Asset allocation, un binomio palindromo tra tech e sanità

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Avatar di Redazione 26 Ottobre 2020 | 15:36

Vi proponiamo di seguito un’analisi di a cura di Anthony Ginsberg, co-ideatore di HAN-GINS Indxx Healthcare Innovation UCITS ETF (WELL) sul nuovo rapporto che si sta instaurando tra tecnologia e sanità in cui da un lato i sistemi sanitari usano la tecnologia per ridurre rischi e costi, dall’altro i big del tech entrano nel settore con tracker, farmacie online e assistenza medica.

La pandemia ha favorito una più rapida adozione delle tecnologie da parte del settore della sanità, a tutela della salute sia del personale sanitario, i primi e più duramente colpiti dal nuovo coronavirus, sia dei famigliari dei pazienti, anche coloro non ricoverati per il Covid-19. In particolare, l’ambito della salute sta facendo un uso sempre più intenso della tecnologia da remoto e l’adozione di nuove tecnologie sta avvenendo in modo molto più rapido di quanto fosse atteso.

Con ampi gruppi della popolazione costretti a casa, la telemedicina e la salute attraverso il digitale sono diventate decisamente più significative durante il periodo della pandemia.

Ma forse la tecnologia più nota ai non addetti ai lavori è quella dei dispositivi che monitorano le attività, anche chiamati tracker, che rappresentano la fetta più ampia del mercato dei device medicali indossabili. A spingere la domanda in questo segmento è da una parte l’adozione crescente di stili di vita sedentari e non salutari favorita dal lockdown che sta portando i medici a prescrivere l’uso di tracker di auto-monitoraggio, dall’altro la possibilità di notevoli risparmi.

Nel momento in cui gli ospedali pubblici e privati attraversano una trasformazione, la riduzione delle visite dei famigliari in ospedale grazie ai tracker e alla telemedicina viene vista sempre più come modo per migliorare la risposta della sanità pubblica. Dopo il Covid-19 anche molti governi e sistemi sanitari privati stanno adottando servizi di medicina a distanza e supportando chi innova in questo campo.

Le farmacie, come canale di distribuzione, sono in prima linea a sostegno del mercato dei dispositivi indossabili, dando spazio crescente a questi dispositivi diagnostici di auto-monitoraggio e non invasivi.

Quella vista finora è però solo una faccia della medaglia. Se i sistemi sanitari si stanno avvicinando e dotando di nuove tecnologie, le grandi aziende tech non sono rimaste a guardare. I big del settore si stanno sempre più orientando verso l’innovazione nella salute, ad esempio con i tracker di monitoraggio.

Oltre a Google che ha acquistato Fitbit per più di 2 miliardi di dollari, Amazon ha lanciato a fine agosto un suo braccialetto smart che vuole competere anche con l’Apple Watch. Si chiama Amazon Halo, non ha display per non distogliere dalle proprie attività ma, come un angelo custode, monitora grazie all’intelligenza artificiale sonno, attività fisica, tono di voce e altro raccogliendo i dati e poi, grazie alle collaborazioni con partner specializzati su ciascuna area, li “legge” e interpreta per restituire una fotografia fedele delle abitudini e poter segnalare eventuali miglioramenti. Il tutto è reso possibile tramite abbonamento ai servizi incluso per i primi 6 mesi e poi a pagamento.

Gartner Research stima che il mercato dei dispositivi indossabili quest’anno generi un fatturato di 52 miliardi di dollari, in crescita del 27% rispetto al 2019. Ci attendiamo che questi prodotti vadano diffondendosi e, oltre ai dispositivi da polso, ci saranno quelli integrati nei vestiti. La posizione di leadership di Amazon nel cloud si sposa già perfettamente con la tecnologia degli “indossabili”.

L’incursione dei giganti tecnologici nella sfera sanitaria non finisce qui. Sempre a proposito di Amazon, il colosso fondato da Bezoz sta intaccando seriamente la sanità statunitense avendo già in gestione una farmacia online e Amazon Care, oltre a una joint venture con JP Morgan e Berkshire Hathaway per i rispettivi dipendenti. Amazon Care è un servizio online disponibile a chi ha sottoscritto una polizza sanitaria con Amazon ed è residente nello Stato di Washington. È “aperto” tutti i giorni, 24 ore su 24, nella forma di chat o video consulto virtuale cui, per il momento, si aggiungono visite a domicilio e prescrizioni per farmaci solo per chi vive nella Greater Seattle area. I dottori e gli infermieri che vi operano appartengono ad uno studio medico indipendente con sede nello Stato di Washington. Il servizio offre assistenza in caso di sintomi da patologie quali allergie, influenza, piccoli traumi, STD (malattie sessualmente trasmissibili) o Covid-19, ma la consulenza riguarda anche disturbi del sonno e stress. Amazon Care consente anche di effettuare esami di routine o vaccinazioni.

Quelli che stiamo osservando sono dunque due movimenti di verso opposto che riguardano il rapporto tra tecnologia e salute. Da un lato vediamo che il settore sanitario va verso l’adozione delle tecnologie per ridurre i costi e migliorare l’efficienza delle sue risorse (rese ancor più scarse dalla pandemia, in termini di capitale umano), dall’altro le grandi aziende tecnologiche stanno trovando nell’ambito sanitario nuovo e inesplorato terreno di conquista.

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