Asset allocation: l’importanza del bilanciamento

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di Redazione 27 Novembre 2020 | 15:18

Vi proponiamo di seguito un commento di Didier Saint-Georges, membro del comitato strategico di investimento Carmignac.

Come anticipato, l’esito delle presidenziali USA non sarà chiaramente definito prima di diverse settimane. Questo significa non solo che il “presidente uscente”, fedele al proprio stile, contesterà il più a lungo possibile l’esito elettorale, ma anche che sapremo solo all’inizio di gennaio se la maggioranza al Senato resterà nelle mani dei repubblicani o andrà ai democratici. Ma l’attenzione dei mercati è rivolta altrove. Prima di tutto perché gli investitori azionari sanno che negli Stati Uniti la separazione dei poteri tra esecutivo e legislativo assegna al Congresso un potere di controllo considerevole sulle politiche economiche e fiscali. Sappiamo già che il Senato non sarà “progressista”, per riprendere l’espressione americana, cioè di certo non sarà orientato a sinistra. Supponiamo che i democratici riescano a conquistare i due seggi della Georgia a gennaio, cosa tutt’altro che certa, aggiudicandosi aritmeticamente la maggioranza al Senato grazie al voto della futura vice-presidente Kamala Harris. La maggioranza sarebbe talmente risicata (includendo anche alcuni senatori democratici estremamente moderati) che non potrebbe essere approvata nessuna decisione radicale in tema di bilancio (ossia che preveda un forte aumento della spesa pubblica con conseguente aggravio della pressione fiscale).Di conseguenza, anche se per molti aspetti, incluso quello delle relazioni internazionali, l’elezione di Joe Biden alla Presidenza è un evento politico di primaria importanza, di certo – come i mercati ben sanno – non siamo alla vigilia di una svolta radicale sul piano economico. 

In assenza di un piano straordinario di ripresa economica, che i più ottimisti vorrebbero a metà tra un “New Deal” alla Franklin D. Roosevelt e una riedizione del “Piano Marshall”, la politica monetaria della FED rimarrà un fattore chiave per le previsioni degli analisti.  Da questo punto di vista, gli sviluppi dei prossimi mesi saranno forse più difficili da prevedere di quanto non sembri. Effettivamente sembra che l’incertezza diminuirà: le elezioni USA sono alle spalle, i laboratori farmaceutici dopo otto mesi di intenso lavoro annunciano uno dopo l’altro vaccini potenzialmente efficaci. In un primo momento, come è logico, gli investitori hanno accolto positivamente una congiuntura astrale finalmente favorevole: in pochi giorni i mercati azionari hanno guadagnato terreno, i titoli ciclici hanno ampiamente sovraperformato quelli difensivi e i tassi di interesse statunitensi sono aumentati.

Tuttavia, questo rinnovato ottimismo pone le Banche Centrali in una situazione più ambigua: al pari dei mercati, devono prevedere sin d’ora una futura schiarita e di conseguenza iniziare a ridurre il loro sostegno per evitare di essere accusate un domani di avere contribuito a gonfiare una bolla finanziaria gigantesca? Oppure devono concentrarsi sulle immediate ripercussioni economiche negative della nuova ondata pandemica, che peraltro inizia a delinearsi anche negli Stati Uniti, dove la decisione riguardo a un nuovo massiccio aumento degli stimoli è ancora in sospeso? Christine Lagarde ha annunciato un imminente allentamento monetario della BCE. Le intenzioni della Fed sembrano andare nella stessa direzione, anche se in modo più incerto. Ma in entrambi i casi, i mercati globali possono contare su un ennesimo bazooka monetario in assenza di un’adeguata politica fiscale? Risulta difficile valutare quale impatto netto sull’economia e sui mercati possano avere da un lato una nuova accelerazione della pandemia, proprio quando la speranza del vaccino sembra farsi più concreta, e dall’altro la conferma del sostegno monetario, nel momento in cui gli stimoli fiscali iniziano a venir meno.

Per quanto un certo ottimismo sull’imminente ritorno alla normalità dell’economia sia comprensibile, gli investitori, in particolare nei settori ciclici, non dovrebbero ritenere di aver superato la tempesta e di potersi prendere una pausa. La prossima ondata potrebbe riservare loro una brutta sorpresa.

Una sostanziale esposizione al tema delle riapertura delle economie è certamente necessaria ma fino a a quando il quadro non sarà più chiaro gli investitori esperti eviteranno di liberarsi prematuramente di quattro asset anti-fragili (che tendono a beneficiare del clima di incertezza generale) che hanno resistito nel tempo: azioni di società con una crescita dei profitti prevedibile (non si può prescindere da un’analisi bottom-up della capacità di generare utili delle singole aziende), la Cina e la sua sfera di influenza al di fuori del paese, l’energia alternativa e l’oro.

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