Investimenti, il peso del Coronavirus sugli emergenti

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di Redazione 24 Aprile 2020 | 12:38

Vi proponiamo di seguito un commento di Amundi dedicato alle implicazioni dell’emergenza Covid sui mercati emergenti.

Dopo la prima ondata dell’epidemia di Covid-19 in Cina e in Asia orientale, e la seconda in Europa occidentale e Nord America, una terza ondata sembra ora in atto in diversi paesi emergenti. La maggior parte di questi paesi non dispone di sistemi sanitari adeguati e delle risorse per affrontare l’emergenza sanitaria rispetto ai paesi sviluppati. L’epidemia da Covid-19 avrà effetti negativi molto significativi sulle prospettive economiche dei mercati emergenti, portando a recessioni.

Al fine di valutare i rischi che i mercati emergenti stanno attraversando, Amundi ha analizzato la loro fragilità fiscale e le loro vulnerabilità esterne. Guardando a tutte le variabili, hanno elaborato un’analisi di stress da cui emerge che paesi come il Sudafrica, la Colombia, l’Ungheria o la Malesia sono più esposti in entrambi i casi. Inoltre, il coronavirus sta influenzando la domanda di petrolio e, di conseguenza, sta colpendo i produttori dei mercati emergenti e i paesi esportatori. Tuttavia, il contesto attuale potrebbe favorire i paesi importatori netti di petrolio, come India, Turchia o persino Cina, migliorando le loro posizioni finanziare verso l’estero.

Sul fronte degli investimenti, il sentiment ha già iniziato a migliorare nei mercati emergenti, in termini di prezzi delle attività finanziarie e di flussi. Fattori chiave per guardare avanti saranno la durata delle misure di blocco e l’eventuale concretizzazione del rischio di una seconda ondata di diffusione del virus, una volta che le misure saranno gradualmente revocate. Amundi è ancora cauti nel valutare in che modo il mercato stia prezzando le cattive notizie (deterioramento degli utili, rischio di ristrutturazione del debito), e quali segmenti possono essere più resilienti durante la fase di contrazione o in forte ripresa dopo di essa.

Si ritiene che ci sia valore nel debito in valuta forte dei mercati emergenti, in particolare nel segmento high yield, dove gli spread si sono già ampliati ai livelli registrati durante crisi finanziaria globale. “Vediamo ampio valore in Bahrein e Indonesia. Riteniamo che il debito quasi sovrano in America Latina offra interessanti scenari di rischio/rendimento in Brasile, Messico e Perù. Riguardo al debito in valuta locale, siamo positivi sulla dinamica dei tassi, e vediamo valore nelle attività finanziarie russe sia sul fronte valutario che su quello dei tassi. In Messico e Sud Africa, vediamo valore nella dinamica dei tassi, ma non nella dinamica valutaria. Per quanto riguarda le valute, rimaniamo negativi, soprattutto sulle valute sensibili alla crescita come la Cina e la Corea del Sud. Per quanto riguarda le azioni, siamo relativamente difensivi: preferiamo paesi con ampi margini di manovra sul fronte fiscale (come la Cina) e con solide basi domestiche. Siamo inoltre molto difensivi sui mercati legati alle esportazioni, alle materie prime e al turismo. Crediamo che l’epidemia di Covid-19 favorirà i paesi che sono quasi del tutto autonomi per quanto riguarda la domanda interna e meno dipendenti dalle catene di approvvigionamenti globali e dal commercio. Anche la domanda interna è penalizzata dai blocchi, ma è qui che la resilienza e la ripresa dovrebbero avere luogo non appena la situazione si normalizzerà.

In una prospettiva di più lungo termine, riteniamo l’epidemia di Covid-19 come un motore che velocizzerà il trend verso la de-globalizzazione, già in atto prima della crisi, e rafforzerà il tema della “regionalizzazione”. Ciò porterà a concentrarsi sulle nuove opportunità d’investimento all’interno di “regioni specifiche” al di fuori della tradizionale prospettiva geografica. La nuova Via della Seta è un esempio importante di questo concetto, basato sulla crescente influenza della Cina nel panorama geopolitico, oltre l’Asia”.

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