Investimenti, occhio al settore minerario

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Avatar di Redazione 6 Agosto 2020 | 15:11

Vi riportiamo di seguito un commento sul ruolo dell’industria mineraria nel passaggio a un’economia più sostenibile e sulla crescente domanda di metalli e terre rare che caratterizzerà il mercato a cura di  Masja Zandbergen, Head of Sustainability Integration di Robeco.

L’industria mineraria è un settore complesso, spesso considerato non sostenibile. In effetti, in materia di sostenibilità ha molte sfide da affrontare, dalla tutela dell’ambiente alla riduzione dello sfruttamento delle acque, passando per il mantenimento di buoni rapporti con le comunità locali all’efficace gestione delle miniere in disuso.

I minerali sono inestricabilmente legati al progresso dell’umanità e della civilizzazione, e da essi dipende il nostro futuro green. Diversi materiali sono essenziali per attivare tecnologie energetiche pulite come pannelli solari, turbine eoliche, veicoli elettrici ed illuminazione efficiente. A loro volta, queste tecnologie riducono le emissioni di gas serra, responsabili dei cambiamenti climatici.

Tuttavia, il passaggio ai veicoli elettrici avrà un forte impatto sulla futura domanda di metalli. Secondo le stime, per raggiungere una quota di mercato del 30% (ovvero 30 milioni di vendite entro il 2030) l’intera catena di fornitura necessiterà di ulteriori 4,1 milioni di tonnellate di rame, 1,1 milioni di tonnellate di nichel e 314.000 tonnellate di cobalto (rispettivamente il 18%, il 55% e il 332% della fornitura del 2017)

Le cosiddette terre rare sono invece componenti essenziali di turbine eoliche e veicoli elettrici, che sfruttano i magneti permanenti per convertire l’energia e far funzionare generatori e motori leggeri con potenza elevata. La quantità totale di terre rare da utilizzare dipende dall’applicazione e dal produttore e il loro uso è in forte aumento.

Questi sviluppi hanno aumentato il prezzo di molte terre rare, rendendone più appetibile l’estrazione dai fondali marini. Alcuni ospitano infatti le più grandi riserve mondiali di cobalto, nichel e altri minerali preziosi. Le tanto attese normative per il settore dovrebbero essere finalizzate entro fine anno, avviando un processo che consentirà agli interessati di richiedere licenze trentennali esclusive per l’estrazione da specifiche aree dei fondali internazionali.

Ma gli scienziati e gli ambientalisti temono che, una volta create le normative, l’industria partirà con le estrazioni molto prima di avere a disposizione informazioni attendibili su come evitare seri danni all’ambiente. I pochi dati attualmente disponibili indicano infatti che le estrazioni in acque profonde avranno effetti devastanti e potenzialmente irreversibili sulle specie marine. Questo vìola chiaramente il Principio 15 della Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo, che raccomanda di adottare un approccio preventivo laddove si ravvisino minacce di danno serio e irreversibile. Inoltre, il 14o degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite cita fra i traguardi la gestione sostenibile e la protezione dell’ecosistema marino e costiero.

Per alcuni minerali, l’industria estrattiva continua ad usare tecnologie di arricchimento essenzialmente identiche a quelle di oltre 50 anni fa, il che, alla luce delle nuove scoperte scientifiche, consente ampi margini di miglioramento.

Di fatto, il settore minerario ha fondato il proprio modello di business sull’aumento delle economie di scala, ma asset di dimensioni maggiori lasciano un’impronta ambientale più ampia e generano più rifiuti. Inoltre, la redditività dei nuovi giacimenti è sempre più limitata, con il rischio che il loro sfruttamento venga messo in discussione da turbolenze politiche, scontri sociali e/o barriere ambientali.

Per placare alcuni di questi timori, serve quindi innovare e lo sviluppo di nuove tecnologie di separazione è considerata una delle principali sfide. Nuove tecniche possono infatti migliorare l’arricchimento dei minerali, riducendo al minimo l’uso di sostanze chimiche, acqua ed energia.

Secondo Deloitte, le aziende minerarie mostrano maggiore interesse per le tecnologie più all’avanguardia e stanno valutando nuovi metodi operativi. Esempi promettenti sono il ricorso a batteri capaci di estrarre i minerali in situ e le soluzioni di biorisanamento che sfruttano enzimi naturali per la decontaminazione dei siti in seguito alla lisciviazione dei metalli e al drenaggio.

Per affrontare queste sfide servirà un maggiore sforzo di recupero e riciclo, volto a limitare gli sprechi e a ridurre la domanda di nuovi materiali estrattivi. La catena di fornitura delle tecnologie per l’energia pulita dovrà anche ricercare opportunità sul versante R&S, in modo da trovare alternative a metalli quali le terre rare.

Investire nella transizione

Le aziende minerarie faticano a reindirizzare i propri piani strategici e a facilitare la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio. Tutt’oggi preferiscono investire nelle infrastrutture degli asset minerari esistenti, piuttosto che soddisfare le esigenze dell’era post industriale.

Il settore finanziario può assumere un ruolo chiave in questo processo. Alcune delle principali società estrattive, disposte ad abbandonare i combustibili fossili e a rendere più sostenibili le proprie attività, potrebbero riuscire a ridurre il costo del capitale, correndo meno rischi di esclusione da parte degli investitori. A nostro avviso, le aziende minerarie potranno essere parte integrante della soluzione solo se sapranno gestire al meglio le sfide legate alla sostenibilità che sono chiamate ad affrontare.

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