Investimenti, il nodo della liquidità per il corporate

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Avatar di Redazione 29 Aprile 2020 | 15:30

Vi proponiamo di seguito un commento di Simone Rosti, Responsabile di Vanguard per l’Italia, sui Corporate Bond e il nodo della liquidità.

In ogni grave crisi o recessione di mercato, la liquidità è una delle prime vittime.

Con gli investitori in fuga, la liquidità – qui definita come la capacità di vendere un bene senza comprometterne il valore – scompare. In questa crisi, la “perturbazione della liquidità” non si è limitata solo agli strumenti più rischiosi. Si è verificata a cascata su tutti i titoli, colpendo prima di tutto gli strumenti più facili da vendere, come i titoli di Stato fino ad arrivare al mercato delle obbligazioni societarie. Gli spread sono aumentati e l’avversione al rischio generale è aumentata.

Generalmente la liquidità sui governativi non è un problema, ma più si sale lungo la curva del rischio, più la situazione diventa problematica. Questo è il caso delle obbligazioni societarie.

L’outlook per gli emittenti corporate

Quali sono le prospettive, quindi, per gli emittenti societari? È possibile ripristinare la liquidità e il pieno funzionamento dei mercati? Sì, ma ci vorrà del tempo. Alla fine si raggiungerà un equilibrio dove la domanda e l’offerta si incontreranno e si raggiungerà un livello adeguato. Ma questo potrà accadere solo quando si avranno più certezza e fiducia.

Anche le obbligazioni corporate con rating più elevato non sono esenti da questa fase di avversione al rischio e di illiquidità – molte società hanno dovuto sospendere in parte, se non completamente, le proprie emissioni. Improvvisamente, quello che sembrava un ampio flusso di cassa prima della crisi si è rivelato tutt’altro che adeguato, dato che i costi fissi aziendali restano invariati, ma il reddito prodotto è minimo o addirittura nullo. La cassa, la linfa vitale di tutte le società, può prosciugarsi molto rapidamente.

In definitiva, per gli emittenti corporate non è soltanto una questione di liquidità, ma anche di credito. La cruda realtà è che anche le società ritenute in passato sicure e affidabili rischiano di non esserlo più. Con il prolungarsi del lockdown globale, gli emittenti più decenti si troveranno in difficoltà, tanto che alcuni non sopravvivranno integri a questa fase.

La generosità delle banche centrali dà speranza agli emittenti corporate

Sono state comunque previste misure per gli emittenti corporate. La Federal Reserve (Fed) statunitense ha presentato un pacchetto da 500 miliardi di dollari per l’acquisto di titoli del tesoro Usa e 200 miliardi di dollari per i titoli garantiti da ipoteca (Mbs). Questo pacchetto è stato poi rapidamente esteso a obbligazioni municipali, asset-backed e obbligazioni corporate. La Banca Centrale Europea ha introdotto qualcosa di simile, anche se non proprio della stessa portata del pacchetto della Fed. Questo denaro proveniente dalle casse governative ha l’importante e tangibile impatto di sostenere il mercato e mantenere bassi i costi di finanziamento delle imprese.
A un certo punto però la crisi finirà. E quando succederà, le misure dei governi per sostenere gli emittenti corporate nell’ora del bisogno saranno state inestimabili.

Dato che la crisi alla fine passerà, la maggior parte degli emittenti corporate, sostenuti dall’azione del governo, molto probabilmente sopravvivrà. È fondamentale essere consapevoli di ciò che si ha in portafoglio, sia attivo sia passivo, e sapere dove sono i rischi.

Rischi: inflazione e altri

L’inflazione, relativamente assente nelle economie da diversi anni, potrebbe riemergere come un rischio oltre l’apice della crisi attuale. Questo riflette l’enorme quantità di denaro, gli enormi pacchetti fiscali e monetari, con cui i governi stanno combattendo la pandemia.

In una certa misura, le banche centrali stanno incoraggiando l’inflazione. Finora la lotta era incentrata sulla deflazione. È probabile, quindi, che le banche centrali tollereranno una certa inflazione una volta usciti da questa crisi.

In definitiva, mentre si presentano opportunità è comunque necessaria una dose di prudenza. I rischi di un’ulteriore flessione e della scomparsa della liquidità sono ancora molto reali. In una certa misura, l’abbondanza di liquidità nelle obbligazioni societarie, gli spread ridotti e i bassi costi di transazione prima della crisi attuale non erano normali. Ora potremmo essere diretti verso una “nuova normalità”, dove i mercati saranno meno accomodanti.

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