Consulenti, c’è ancora molto da fare sul fronte esg

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Avatar di Redazione 3 Agosto 2020 | 11:52

L’azionariato attivo, ossia la gestione attiva delle partecipazioni, non è per Pictet AM un mero esercizio di stile, tutt’altro. Essendo stati tra i primi firmatari dei Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite (UNPRI) nel 2007, Pictet AM è convinta che le considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance (Environmental, Social and Governance, ESG) possano aiutare a prendere decisioni di investimento a lungo termine migliori per i clienti. Ne parla Paolo Paschetta, country head Italia di Pictet Asset Management.

 

“Noi di Pictet AM crediamo in un capitalismo responsabile e adottiamo una visione ampia dell’economia e delle sue interazioni con la società e la natura, cercando di indirizzare il capitale verso le aziende che operano in modo coerente con tale visione. Coerentemente con tale approccio olistico, non ci limitiamo a integrare i fattori ESG all’interno dei nostri processi di investimento e di gestione del rischio, ma ci impegniamo a collaborare attivamente con gli emittenti su delicate questioni legate ad ambiente, società e governance (“engagement”) e a esercitare attivamente il diritto di voto per le partecipazioni che deteniamo (“proxy voting”), oltre a dare informativa in modo trasparente ai nostri clienti su tali attività e a promuovere l’adozione di un approccio responsabile all’interno del settore del risparmio gestito.

Le nostre attività legate all’azionariato attivo nel 2019

Ci sono anche quattro società italiane tra le 166 con cui Pictet AM ha intrapreso iniziative di collaborazione attiva su tematiche ESG nel 2019. Si tratta di Atlantia ed Enel, per cui abbiamo espresso il nostro voto su questioni sociali, ed Eni e Leonardo, che abbiamo tenuto sotto controllo sul fronte della governance. Delle 192 problematiche affrontate nel 2019, il 45% ha riguardato questioni connesse alla governance, il 42% all’impatto sociale e solo il 13% a quello ambientale. Un segnale che su quest’ultimo aspetto della sostenibilità, su cui l’attenzione dell’opinione pubblica è particolarmente elevata, probabilmente la maggior parte delle aziende ha agito in maniera più efficace nel corso degli ultimi anni. Delle  192 questioni ambientali, sociali e di governance su cui abbiamo collaborato con gli emittenti su cui investiamo (con istanze multiple in alcuni casi) il 13% (25 casi) è stato risolto positivamente già nel corso dell’anno, mentre le restanti 167 problematiche sono tuttora in fase di risoluzione, a dimostrazione di come il lavoro da fare per migliorare l’attenzione delle aziende sulle tematiche ESG sia ancora lungo e richieda una collaborazione costante ed efficace.

Nel corso del 2019, abbiamo anche votato in 3.489 riunioni dell’assemblea generale, sulle 4.069 in cui avevamo diritto di voto. In 1.604 di queste abbiamo espresso voto contrario in almeno una delibera. Lo scopo principale per cui ci impegniamo a esercitare i nostri diritti di voto è quello di tutelare i diritti e gli interessi a lungo termine dei nostri clienti, come azionisti. Facendo ciò, miriamo a favorire la diffusione di solide prassi di corporate governance e una gestione efficace delle questioni di carattere sociale e ambientale.

D’altro canto, il mondo degli investimenti responsabili si sta facendo sempre più strada all’interno del settore del risparmio gestito, soprattutto in Europa. Secondo l’ultimo report della Global Sustainable Investment Alliance, degli oltre 30mila miliardi di dollari degli asset sostenibili globali, l’Europa presidia quasi la metà. È pur vero che, come noto, sotto l’etichetta ESG sono raggruppati strumenti molto diversi tra loro per struttura e strategia sottostante.

La tassonomia usata da Eurosif, che realizza il più completo studio biennale sul settore in Europa, classifica i fondi sostenibili in sette categorie, ognuna delle quali integra i fattori ESG con un grado di intensità e uno scopo differenti: si va dalla più semplice esclusione di interi settori controversi (armi, alcol, tabacco, pornografia) alle formule più complesse dell’impact investing (tipologie di investimenti capaci di imprimere un impatto positivo su ambiente e società).  Tra le strategie complesse compare quella dell’Engagement, coerente con il nostro approccio, che prevede appunto l’esercizio del diritto di voto e la collaborazione attiva con gli emittenti sulle questioni attinenti alla sostenibilità. 

In Europa prevale ancora l’approccio basato sull’esclusione di aziende e settori dall’universo investibile, che caratterizza quasi la metà dei fondi ESG, per un volume di 9,5mila miliardi di euro. Tuttavia, nell’ultimo biennio le strategie di pura esclusione hanno perso circa il 7% delle proprie masse, confluite verosimilmente nelle strategie che prevedono azioni di “engagement” e “proxy voting”, le quali hanno guadagnato il 14% nello stesso periodo, raggiungendo il valore di quasi 5mila miliardi. Un segnale che qualcosa, anche nel calderone degli investimenti responsabili, sta cambiando e gli investitori sono sempre più interessati a interazioni dirette con le società che hanno in portafoglio, con l’obiettivo di fare la differenza in prima persona.

Non si tratta solo di una questione di etica o buon senso, ovviamente. Chi investe in aziende sostenibili lo fa perché esistono evidenze sempre più chiare del fatto che le questioni legate alla sostenibilità, dal cambiamento climatico alla perdita della biodiversità, alla violazione dei diritti umani, possano avere un impatto concreto sulle caratteristiche di rischio/rendimento degli investimenti. In quanto investitori attivi, crediamo che fare leva sul nostro potere di azionisti per innescare un cambiamento positivo nelle aziende in cui investiamo ci aiuti ad assumere migliori decisioni di investimento a lungo termine per i nostri clienti e porti, nel tempo, a una forma di capitalismo più responsabile.

Il programma di engagement di Pictet AM

Attraverso il nostro programma di engagement, cerchiamo di incoraggiare gli emittenti ad allineare le loro politiche, le loro pratiche e la loro informativa con la best practice del settore. Il nostro percorso inizia con l’assicurarci che le aziende riconoscano le loro carenze in alcuni ambiti ESG e prosegue nel tempo fino a quando non riteniamo che siano state adottate dall’aziende misure appropriate per affrontare questi rischi nel breve, nel medio e nel lungo termine. Siamo orgogliosi dell’impatto positivo che il nostro programma di Active Ownership ha prodotto nel corso del 2019 e accogliamo con favore ogni azione sostenibile compiuta delle aziende e dei governi nei quali investiamo.

Esempi di collaborazione attiva con le aziende: il caso della società elettrica tedesca sull’ambiente…

A inizio 2019 abbiamo iniziato a seguire una società elettrica tedesca per spingerla a vendere i suoi attivi legati al carbone e alla lignite. Nel corso dell’anno, la società ha rivolto la sua attività verso le rinnovabili e si è impegnata a raggiungere lo stato “carbon neutral” entro il 2040. Dopo diversi incontri sia bilaterali sia che coinvolgevano altri investitori (attraverso l’iniziativa Climate Action 100+), l’azienda ha compiuto notevoli progressi in diversi ambiti, iniziando anche a considerare l’importanza di collegare il salario dei dirigenti agli obiettivi climatici.

…e quello dell’azienda del settore dei materiali canadese e la governance

Nel 2019, ci siamo attivati in assemblea per impedire che un azionista di maggioranza acquistasse un’azienda di materiali canadese a quello che, a nostro parere, era un prezzo ingiustamente basso. Ci siamo impegnati in prima persona con il board societario insieme a un consulente esterno e il caso è stato ripreso da un quotidiano canadese. Abbiamo incontrato il CEO e il VP Finance & Strategy della società per discutere con loro la logica dell’operazione e le attività afferenti. Ciò ha ulteriormente rafforzato la nostra convinzione che il crollo del prezzo delle azioni fosse immotivato. Di conseguenza, in occasione dell’annuncio dell’OPA, abbiamo sottolineato al Consiglio che non eravamo favorevoli, soprattutto al prezzo indicato, e abbiamo votato contro in assemblea riuscendo a bloccare di fatto l’offerta, insieme agli altri azionisti di minoranza.

Il passaggio generazionale della società industriale giapponese

Due anni fa, nel 2018, abbiamo iniziato a collaborare con una società industriale giapponese, poiché nutrivamo preoccupazioni in merito alla pianificazione della successione al fondatore al vertice dell’azienda. Nel corso del 2018 e del 2019 abbiamo tenuto diverse riunioni con i membri del CdA, incluso il figlio del fondatore, che condividevano la nostra visione della problematica, ma ci è stato subito chiaro che non ci sarebbero stati grandi cambiamenti, finché il fondatore della società fosse rimasto Presidente del Consiglio di Amministrazione. Poi, nel maggio del 2019, la società ha annunciato il riacquisto di azioni pari a (solo) l’1% di quelle in circolazione e questa, seppur piccola, ci è parsa una prima mossa positiva, nell’ottica di migliorare il rendimento per gli azionisti. A settembre, il CdA ha ratificato le dimissioni del fondatore eleggendo suo figlio a CEO e Presidente, cambiando decisamente marcia.

Non solo gli emittenti societari, ma anche i Governi: il caso del Brasile

Le nostre attività “active ownership” non si limitano agli emittenti societari: il team di gestione dedicato al debito dei Paesi emergenti, per esempio, continua a portare avanti il suo programma di dialogo con gli emittenti sovrani, con lo scopo di affrontare le criticità legate a fattori ambientali, sociali e di governance e, in questo modo, migliorare l’affidabilità creditizia degli emittenti.

Nel 2019, abbiamo stretto una collaborazione con EMpower, una stimata e innovativa organizzazione filantropica mondiale che si occupa dei giovani che vivono nei Paesi emergenti, al fine di sfruttare e migliorare la loro analisi e comprensione delle questioni legate alle problematiche ESG.

Per esempio, nel 2019 il nostro strategist macroeconomico ha organizzato una visita di due diligence in Brasile per comprendere meglio le sfide di carattere politico ed economico del Paese, e per ottenere informazioni su specifiche tematiche di sviluppo sociale. La nostra ricerca ha evidenziato problemi nella qualità della spesa per l’istruzione e nel sistema di diversity&inclusion. Le conversazioni con il Ministro dell’Economia hanno mostrato, però, la volontà dell’attuale amministrazione di migliorare il contesto aziendale del Brasile e di garantire la crescita a lungo termine del Paese. È un esempio del dialogo costruttivo e del rapporto di collaborazione che ci lega agli emittenti in cui investiamo, siano essi anche emittenti sovrani.

Gestione attiva delle partecipazioni: voto per procura e attività di collaborazione su tematiche ESG

Essere un investitore responsabile richiede l’esercizio sistematico dei diritti di voto nei migliori interessi dei clienti e la collaborazione attiva con le aziende e gli emittenti sovrani. In qualità di gestori attivi, siamo fortemente convinti che prendere in considerazioni le tematiche ESG (ovvero di natura ambientale, sociale e di governance) ci aiuti ad adottare decisioni d’investimento a lungo termine migliori per i nostri clienti. Inoltre, crediamo fermamente nel potere degli investitori di innescare un cambiamento positivo. Ci crediamo perché lo vediamo, ogni giorno, accadere sotto i nostri occhi. E continueremo a far sì che accada, anche in mondo sempre più complesso e caratterizzato da sfide nuove e inimmaginabili solo qualche mese fa.”

 

Per tutti gli approfondimenti visitate il sito di Pictet AM (clicca qui).

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