Janus Henderson Investors, lunghi orizzonti oltre la pandemia

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Andrea Telara di Andrea Telara 18 Novembre 2020 | 10:42

Federico Pons (nella foto), 53 anni, country head per l’Italia di Janus Henderson Investors, lavora nel settore finanziario dagli anni ’90. Prima gli inizi in Programma Italia, la “madre” di tutte le reti di vendita nel settore dei servizi d’investimento, dove debuttò dopo aver conseguito la laurea in scienze politiche nel 1992. Poi un’esperienza in Cassa Lombarda e un Master in Business Administration (MBA Full Time) alla Bocconi, seguito da un paio di anni in Reuters e, subito dopo, da una lunga carriera nel risparmio gestito. In Janus Henderson, Pons è entrato nel lontano 2001, quando l’attuale gruppo neppure esisteva. C’era la Henderson Global Investors, dove lavorava lui, e c’era Janus Capital Group: due importanti realtà dell’asset management internazionale che nel 2016 hanno deciso di unire le forze. Tuttavia, nonostante questo lungo cursus honorum alle spalle durante il quale ha visto almeno due o tre crisi finanziarie globali, neppure Pons avrebbe mai immaginato di trovarsi a vivere in una situazione come quella che viviamo oggi. La pandemia del Covid-19 costringe milioni di persone a stare distanziate l’una dall’altra e mette a dura prova l’economia dei maggiori paesi industrializzati, Italia compresa. Nonostante questo scenario da libro di storia, però, il country head per l’Italia di Janus Henderson Investors non ha perso l’ottimismo di chi sa guardare con razionalità al medio e lungo periodo, forte dell’esperienza accumulata. “Devo dire che gli errori del passato hanno insegnato molto a chi deve prendere decisioni di politica economica e monetaria”, dice Pons che, in questa intervista a BLUERATING, parla dei fondi e delle soluzioni d’investimento che oggi sono il punto di forza della sua società: prodotti semplici e tematici che puntano su trend di lungo periodo come l’innovazione tecnologica e sanitaria, destinate ad assumere sempre più importanza nell’economia e nella società e a uscire rafforzate dopo l’attuale emergenza.

Dottor Pons, partiamo dall’attualità: come avete trascorso questi mesi caratterizzati dalla pandemia del Covid-19?
Anche noi ci siamo attrezzati utilizzando il più possibile lo smart working ma devo dire che, dal punto di vista operativo, è stato un cambiamento che non ha provocato stravolgimenti. Eravamo già attrezzati con la nostra piattaforma tecnologica per lavorare anche a distanza, collaborando per esempio attraverso videoconferenze. Io ho sempre considerato un aspetto fondamentale il contatto umano con i colleghi ma devo dire che, dopo questa pandemia, è emersa sicuramente l’opportunità di un ripensamento della vita professionale quotidiana, di un modo di lavorare agile e flessibile in cui la presenza costante in ufficio non è una necessità imprescindibile.

Cosa è cambiato, invece, nelle vostre strategie commerciali e distributive?
Anche su questo fronte, abbiamo fatto qualche aggiustamento operativo, senza stravolgimenti. Sono stati intensificati i contatti con i clienti attraverso i canali digitali, per ovvi motivi legati al distanziamento sociale. Abbiamo per esempio potenziato la comunicazione e la divulgazione di contenuti attraverso i webinar mentre, dal punto di vista dell’offerta commerciale, non è cambiato moltissimo, soprattutto nel segmento retail.

In che senso?
Intendo dire che la nostra offerta si caratterizza da tempo per la presenza di prodotti che ben si adattano allo scenario attuale. Si tratta di soluzioni semplici e ben comprensibili per gli investitori retail, a cui si aggiungono diversi fondi che investono in base a temi legati ai cambiamenti futuri dell’economia e della società. Sono trend di lungo periodo che, con l’arrivo della pandemia, non hanno perso forza. Anzi, l’emergenza sanitaria ha fatto venire alla luce ancor di più la loro importanza.

Qualche esempio?
Posso citare il Janus Henderson Global Life Science Fund, un fondo azionario globale che ha un portafoglio diversificato in vari segmenti del settore sanitario, dal farmaceutico alle biotecnologie, fino ai servizi e dispositivi medicali. Le cronache degli ultimi mesi e l’invecchiamento della popolazione nei paesi occidentali hanno fatto emergere chiaramente l’importanza di questo settore nel lungo periodo. Abbiamo poi due prodotti legati al settore tecnologico: il Global Technology and Innovation Fund, gestito da San Francisco, e l’Horizon Global Technology Leaders Fund, gestito da Edimburgo, che investono in grandi aziende del comparto hi-tech. Credo che siano sotto gli occhi di tutti i cambiamenti dirompenti portati in dote nella società dalla rivoluzione digitale e quanto quest’ultima sia stata di aiuto a tutti noi durante le fasi più dure del lockdown.

Tecnologia e salute, insomma, binomio perfetto…
Sì e ci sono altri fondi della nostra gamma che meritano di esser ricordati. È il caso dell’Horizon Global Sustainable Equity Fund, che investe in aziende il cui business ha un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. Oggi tutti parlano di strategie Esg ma vorrei ricordare che il nostro gruppo è stato uno dei primissimi a lanciare un fondo legato alla sostenibilità e alla responsabilità sociale e lo ha fatto ben 29 anni fa, nel 1991. In precedenza ho detto che puntiamo anche su soluzioni d’investimento dalla struttura semplice e ben comprensibili. A questo proposito vorrei citare anche il nostro fondo bilanciato Balanced Fund, con un portafoglio focalizzato sugli Stati Uniti che combina in maniera flessibile azioni a obbligazioni.

Cosa pensa del mercato italiano del risparmio gestito. Crescerà ancora molto dopo oltre un decennio di vacche grasse?
In termini di masse gestite continuerà a crescere, ma a ritmi sicuramente inferiori rispetto al passato, probabilmente attorno all’1-2% all’anno. Ma noi siamo convinti di poter crescere più della media, grazie a una gamma di prodotti che è sicuramente di qualità. Per questo, in un’ottica di medio termine, nonostante la pandemia porti a tutti problemi del breve periodo, mi sento di dover dare un messaggio di ottimismo.

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