Investimenti, è tempo di ricominciare dalle 3 “R”

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Avatar di Redazione 25 Agosto 2020 | 14:11

Vi proponiamo di seguito un analisi sui mercati a cura di Ben Constable-Maxwell, Head of Sustainable and Impact Investing, M&G Investments.

Man mano che ri-emergiamo dalle conseguenze immediate della pandemia, l’entità dei danni diventa sempre più evidente. Il costo in termini di vite umane è molto alto, con il virus che, a quanto risulta, ha causato quasi 750.000 morti ad oggi [1]. Nel frattempo, la prevista contrazione del 4,9% del PIL globale nel 2020 mette in evidenza il costo sul piano economico [2].

Si spera che la risolutezza con cui la crisi è stata gestita, non sempre in modo perfetto ma certamente con la massima urgenza, sia un esempio di come si possa affrontare la crescente molteplicità di sfide sociali e di sostenibilità. La crisi pandemica ci dà l’opportunità di riorganizzare il nostro modello di crescita. Possiamo aspirare ad andare oltre una ripresa (che implica un semplice ritorno al “business as usual”) puntando più su un ripristino totale basato su 3 “R”: ripresa, resilienza e riorganizzazione.

La ripresa oggi deve essere più ambiziosa

Oggi, abbiamo l’opportunità e la responsabilità di garantire che la ripresa sia sostenibile ed equa. Per riuscirci, il settore pubblico e quello privato dovranno condividere questa responsabilità e, se necessario, lavorare insieme per sviluppare (e finanziare) tecnologie innovative e programmi infrastrutturali a sostegno di un futuro sostenibile:

  • I programmi di investimento nelle infrastrutture pubbliche green possono servire da catalizzatore per un’ambiziosa agenda volta a ridurre le emissioni di CO2. La scelta dovrebbe essere facilitata da motivazioni economiche sempre più evidenti.

  • Anche i programmi di salvataggio delle imprese possono svolgere un ruolo importante: stabilendo delle condizioni per i bailout finanziati con fondi pubblici, si può generare un “quid pro quo” per la società, affinché le imprese utilizzino i fondi per supportare una crescita sostenibile e inclusiva, e si impegnino a rispettare standard sociali e ambientali più elevati.

  • Le aziende leader nella sostenibilità e all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni per le sfide sociali e ambientali da affrontare attireranno in futuro una maggiore allocazione di capitale da parte degli investitori. Un numero crescente di aziende sta ottenendo la certificazione “B Corp” (benefit corporation) e sta variando i propri statuti per “rispecchiare il punto di vista di più stakeholder”, piuttosto che dei soli azionisti.

Economia e sostenibilità si armonizzano

Dobbiamo abbracciare un modello economico più circolare, più efficiente e meno orientato agli sprechi. Anche se uno dei risultati preoccupanti della crisi dovuta al COVID-19 è stato un passo indietro, per motivi sanitari, sul riciclo e sul riuso di materiali, gli esempi di economia circolare continuano a essere visibili. Il piano d’azione dell’UE per l’economia circolare è un esempio da seguire, con politiche a sostegno della produzione sostenibile, della riduzione dei rifiuti e che permettano di “sganciare” la crescita economica dall’estrazione di risorse naturali.

Investimenti ad impatto

Far sì che gli investimenti abbiano uno scopo positivo è un potere nelle mani degli investitori, che svolgono un ruolo importante assegnando capitali alle aziende sostenibili in grado di bilanciare le esigenze di tutti gli stakeholder e indirizzando i fondi dalle imprese ad “alto costo sociale” verso quelle ad “alto beneficio sociale”. La tassonomia europea sulla sostenibilità, per quanto inevitabilmente complessa in modo quasi scoraggiante, sarà cruciale nel contribuire a definire le differenze (prima in un contesto ambientale, ma, a tempo debito, abbracciando anche aspetti sociali).

Spingendosi oltre, gli investimenti ad impatto possono fare da guida del cambiamento e favorire il miglioramento della misurazione e della valutazione dei risultati non finanziari. Porsi in un’ottica di impatto positivo permette di comprendere meglio i rischi reali che gli investitori si trovano ad affrontare, in quanto si tiene conto in modo esplicito dei rischi (e delle opportunità) a livello finanziario e non, considerando i costi creati dalle aziende a carico della società. Valutare in modo equo dove ricade la responsabilità di questi costi, e contabilizzarli in modo più accurato sarà fondamentale per precisare il vero “valore” delle aziende.

Riprogettare il futuro

È raro avere l’opportunità di riorganizzare il nostro futuro sapendo chiaramente cosa ci aspetta. Sappiamo che l’eccesso di rifiuti è sia economicamente inefficiente che ecologicamente dannoso; che l’inquinamento sta danneggiando la salute umana, causando danni alla biodiversità e contribuendo alla crisi climatica; e che la disuguaglianza e l’ingiustizia non sono solo concetti, ma questioni reali che riguardano centinaia di milioni di persone. Quindi, è ora di escludere queste prassi insostenibili dal nostro sistema.

È sensato tenere conto di questi costi reali nelle nostre analisi (e nelle responsabilità delle aziende). Le società e gli investitori che sono al passo coi tempi trarranno vantaggio dal cambiamento del prezzo del capitale, evidenziando al tempo stesso al resto del mercato che questo può essere un modello di successo.

Il mondo sta attraversando un periodo di enormi sconvolgimenti, ma anche di enormi opportunità – come ha ben osservato Leonard Cohen nella sua storica canzone Anthem, è attraverso le “crepe” che “la luce entra”.

È nostra responsabilità cogliere questa opportunità e approcciarci ad una ripresa più sostenibile, integrando la resilienza in questo processo e riorganizzando il sistema per un futuro in cui la sostenibilità e l’uguaglianza siano al centro dell’attenzione.

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