Consulenti, la fase due secondo Raiffeisen

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 21 Aprile 2020 | 12:35
L’intervista a Donato Giannico, country head per l’Italia della casa di investimenti austriaca.

“Non è semplice prevedere a che tipo di ripresa potremo assistere, dato che questa dipenderà da molte variabili”. Questa è la visione di Donato Giannico, country head Italia di Raiffeisen Capital Management, riguardo all’emergenza coronavirus e a che tipo di ripresa ci sarà una volta ritornati alla normalità. Bluerating si è fatto aiutare dal responsabile italiano della casa d’investimenti austriaca per cercare di fare il punto della situazione su quella che tutti chiamano “fase 2”.

Giannico, la crisi indotta dal Coronavirus rischia di mettere in difficoltà i Paesi più indebitati dell’Eurozona: come vede la posizione dell’Italia?

La crisi indotta dal nuovo coronavirus ha creato difficoltà più severe per i paesi più indebitati, tra cui l’Italia, che si trovano in un’ulteriore posizione di svantaggio, essendo quelli con una maggiore necessità di denaro volto a ricostruire in maniera efficace i punti di PIL persi durante la crisi.

A mio parere servono due approcci complementari. Innanzitutto, è opportuno fornire le adeguate garanzie sui prestiti per fare sì che la liquidità continui a circolare, ma successivamente diventa inevitabile studiare un piano che metta a disposizione denaro – anche a fondo perduto – affinché le PMI siano in grado di riavviare il proprio business.

In Europa, si fa un gran parlare di coronabond. Lei come la pensa?

A livello teorico gli eurobond sarebbero uno strumento utile in questo momento, per fornire liquidità a coloro che ne hanno più bisogno. Tuttavia senza accordi di mutualità nei vari trattati tra i Paesi membri diventano uno strumento inapplicabile. Ritengo invece auspicabile e ottimale un intervento più diretto e importante da parte della BCE.

Secondo i vostri calcoli, la ripresa sarà veloce oppure lenta?

Non è semplice prevedere a che tipo di ripresa potremo assistere, dato che questa dipenderà da molte variabili e non solo economiche. Oggi in Italia si sta progettando la cosiddetta fase due che punta a riaprire progressivamente alcuni settori, ma lo stiamo facendo in una situazione paradossale, in cui decessi e terapie intensive sono in diminuzione, mentre i nuovi contagi sono relativamente costanti. A mio parere, tuttavia, la ripartenza potrà essere stabile e rapida solo nel caso in cui si verificherà un netto miglioramento delle condizioni cliniche e quindi una decisa riduzione dei ricoveri in terapia intensiva.

E Raiffeisen cosa sta imparando da questa crisi?

Nello specifico quello che abbiamo imparato, confrontandoci con questa nuova crisi, è che una strategia stabile e coerente nel lungo periodo paga sempre. Da molti anni ormai ci siamo focalizzati sullo sviluppo di fondi sostenibili grazie a un team SRI consolidato e abbiamo puntato sul concetto di sostenibilità anche nella nostra strategia a livello locale. Il nostro team è infatti costantemente impegnato su tutto il territorio italiano, allo scopo di sensibilizzare sui temi della sostenibilità collocatori e investitori finali, una strategia che negli ultimi 15 mesi, ci ha portati a raccogliere 1,5 miliardi di euro (400 milioni da inizio anno) di cui il 90% in fondi sostenibili.

Voi come vi siete organizzati internamente per affrontare la crisi coronavirus?

Fortunatamente, eravamo preparati al lavoro online e siamo riusciti a trasformare la nostra attività già da fine febbraio: abbiamo organizzato aule virtuali e webinar che ci aiutano mantenere la vicinanza e il rapporto con i nostri collocatori in tutta Italia. Attualmente riusciamo a condurre circa 10 webinar a settimana, con la partecipazione di circa 40-45 consulenti ciascuna, oltre agli incontri virtuali a supporto dei singoli clienti.

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