Consulenti, il ruolo della gestione attiva nel credito

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Avatar di Redazione 1 Ottobre 2020 | 15:48

Jon Mawby, senior investment manager di Pictet Asset Management, illustra i vantaggi di una componente di credito a gestione attiva all’interno dei portafogli, in un momento in cui le obbligazioni di Stato non svolgono più la loro funzione tradizionale.

I governi hanno profuso enormi sforzi per sostenere le loro economie all’indomani della crisi provocata dal COVID-19. Quali sono le conseguenze principali per gli investitori in obbligazioni?

Innanzitutto, gli investitori devono ripensare il ruolo delle obbligazioni all’interno dei loro portafogli, perché i titoli di Stato non svolgono più il loro ruolo tradizionale. Non forniscono un reddito costante e sicuro, non son più una riserva di valore sicura e neanche una fonte di diversificazione rispetto alle azioni. Di conseguenza, un portafoglio tradizionale composto al 60% da azioni e al 40% da obbligazioni, con una prevalenza di titoli di Stato, non pare avere più senso.

In effetti, se le banche centrali riusciranno a far risalire l’inflazione e a normalizzare la politica monetaria, anche rialzando i tassi d’interesse, gli investitori correranno il rischio di subire perdite su entrambi i fronti, azionario e obbligazionario. Quindi, occorre ripensare la costruzione dei portafogli.

È davvero sensato temere l’inflazione? Dopotutto, le principali banche centrali hanno costantemente mancato gli obiettivi d’inflazione al 2% per buona parte del decennio scorso.

A tal proposito, è utile tenere a mente alcuni concetti. Innanzitutto, sebbene le banche centrali abbiano introdotto il quantitative easing (QE) e altre misure d’urgenza dopo la crisi finanziaria del 2008, la loro risposta si è fortemente concentrata sul sostegno al settore bancario. In secondo luogo, l’intervento nel 2008 è stato notevolmente inferiore rispetto a quanto hanno fatto quest’anno. I nostri economisti stimano che le iniezioni di liquidità all’epoca sono state pari a circa l’8% del PIL globale, quest’anno le banche centrali con ogni probabilità inietteranno liquidità per il 14% circa del PIL globale.

Infine, e forse cosa più importante, negli anni successivi alla crisi del credito, i governi hanno attuato politiche di austerità nell’ottica di riportare i bilanci in parità nel più breve tempo possibile. Questa volta, i deficit sono esplosi e i governi non hanno mostrato di voler rivedere ancora per lungo tempo il loro atteggiamento di generoso supporto. In aggiunta, gli investitori devono tener conto anche del fatto che quest’estate la Federal Reserve statunitense ha modificato il suo quadro di politica monetaria per mettere in primo piano la disoccupazione e l’equità sociale. Inoltre, ha dichiarato di essere molto più disponibile a consentire livelli di inflazione più alta qualora nelle prime fasi del ciclo economico fosse rimasta troppo ridotta.

Quindi, mentre 10 anni fa la politica fiscale e monetaria puntavano in direzioni opposte, adesso lavorano all’unisono. Fino a quando il distanziamento fisico sarà in atto e l’attività economica sarà continuamente interrotta dai lockdown, tutti questi stimoli potranno solo ridurre la conseguente flessione della domanda.

 

Per leggere il report completo visitate il sito di Pictet AM (clicca qui).

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