Investimenti, il mondo esg post Covid

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Avatar di Redazione 10 Novembre 2020 | 15:21

Con oltre 3.000 miliardi di dollari di asset in gestione, State Street Global Advisors è uno dei più grandi gestori globali. L’attenzione della società nella gestione passiva mette l’asset stewardship e l’attività di engagement con le società in portafoglio al centro della strategia ESG. Ma in che modo questa strategia è stata influenzata dalla disruption generata dal Covid-19? E quali sono le sfide che questo nuovo contesto genera per le aziende? Abbiamo intervistato Phillip Vernardis, Vice President Asset Stewardship della società.

Come stanno reagendo le aziende alla crisi Covid-19? Avete intrapreso azioni di engagement con le aziende in portafoglio sui temi legati alla pandemia?

Fin dall’inizio della pandemia siamo in contatto con oltre 170 aziende a livello globale, in tutto il mondo, in vari mercati e settori, per capire come hanno affrontato la crisi e come i loro business sono posizionati per il futuro. Molte aziende sono state costrette ad adattarsi rapidamente, gestendo la loro attività a distanza e apportando modifiche alle loro attività operative, alle catene di fornitura e alla connettività con i clienti. La pandemia ha quindi accelerato tendenze già in atto, come la trasformazione digitale, il lavoro a distanza, gli ordini e le consegne online e la diversificazione della supply-chain.

Quali sono le principali tendenze ESG in epoca COVID-19? È cambiato il focus del programma di stewardship di State Street Global Advisors?

Credo che la pandemia COVID-19 abbia portato sotto i riflettori il pilastro sociale dell’ESG, in un modo che non abbiamo mai visto prima. Di conseguenza, abbiamo potenziato la nostra attenzione sul capitale umano, la salute dei dipendenti, la sicurezza, l’uguaglianza, la diversity e l’inclusione. Nelle nostre azioni di engagement durante la stagione assembleare 2020, abbiamo incoraggiato le nostre società partecipate a spiegare in modo articolato come la pandemia potrebbe influenzare il loro approccio a questi temi “materiali” come parte della loro strategia di business a lungo termine. Riteniamo che le aziende dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di reimpiegare i talenti attraverso la riqualificazione e l’aumento delle competenze della forza lavoro. Le aziende potrebbero anche avere bisogno di rivalutare la loro purpose, la loro cultura e i loro portafogli per essere dotate di modelli di business più sostenibili nell’era post-pandemica. Siamo fiduciosi che le aziende lungimiranti con solide pratiche ESG sfrutteranno questa crisi come un’opportunità per reinventarsi.

Riteniamo inoltre che la crisi COVID-19 accelererà la necessità di una vera e propria trasformazione per affrontare il cambiamento climatico, poiché dimostra l’importanza di essere preparati e l’enorme costo di un’azione lenta. Pertanto, il cambiamento climatico continuerà ad essere un tema chiave per le attività di stewardship di State Street Global Advisors nel 2020 e rimarrà una tema fondamentale fino a quando non saremo certi che le società in portafoglio affronteranno efficacemente questo problema.

Per quanto riguarda gli aspetti di governance, il potenziale impatto di COVID-19 sulla salute del top management e il rischio di assenze multiple simultanee evidenziano la necessità di piani di successione solidi in un periodo di crisi. Questo rischio per la continuità della leadership è un’esperienza nuova per molti consigli di amministrazione. Pertanto abbiamo posto ulteriore enfasi sui piani di successione nelle nostre azioni di engagement con le società in cui investiamo sin dallo scoppio della pandemia. Le nostre campagne hanno rivelato che, anche se molti consigli di amministrazione dedicano più tempo e sforzi che mai alla pianificazione della successione, alcune aziende non sono ancora completamente preparate a gestire molteplici avvicendamenti inattesi nella compagine manageriale.

Come hanno reagito le aziende ai rischi di liquidità derivanti dalla pandemia durante la stagione assembleare 2020?

La gestione della liquidità è stata una priorità assoluta per le aziende nella proxy season 2020. A seguito della pandemia, molte aziende hanno avuto maggiori fabbisogni di capitale e liquidità e di conseguenza hanno sospeso il pagamento dei dividendi e i programmi di riacquisto di azioni proprie per preservare la liquidità e garantire la continuità della loro attività. Alla luce delle attuali incertezze, comprendiamo che alcune società devono adottare un approccio prudente nel valutare la loro capacità di resistere allo stress finanziario. Tuttavia siamo anche attenti quando le aziende sospendono o riducono inutilmente la remunerazione degli azionisti. Ci aspettiamo che le aziende che decidono di sospendere il pagamento dei dividendi riprendano a pagarli non appena sarà prudente farlo.

Non sorprende che durante la stagione assembleare 2020 si sia registrato anche un significativo aumento del numero di società partecipate che chiedono agli azionisti risorse per sopravvivere. Il numero di delibere di aumento di capitale presentate all’approvazione delle assemblee degli azionisti è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Riconoscendo che una crisi economica e sanitaria globale di questa portata rappresenta una sfida straordinaria per le imprese, abbiamo sostenuto le richieste di raccolta di capitali, se ben ponderate.

COVID-19 ha interrotto le catene di fornitura in tutto il mondo. Ci sono delle tendenze che avete visto durante la stagione in termini di gestione della supply chain? Come dovrebbero rispondere le aziende a questa situazione?

Nelle nostre discussioni con le società in portafoglio, è chiaro che COVID-19 ha accelerato la necessità per le aziende di abbracciare la trasformazione digitale e l’ottimizzazione della supply chain. La pandemia e i conseguenti blocchi della produzione in tutto il mondo hanno rivelato la fragilità dei sistemi di produzione e di fornitura centralizzati di molte aziende. Pertanto, alcune aziende stanno ora riconsiderando i benefici dei loro attuali sistemi. Riteniamo che le aziende potrebbero aver bisogno di rivalutare le loro catene di fornitura e considerare l’implementazione di processi di sourcing più diversificati, una maggiore digitalizzazione e solidi processi di gestione dei rischi legato agli approvvigionamenti. Questi fattori saranno fondamentali per le aziende che mirano a raggiungere la resilienza e garantiranno una possibilità di ripresa duratura post pandemia.

 

 

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