Asset allocation: occhio al rischio inflazione per i bond

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di Redazione 30 Novembre 2020 | 15:12

Qui di seguito un’analisi dedicata al mondo obbligazionario a cura di NN IP

Per la prima volta in molti anni, il mondo potrebbe essere sull’orlo di un’inflazione in costante aumento. L’impatto della pandemia di Covid-19, unito alle crescenti tendenze inflazionistiche e alla forte crescita dello stimolo monetario, potrebbe spingere l’inflazione a livelli mai visti dai tempi della Grande crisi finanziaria. Se l’inflazione elevata dovesse tornare nel 2021, come dovrebbero reagire gli investitori a reddito fisso?

Le reazioni degli investitori dovrebbero dipendere in larga misura dalle decisioni delle banche centrali: se queste permetteranno l’aumento dell’inflazione o invece irrigidiranno le proprie politiche per affrontarla in modo deciso, afferma NN Investment Partners (NN IP). NN IP ritiene che il primo risultato sia il più probabile.

Se l’inflazione supera le aspettative, è probabile che i titoli di Stato nominali registrino un cattivo andamento. I titoli di Stato indicizzati all’inflazione rappresentano una migliore alternativa a reddito fisso, in quanto la cedola e il rimborso del capitale sono legati a un indice di inflazione nazionale (o dell’Eurozona). I “Linkers” otterranno risultati particolarmente buoni se le banche centrali manterranno invariati i livelli bassi dei tassi di interesse, il che probabilmente limiterà l’aumento dei rendimenti reali. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione avranno comunque una performance migliore delle obbligazioni nominali se le banche centrali aumenteranno i tassi, ma il rendimento totale potrebbe essere negativo. In questo contesto, la migliore alternativa a reddito fisso è la liquidità.

Jaco Rouw, Senior Portfolio Manager Fixed Income, NN Investment Partners, ha commentato: “Molti investitori si preoccupano di ciò che accadrà quando la minaccia del virus COVID diminuirà e la ripresa economica sarà in pieno svolgimento, sostenuta da un massiccio allentamento da parte delle banche centrali e dei responsabili delle politiche fiscali. La ripresa dell’inflazione non è affatto certa, ma la crisi di Covid-19 potrebbe contribuire al suo ritorno.

“In primo luogo, la globalizzazione è stata un motore chiave della disinflazione negli ultimi 30 anni. Questa tendenza è già rallentata nell’ultimo decennio e la pandemia potrebbe invertirla completamente rivelando la vulnerabilità delle catene di fornitura internazionali, portando a una maggiore rilocalizzazione che rafforzerà la posizione dei lavoratori nelle economie occidentali e eserciterà una pressione al rialzo sui salari. 

“In secondo luogo, la risposta di politica fiscale e monetaria alla crisi della Covid-19 è stata tempestiva, massiccia e generalmente coordinata. Mentre dopo la Grande crisi finanziaria, gli acquisti di asset della banca centrale sono rimasti all’interno del sistema bancario, le attuali misure di politica monetaria aumenteranno gli aggregati monetari più ampi attraverso infusioni dirette di liquidità e queste misure sono più rilevanti per l’economia reale.

“In un tale contesto, crediamo vi sia una buona probabilità che l’inflazione salga ai suoi livelli più alti dai tempi della Grande crisi finanziaria “.

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