Investimenti, in tre scenari le conseguenze del Covid

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Avatar di Redazione 30 Aprile 2020 | 12:50

Le prospettive dei mercati finanziari e dell’economia mondiale sono indissolubilmente legate allo sforzo in corso per contenere il Covid-19 e per scoprire un vaccino che lo prevenga. In questo contesto John Greenwood, Chief Economist di Invesco, ha delineato tre scenari per il prossimo biennio e sul possibile andamento dell’inflazione.

Di seguito l’analisi completa.

Le prospettive dei mercati finanziari e dell’economia mondiale sono indissolubilmente legate allo sforzo in corso per contenere il Covid-19 e per scoprire un vaccino che lo prevenga. In questo contesto John Greenwood, Chief Economist di Invesco, ha delineato tre scenari per il prossimo biennio e sul possibile andamento dell’inflazione.

Come ha rilevato il Chief Economist, le crisi da affrontare sono sostanzialmente tre: la prima è quella della sanità pubblica; la seconda sono le perturbazioni dell’economia causate dalle estese quarantene introdotte per contrastare il Covid-19; e la terza è il blocco dei mercati finanziari originato dalla fuga verso gli investimenti più liquidi, ma anche da situazioni di forte illiquidità.

Aggregando questi fattori, Greenwood ha disegnato tre scenari plausibili dell’andamento dell’economia statunitense nel medio periodo, tenendo presente che i dati degli Stati Uniti, elaborati più rapidamente rispetto alle altre economie avanzate, possono essere utilizzati anche in un contesto più ampio. Fondamentalmente gli scenari si basano sulla riuscita o sull’insuccesso delle strategie attuate per contenere il Covid-19 e degli sforzi per scoprire e produrre in serie un vaccino. “Gli interventi delle autorità fiscali e monetarie sono importanti, ma consideriamo cruciali i provvedimenti per salvaguardare la sanità pubblica e solo secondari quelli economici e finanziari”, ci ha dichiarato Greenwood.

Il Chief Economist sottolinea che la natura stessa del Covid-19 e la possibilità di una seconda e terza ondata del contagio rendono molto incerte le prospettive a medio termine e comportano ampi margini di errore di qualsiasi previsione. “Sappiamo solo che verosimilmente nel breve periodo gli indicatori dell’attività economica reale resteranno fortemente depressi”, nota Greenwood.

Nel principale scenario ipotizzato, le autorità fiscali e monetarie continueranno a sostenere l’economia mondiale e la scoperta un vaccino contro il Covid-19 richiederà da 12 a 18 mesi. Greenwood sottolinea che gli esperti confermano questo scenario e che pertanto in tutto questo periodo resteranno in vigore alcune restrizioni. Dopo una drastica flessione nel primo semestre del 2020, che nel secondo trimestre diminuirà di circa il -35% (variazione trimestrale, tasso annuo destagionalizzato), presumibilmente l’andamento del PIL reale resterà fiacco fino alla conclusione della crisi sanitaria. Tuttavia quando infine il coronavirus sarà stato debellato probabilmente interverrà una ripresa relativamente vigorosa, che col sostegno di strategie monetarie espansive e di interventi provvisori dei governi riporterà l’attività economica ai livelli precedenti.

In un’ipotesi ottimistica la pandemia del Covid-19 si esaurirà in tempi brevi e la recessione sarà meno pesante. Nello scenario più ottimistico non vi saranno altre ondate epidemiche dopo la prima già in corso e nel secondo trimestre dell’anno le restrizioni sociali potranno essere allentate. In quest’ipotesi, a una contrazione su base annua di circa il 35% nel secondo trimestre del 2020 farebbe seguito una ripresa relativamente sostenuta, che nel secondo trimestre del 2021 riporterebbe l’economia al livello precedente la crisi.

Nell’ipotesi più pessimistica, che secondo Greenwood è la più difficilmente ipotizzabile, la pandemia del Covid-19 si protrarrebbe molto più a lungo di un anno. Una volta risolta la crisi sanitaria e abrogate le restrizioni, il ritorno ai tassi abituali di crescita sarebbe lento e graduale. In questo scenario, la flessione trimestrale del PIL reale potrebbe superare il 50% annuo destagionalizzato, protraendosi per più trimestri in uno scenario di blocco prolungato dell’economia reale.

“Ma il fattore veramente importante non sono tanto i dati stimati della ripresa di trimestre in trimestre, quanto piuttosto la sua ‘forma’ generale”, precisa Greenwood, sottolineando come la natura stessa della pandemia di Covid-19 ci impedisca qualsiasi stima del grado di incertezza nel breve periodo.

Tuttavia dopo il ripristino della normalità sanitaria Greenwood ipotizza un ritorno relativamente vigoroso ai consueti tassi di crescita, grazie ai massicci interventi coordinati delle Banche centrali e dei governi e particolarmente della Federal Reserve e del Tesoro statunitense. “Le Banche centrali hanno incrementato la liquidità e l’aggregato monetario ampio e i governi sono intervenuti per attenuare le conseguenze negative sull’economia reale. Tali provvedimenti hanno notevolmente ampliato l’aggregato monetario”, chiarisce il Chief Economist. “Questi incrementi del potenziale potere d’acquisto e l’allentamento delle restrizioni imposte alle attività personali dovrebbero imprimere forte slancio a una ripresa sostenuta della crescita economica, purché si riesca a debellare il Covid-19.”

Greenwood chiarisce il possibile andamento dell’inflazione ipotizzando che a una prima fase di disinflazione, che si protrarrà per gran parte del 2020, seguirà un periodo meno deflazionistico o addirittura inflazionistico. A suo giudizio l’esito reale dipenderà sostanzialmente dalle modalità scelte dai diversi Paesi per finanziare i rispettivi massicci deficit di bilancio, ossia se vendere i loro titoli Stato ai risparmiatori e agli investitori istituzionali in cambio di “denaro vero” oppure collocarli nel sistema bancario: infatti le conseguenze per l’aggregato monetario saranno molto diverse nell’una o nell’altra ipotesi.

“In passato mutamenti significativi delle dinamiche dell’inflazione sono avvenuti solo dopo protratte accelerazioni dell’aggregato monetario e del credito”, chiarisce Greenwood, aggiungendo che per il momento il cospicuo aumento della disoccupazione, il crollo dei prezzi delle materie prime, tra cui il petrolio e il gas, e la diffusa incertezza del futuro produrranno, nel breve periodo, un quadro deflazionistico. A suo parere l’inflazione comincerebbe a rappresentare un problema solo dopo almeno un anno di ininterrotta ripresa dell’economia e dell’occupazione.

Se a quel tempo l’espansione dell’aggregato monetario e del credito avesse già rallentato tornando alla normalità, il suo impatto sull’inflazione potrebbe essere molto limitato. “Attualmente possiamo dire con certezza solo che l’andamento dell’inflazione dipenderà moltissimo dall’ampiezza e dalla durata dell’espansione dell’aggregato monetario nel prossimo biennio, che a loro volta dipenderanno notevolmente dalle modalità di finanziamento di deficit di bilancio tanto inevitabili quanto massicci”, osserva il Chief Economist di Invesco.

 

 

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