Se l’acqua vale più dell’ oro e del petrolio

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Avatar di Redazione 13 Maggio 2020 | 12:33
Intervista a Simon Gottelier, co-gestore del fondo Thematics Water, Thematics AM (Gruppo Natixis Investment Managers).

Una risorsa che vale più dell’oro e del petrolio. Stiamo parlando dell’acqua, una “materia prima” che raccoglie sempre più attenzioni nella comunità finanziaria. Ne parla a Bluerating.com Simon Gottelier (nella foto), co-gestore del fondo Thematics Water, Thematics AM (Gruppo Natixis Investment Managers).

Perché l’acqua può essere considerata un’opportunità di investimento?

L’acqua è considerata una vera risorsa che sostiene la vita, più preziosa di altre materie prime come il petrolio e persino dell’oro. Vi sono due fattori principali che spiegano la ragione per cui il settore delle risorse idriche abbia ottenuto risultati così buoni rispetto a un benchmark azionario globale di riferimento negli ultimi due decenni. Innanzitutto, la natura a lungo termine della domanda di risorse idriche è destinata a non scomparire, considerata la necessità di effettuare investimenti in risorse idriche e infrastrutture non solo nei mercati emergenti, ma anche nei paesi sviluppati, e si protrarrà per almeno i prossimi 50 anni. Ad esempio, solo negli Stati Uniti sono necessari più di 1.000 miliardi di dollari per le ristrutturazioni che sono state posticipate.  La maggiore regolamentazione e l’uso di analisi per misurare la qualità dell’acqua intensificheranno inoltre la necessità di investire in infrastrutture. Il fatto che l’acqua svolga un ruolo fondamentale nell’economia industriale continuerà fintanto che vi sarà attività economica. Non vi può essere crescita economica senza acqua. L’acqua è ovunque nella nostra vita ed è intrecciata con tutto quello che facciamo, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle attività industriali.

Nel caso dell’acqua, da quali società è composto l’universo investibile?

L’insieme di opportunità di investimento del settore dell’acqua è molto interessante, dato l’enorme numero di modelli di business non correlati, ciclici e difensivi che si comportano in modo molto diverso nelle varie fasi del ciclo economico. Per ottenere rendimenti decorrelati è quindi necessaria una solida comprensione delle singole società e del settore, nonché una gestione attiva. Per questo investiamo in aziende molto differenti tra loro, come le società di irrigazione residenziale intelligente, le società che effettuano test di laboratorio, le società di gestione dei rifiuti, le società di servizi pubblici regolamentati e le società titolari di concessioni, da quelle degli Stati Uniti fino a quelle del Regno Unito, da quelle brasiliane a quelle cinesi.

Anche la lotta al cambiamento climatico può essere un’opportunità per questo settore?

La minaccia del cambiamento climatico, pur essendo un’opportunità, rimane anche la più grande minaccia esistenziale del nostro tempo. Tuttavia, la possibilità di utilizzare maggiormente i big data nella gestione delle risorse e dei sistemi idrici, nella mappatura dei modelli di consumo e delle quantità e in altri ambiti, come quello del mercato del riutilizzo dell’acqua, offre enormi opportunità che contribuiranno anche ad alleviare alcuni dei rischi posti dal cambiamento climatico. Nella lotta contro l’impatto negativo del cambiamento climatico, per esempio, vi sarà sempre più la necessità di investire in tutte quelle tecnologie in grado di favorire la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità. E allo stesso modo direi che vi sono progressi legati alla desalinizzazione piuttosto interessati e altre soluzioni legate al clima, in particolare il mercato del riutilizzo dell’acqua delle fognature e quello della filtrazione.

 

In che modo avete diversificato il vostro portafoglio?

Attualmente, il portafoglio del nostro fondo Thematics Water è esposto per circa il 30% sul settore delle utility regolamentate. Un ulteriore 25% è invece esposto sulle società di gestione dei rifiuti e sulle aziende che operano nel settore sanitario, quindi le aziende che stanno testando campioni d’acqua, data la loro natura difensiva rispetto all’attuale ciclo. Il restante 45% del portafoglio è invece esposto verso settori più ciclici, come quello industriale.

 

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