle politiche monetarie avranno ovviamente un ruolo importante nel determinare la durata della crisi. Nello scenario più pessimista, caratterizzato da persistente debolezza del mercato del lavoro e dei consumi, con un inasprimento delle condizioni finanziarie e un declino sia del commercio mondiale che degli investimenti, si avrà più probabilmente una traiettoria economica a “L”, dove al declino segue una stagnazione. Queste dinamiche, già viste in passato, non dipendono soltanto dal virus, ma sono tipiche di fasi di crisi prolungate.

Una lezione dal passato e dai paesi che si trovano in una fase più avanzata della crisi

Per gli esperti di GSAM la crisi attuale non sarebbe confrontabile con quelle generate da epidemie come la SARS (2003), la MERS (2015) o l’influenza asiatica del 1957, ma piuttosto con l’epidemia di spagnola del 1918, anche se in questo caso la crescita fu fortemente impattata dalla Grande Guerra. Guardando ai paesi dell’area asiatica, dalla Cina a Taiwan alla Corea del Sud, Prakriti Sofat, Executive Director Macro Rates, evidenzia come le misure restrittive e la risposta proattiva della politica abbiano avuto un ruolo determinante nel contenimento dell’infezione. Bisogna comunque evidenziare che il fatto di aver affrontato in passato altre epidemie importanti è stato un fattore molto rilevante nella reazione di questi paesi alla nuova epidemia.

Anche la risposta rapida e decisa dei policymaker a livello globale è stata fondamentale, con 2.400 miliardi di dollari di quantitative easing e liquidità aggiuntiva disponibili già nella seconda metà del mese di marzo, un taglio cumulativo dei tassi che ha raggiunto il 17,7% e annunci di azioni di stimolo fiscale da parte delle maggiori economie. Tuttavia, come nota Alex Stiles, è improbabile che l’allentamento delle politiche monetarie possa incidere in modo sostanziale sulle prospettive di crescita a breve termine, che sono influenzate dai vincoli imposti alle attività economiche per ridurre la diffusione del virus, anche se questo allentamento potrà consentire un recupero più rapido quando le misure restrittive verranno ridotte.

Le implicazioni nel medio-lungo periodo

Da un punto di vista macroeconomico, GSAM ritiene fondamentale determinare se sarà il settore privato (famiglie e imprese) o piuttosto i governi a dover sostenere i costi della crisi, perché questo detterà la velocità della ripresa. Il percorso sarà decisamente più agevole se la palla passerà alla politica, con una ripresa potenzialmente più rapida, un aumento dell’inflazione e la fine delle misure straordinarie da parte delle banche centrali. Da una punto di vista microeconomico, invece, è probabile che assisteremo a importanti cambiamenti permanenti nella domanda e nei comportamenti dei consumatori, in primis nell’e-commerce. Prima della crisi, infatti, la percentuale di acquisti online in Italia era solo del 4% versus il 18% nel Regno Unito e il 14% negli Stati Uniti ma, sottolinea Buss, queste quote sono destinate ad aumentare rapidamente a causa del “distanziamento sociale”. Infine, conclude Stiles, “dal punto di vista politico la crisi potrebbe cementare la coesione tra i paesi, ad esempio favorendo il progresso verso l’unione fiscale in Europa, oppure dare impulso a tendenze di deglobalizzazione e nazionalismo”.

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