Investimenti, 9 motivi per credere nel debito emergente

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di Redazione 15 Dicembre 2020 | 14:23

Guardando al 2021, ci sono almeno nove fattori che sostengono un outlook positivo per il debito dei mercati emergenti (EM). A spiegarlo è Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt di Legal & General Investment Management (LGIM), che presenta la view sul settore per il nuovo anno.

1 Fattore numero 1: le metriche di queste economie registrano impatti inferiori rispetto a quelle dei mercati sviluppati (DM)

La pandemia ha colpito i bilanci dei mercati emergenti, ma meno di quanto abbia fatto con quelli delle economie più sviluppate. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che il debito pubblico delle economie emergent crescerà quest’anno del 9,2% del Pil, attestandosi al 61,4%. Nei mercati sviluppati invece il debito crescerà del 20%, arrivando a quota 124% del Pil; più del doppio rispetto ai mercati emergenti, sia in termini relativi che assoluti. Questo dato indica un impatto minore sulle finanze degli EM, in cui si prevede un deficit primario dell’8,5% del Pil per il 2020, vale a dire un +5,5% rispetto al 2019. Al contrario, nei mercati sviluppati si prevede un disavanzo primario del 13% del Pil, con un +11% rispetto all’anno scorso.

Fonte: Government Debt: International Monetary Fund, World Economic Outlook Database, ottobre 2020

US 10 year yields: Bloomberg, al 24 novembre 2020, EMBI GD yields: JP Morgan al 24 novembre 2020

2 Il rimbalzo della crescita globale e del commercio

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia globale crescerà del 5,2% nel 2021, dopo il crollo del -4,4% nel 2020. Il rimbalzo previsto per i mercati emergenti è del 6%, il livello più alto da dieci anni e superiore del 2% alla media prevista per le economie avanzate. Questo supporterà il commercio internazionale, che dovrebbe crescere dell’8% o anche di più nel 2021. I volumi delle esportazioni dai mercati emergenti dovrebbero crescere del 9,5%, a un ritmo che non si vedeva dal 2010; inoltre, nel corso del 2021 prevediamo che ci saranno revisioni in senso positivo della crescita dei mercati emergenti date dalle sovrperformance dei paesi asiatici e in particolare della Cina.

3 Lo sviluppo di un vaccino

I progressi in questa direzione dovrebbero supportare la propensione al rischio, dato che potrebbero contribuire a un rimbalzo della crescita globale maggiore superior alle attese.

4 La possibilità di minori tensioni commerciali e geopolitiche

L’amministrazione Biden dovrebbe adottare un approccio multilaterale più inclusivo a livello globale. Ciò potrebbe portare a un irrobustimento delle alleanze statunitensi, a minori tensioni commerciali e un abbandono della “Twitter diplomacy”; tutti elementi che dovrebbero ridurre la volatilità.

5 Un forte engagement dei “donatori”

Il Fondo Monetario Internazionale e altri “donatori” bilaterali o multilaterali sono ancora molto attenti ai mercati emergenti. L’FMI ha fornito supporti finanziari a più di 83 nazioni da quando è scoppiata la pandemia, mentre i creditori bilaterali hanno acconsentito alla riduzione del debito per oltre 45 paesi attraverso l’Iniziativa per la Sospensione del Debito stabilita dal G20 che durerà fino alla metà del 2021.

6 Condizioni di liquidità globale favorevoli

La pandemia ha portato a un’espansione dei bilanci delle banche centrali del G4 del 17,5% del Pil nel periodo compreso tra marzo e settembre 2020, cioè in soli sette mesi: un ritmo più robusto e rapido anche di quello verificatosi durante la Grande Crisi Finanziaria. Nel frattempo, dall’inizio della pandemia, le autorità fiscali di tutto il mondo hanno emanato pacchetti di spesa mai visti, per un valore complessivo che oggi ammonta quasi a 12 trilioni di dollari. La liquidità globale, quindi, è ancora abbondante e a buon mercato, con i tassi di riferimento principali che si attestano a livelli storicamente bassi. Inoltre, l’ammontare di debito dai rendimenti negativi si attesta sui 17 trilioni di dollari (il doppio rispetto ai livelli di marzo 2020). Ci si aspetta che queste dinamiche persisteranno anche nel prossimo futuro e pertanto la ricerca di rendimento da parte degli investitori continuerà a sostenere gli afflussi verso i mercati emergenti nel 2021.

7 Valutazioni e i fattori tecnici positivi

Riteniamo che le valutazioni dei mercati emergenti siano ancora attraenti, in particolare nella componente high-yield, rispetto agli investment grade e agli high yield statunitensi su base pluriennale. D’altro canto, mentre un deficit fiscale nominale inferiore dovrebbe significare una riduzione delle emissioni dei mercati emergenti il ​​prossimo anno, i flussi di cassa di questi mercati potrebbero essere più elevati, con maggiori ammortamenti e pagamenti di interessi restituiti agli investitori nel 2021.

8 Prospettive incoraggianti sul prezzo delle materie prime

Con il rimbalzo delle prospettive di crescita globali, il prezzo delle commodities dovrebbe rimanere favorevole per i mercati emergenti.

9 Il dollaro

Viste le sue caratteristiche anticicliche (motivo per cui viene utilizzato come valuta di finanziamento per l’acquisto di asset dei mercati emergenti), il dollaro tende a indebolirsi gradualmente quando le condizioni di crescita globali sono solide. Inoltre, il fatto che la Fed e la BCE proseguiranno con il Quantitative Easing finché non ci sarà una ripresa abbastanza stabile inciderà sulle previsioni non solo del dollaro ma anche dell’euro; elemento positivo per le valute dei mercati emergenti. Da notare che se le aspettative sull’inflazione crescessero in fretta sull’onda delle performance migliori degli USA rispetto all’Europa, si potrebbe verificare una crescita dei rendimenti dei titoli statunitensi, che sosterrà il dollaro. Tuttavia, se si guarda al target medio di inflazione, anche in questo caso non ci aspettiamo picchi significativi nei rendimenti reali. Quindi non prevediamo un rally del dollaro per il prossimo anno.

Tutto questo, tuttavia, non significa che non ci siano rischi, come aumenti della volatilità nel breve termine legati per esempio ad azioni da parte dell’uscente amministrazione americana contro l’Iran, la Cina o sul piano del commercio. Inoltre, insieme alla transizione verso l’amministrazione Biden, anche un Congresso spaccato potrebbe comportare stimoli fiscali ridotti e ritardi nelle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19. Entrambi questi aspetti potrebbero costituire un freno per la ripresa degli Stati Uniti.

I rischi di una flessione della crescita globale provengono anche dall’Europa a causa dei lockdown e dell’impennata dei contagi. All’interno degli EM, sebbene i paesi asiatici (con risultati migliori in termini di crescita) siano stati più efficaci nel controllare i picchi del virus, altre grandi economie potrebbero essere vulnerabili a un aumento dei tassi di infezione, tanto più che le consegne di vaccini potrebbero richiedere tempo. Al contrario, se il vaccino portasse a una ripresa globale più rapida di quanto ci si aspetta attualmente, potrebbero aumentare le previsioni sull’inflazione, spingendo a rialzo i rendimenti e rendendo il dollaro più forte.

Infine, gli spread sul debito sovrano e sui titoli corporate nei mercati emergenti si sono ridotti a circa 250 punti base da marzo, in un rally che sette mesi dopo si può considerare relativamente maturo. Sebbene questo significhi che il prossimo anno assisteremo a periodi di consolidamento, riteniamo che gli elementi presentati in precedenza siano abbastanza robusti da supportare una risalita di 50-70 punti base, riportando gli spread sui livelli pre-crisi, attorno alla quota di 300 punti base. Una propensione al rischio sostenuta potrebbe poi portare a range di resistenza tra 240 e 260 punti base.

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