Pir e Dl Agosto, i vantaggi della soglia d’investimento più alta

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 13 Agosto 2020 | 10:58
Con il Dl Agosto, il governo ha portato a 300 mila euro all’anno (da 150 mila) il limite d’investimento nei Pir Alternativi. Ecco cosa cambia.

Con l’approvazione del decreto Agosto, adesso la notizia è ufficiale: sale da 150 mila a 300 mila euro il limite di investimento annuo che può essere fatto in un Pir (Piano di risparmio a lungo termine) alternativo. Con questa mossa, il governo e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in testa hanno voluto togliere un ulteriore vincolo all’afflusso di capitali privati nell’economia reale italiana, particolarmente bisognosa di risorse in questo particolare momento storico. E, del resto, non è un’idea nuova: già nel decreto rilancio dello scorso maggio, infatti, erano stati introdotti i Pir alternativi, prodotti pensati per una clientela più facoltosa (i Pir classifici sono per il retail) che devono investire il 70% del loro patrimonio in strumenti finanziari di imprese con stabile organizzazione in Italia, diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Italia Mid Cap, nonché in crediti delle medesime imprese e in prestiti a esse erogati. Oggi, grazie a questo nuovo intervento, con i Pir alternativi è possibile investire 300 mila euro ogni anno fino al raggiungimento del tetto di 1,5 milioni di euro per avere in cambio l’esenzione fiscale sui rendimenti (tenendo il Pir in portafoglio almeno 5 anni).

Ma cosa può significare, in soldoni, questo intervento? Lo spiega bene l’edizione del 13 agosto del Sole 24 Ore:Supponendo che l’interessato investa in un fondo comune Pir alternativo specializzato in start up e Pmi innovative 300 mila euro l’anno per cinque anni e quindi benefici di un credito d’imposta di 90 mila euro l’anno, l’investimento effettivo – al netto del credito d’imposta – sarebbe di 1,05 milioni di euro anziché di 1,5. Assumendo che disinvesta dopo 10 anni dalla prima sottoscrizione e supponendo che l’Oicr abbia una redditività lorda del 2% all’anno, accadrà che tenuto anche conto dell’esenzione dei proventi derivanti dal disinvestimento, il rendimento effettivo dell’investitore sarà del 7% annuo circa, anziché del 2 per cento”.

 

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