Asset allocation, emergenti in rampa di lancio

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Avatar di Redazione 12 Agosto 2020 | 14:10

Vi proponiamo di seguito un commento sull’outlook per il debito emergente nella fase post-crisi, a cura di Anthony Kettle, Senior Portfolio Manager, Emerging Markets, BlueBay Asset Management.

I mercati globali al momento sembrano in equilibrio tra due spinte opposte: da un lato, l’andamento dei dati economici in miglioramento; dall’altro, i timori su una seconda ondata di Covid-19. Per ora, gli asset rischiosi sono riusciti a preservare i recenti guadagni. Tuttavia, crediamo che ciò dipenderà in ultima analisi dal fatto che la diffusione del virus rimanga abbastanza sotto controllo da non costringere le economie ad un secondo lockdown. Ad ogni modo, con i governi che ora soppesano attentamente i risvolti economici delle misure di contenimento, affinché venga reintrodotto un lockdown vero e proprio dovranno verificarsi condizioni relativamente estreme, mentre l’opzione più probabile da qui in avanti saranno restrizioni locali e targettizzate.

L’impatto del virus è stato così significativo che il danno senza precedenti alla crescita trimestrale del Pil negli USA e in Europa si propagherà anche nei mercati emergenti. Questi livelli di crescita economica così estremi creano un ‘effetto base’ piuttosto marcato – vale a dire, calcolando la crescita del Pil per i prossimi periodi a partire da valori così bassi, sarà facile ottenere risultati insolitamente alti. In altre parole, ci aspettiamo che vi sarà un forte rimbalzo dell’attività, che però alla fine del 2020 lascerà l’economia globale su livelli ancora significativamente inferiori rispetto a quelli di fine 2019.

In ogni caso, finora siamo stati sorpresi in positivo dalla rapidità della ripresa in molti mercati emergenti. L’impatto della crisi si è fatto sicuramente sentire: dopo lo scoppio della pandemia e la correzione nei prezzi del petrolio abbiamo alzato le nostre stime sui tassi di default da circa il 2% al 4% via via che ci avviciniamo al 2021. Tuttavia, si tratta di numeri comunque molto inferiori rispetto a quelli prezzati dal mercato, dato che gli spread al momento sottendono tassi di default a doppia cifra. Le società alle quali secondo noi saranno riconducibili la maggior parte dei default sono quelle di trasporti (in particolare le linee aeree) e alcune utility, anche se per queste ultime la causa principale sarà l’eccessivo indebitamento.

In questo contesto, stiamo osservando con attenzione i dati sull’attività economica come l’utilizzo dei mezzi di trasporto, i flussi di merci e i pattern nei consumi al dettaglio per individuare i principali beneficiari dell’allentamento delle misure di lockdown nei vari Paesi e settori.

Chiaramente, i Paesi in grado di riprendersi più in fretta dalla disruption provocata dal virus potrebbero diventare i grandi vincitori di questa crisi. Per ora, al primo posto sembra esserci l’Asia, e in particolare la Cina. Qui gli investitori obbligazionari possono ragionevolmente aspettarsi che vi sia stato ormai un recupero dell’attività, con un ritorno ai livelli dell’anno scorso in settori come quello immobiliare. Addirittura, vi sono aziende che stanno registrando aumenti del 25-50% anno su anno nei volumi di vendita. Un altro esempio sorprendente è il Brasile: gli ultimi dati mostrano che la produzione di cemento ormai è pienamente tornata sui livelli del 2019. Nel complesso, crediamo che questi recuperi notevoli siano spinti principalmente dalle riforme adottate dai Paesi negli ultimi anni per affrontare gli squilibri e le sfide economiche come l’oscillazione dei prezzi del petrolio, o lo scandalo di corruzione Lava Jato in Brasile. Tali misure stanno generando i frutti sperati solo adesso, normalizzando l’attività di business e contribuendo alla ripresa complessiva.

L’arrivo dell’autunno potrebbe portare una nuova ondata di incertezze, come le elezioni USA, la possibile rimozione dei sussidi e una seconda ondata di coronavirus, che potrebbero generare volatilità negli asset rischiosi emergenti. Tuttavia, siamo fiduciosi che non raggiungeremo facilmente i livelli di volatilità toccati a marzo di quest’anno, dato che molti Paesi hanno preso le misure necessarie per contrastare gli effetti del coronavirus e supportare il settore corporate.

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