Coronavirus, la crisi finanziaria di Marzo 2020 è la più rapida della storia

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Avatar di Redazione 16 Aprile 2020 | 12:35

Più di 1,2 milioni di persone nel mondo risultano positive al nuovo Coronavirus, che ha giù causato 70mila decessi, mentre 265mila persone sono guarite dalla malattia. Le misure restrittive che molti governi hanno imposto per gestire l’emergenza sanitaria hanno rapidamente avuto un effetto dirompente sulle economie nazionali, con una potenza e una velocità mai vista prima.

A tal proposito riportiamo l’analisi a cura di Sherban Tautu, head of global investment solutions, Banque SYZ.

 

Secondo le previsioni di Goldman Sachs il PIL degli Stati Uniti potrebbe crollare del 40% nella prima metà del 2020. Molte industrie sono state chiuse, con un impatto istantaneo sui ricavi e con conseguenze come la perdita di posti di lavoro e l’interruzione della supply chain. In alcuni settori, le imprese indebitate stanno già affrontando situazioni critiche, nonostante gli annunci di aiuti statali. A ciò si aggiunge lo shock del settore energy, causato dal crollo dei prezzi del petrolio di quali il 50%, in seguito alla decisione dell’Arabia Saudita e della Russia di non diminuire la produzione. L’indebitamento di molte delle società petrolifere degli Stati uniti è divenuto critico. Il sistema bancario, invece, per il momento è in forma.

Ci aspettiamo che il rimbalzo sia veloce e forte, con un ritorno del PIL ai livelli del 2019 in soli 6 trimestri.

Questo scenario positivo del rimbalzo economico è basato su alcuni elementi:  Un progressivo allentamento delle misure restrittive tra giugno e settembre  Tassi di interesse globale a zero  Misure governative a sostegno delle imprese  Prezzo del petrolio più basso di circa il 50% che aumenta dell’1% il potere di spesa del consumatore  Misure di stimolo fiscale per aziende e privati  Previsione di un piano infrastrutturale di 2 trilioni di dollari negli Stati Uniti. Seguiranno quelli di altri paesi Situazione dei mercati finanziari Il mercato dell’equity ha perso il -33% dal 19 febbraio a 23 marzo… in soli 23 giorni! Non si era mai visto nulla di simile, ecco perché quella di marzo 2020 può essere considerata la più rapida crisi dei mercati finanziari della storia!

Oltre alle azioni globali, nessun asset è stato risparmiato in questa crisi improvvisa: obbligazioni corporate, high-yield, convertibili, Clo, oro e metalli preziosi, petrolio e commodity, bitcoin, risk parity, veicoli quotati di private equity… abbiamo sperimentato movimenti estremi in tutti gli asset non risk-free. Questi movimenti del mercato ci ricordano che negli investimenti non esiste nulla di “ovvio” nessun “investimento privo di rischio”.

Rispetto al 2008, la colpa di quanto accaduto non può essere addossata ai mercati finanziari o agli attori. Non ci sono colpevoli in questa recessione, eccezion fatta per il virus. Governi e legislatori proveranno a risolvere la situazione. Guardando avanti, è impossibile stabilire se i mercati finanziari usciranno da questa crisi con un recupero a V, a U o W, o se rimarremo in uno stallo per un po’ di tempo (L-shape situation). I rischi a venire risiedono nel mercato del credito in generale, anche nelle obbligazioni sovrane, con ulteriore significativo indebitamento a livello nazionale. Le società subiranno numerosi declassamenti del rating obbligazionario che potrebbero portare a un’altra parte delle vendite obbligazionarie nel secondo e terzo trimestre. I mercati azionari vedranno meno buyback di titoli e una decrescita dei dividendi che comporterà un minor supporto dei mercati e una maggiore volatilità dei livelli di stock individuali. La tabella seguente rappresenta l’indice di volatilità, che è diminuito rispetto ai livelli storici ma resta alto, con gli investitori che continuano a cercare protezione contro ulteriori cali.

Volendo mantenere un approccio positivo, bisogna ricordare che i mercati finanziari, per natura, guardano in avanti. Quindi, sconteranno tutto nel breve termine e andranno alla ricerca di segnali di miglioramento della situazione sanitaria ed economica. I mercati azionari hanno una fase di down tipicamente 2 mesi in anticipo rispetto alle domande di disoccupazione e dai 4 ai 6 mesi prima della fine della recessione. Pertanto, i positivi venti di coda che dovrebbero aiutare le economie a riprendersi, riassunti a pagina 4, potrebbero portare a un rapido calo dei mercati azionari.

Molti gestori di investimenti hanno affrontato il defalut dei propri strumenti di risk managment durante questa crisi. Basandoci sulla nostra analisi, il 53% dei gestori con i quali abbiamo investito hanno sperimentato il maggior drawdown di sempre a marzo 2020. In molti casi le perdite sono state ingenti e senza una logica economica, non cristallizzate. Di conseguenza, molti fondi hanno recuperato bene alla fine del mese, solo una minoranza non ci è riuscita. Il primo giorno di trading di aprile ha dimostrato che la situazione è in miglioramento.

Seguendo la nostra analisi, una larga maggioranza dei nostri fondi (circa l’85%) ha performato secondo le aspettative. Le strategie che hanno performato meglio, in termini relativi, sono state quella macro-discrezionale e le piattaforme multi-manager, che in genere sono selezionate per essere i nostri fondi stabilizzatori. Le strategie che hanno sofferto di più a marzo sono state quelle con le dislocazioni più pesanti, in particolare le credit relative-value, il credito strutturato, l’arbitraggio della volatilità e le strategie quantitative. Un po’ di delusione per quei fondi selezionati come fondi stabilizzatori e il cui prelievo ha superato le aspettative o i fondi che avrebbero dovuto beneficiare della maggiore volatilità del mercato ma che non lo hanno fatto.

Comprendiamo tuttavia che alcune dislocazioni non erano prevedibili e che la velocità della crisi non ha permesso alla gestione del rischio di funzionare normalmente. Stiamo analizzando attentamente questi casi. Tra i cattivi performer, la maggior parte detiene negoziazioni dislocate, che se detenute per un numero di mesi o fino a maturità, dovrebbe offrire forti rendimenti.

Indipendentemente dal poter sapere o meno se l’economia recupererà in fretta una volta che le misure verranno ridotte, abbiamo bisogno di proiettarci già oltre l’attuale crisi e assicurarci che i nostri portafogli crescano di qui in avanti. In poche settimane dovremo nuovamente essere buyers. Vediamo opportunità in diverse strategie dove le dislocazioni sono state severe e la dispersione è cresciuta. Inoltre, crediamo che questa recessione porterà all’inizio di un ciclo del tutto nuovo. Vogliamo investire in settori che traggono beneficio da ciò, comprendendo tematiche per la crescita, favorendo la tecnologia e l’aumento della produttività degli impianti industriali, dei materiali e delle materie prime, che beneficeranno della spesa in infrastrutture e assistenza sanitaria, di crediti aziendali e CLO, solo per fare alcuni esempi.

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