Mercati, focus sulla sostenibilità

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Avatar di Redazione 4 Gennaio 2021 | 15:36

Vi proponiamo di seguito l’Outlook 2021 di Lombard Odier IM dedicato alla sostenibilità, alle sfide dell’anno appena iniziato e alle possibili conseguenze della presidenza Biden in questo ambito.

Il contributo è stato curato da:

  • Christopher Kaminker, PhD Head of Sustainable Investment Research & Strategy
  • Kristina Church, Head of CLIC™ (Sustainable) Solutions
  • Thomas Höhne-Sparborth, PhD, Senior Sustainability Analyst

La sostenibilità rimarrà in cima alle priorità nel 2021 e, con ogni probabilità, crescerà ben oltre i livelli del 2020. Se da un lato, durante la crisi di COVID-19 è stata posta una notevole enfasi sulla necessità di introdurre una strategia ‘building back better’, dall’altro è stato necessario concentrarsi innanzitutto sull’erogazione di fondi di emergenza. Con il passare del tempo abbiamo però visto un approccio più ponderato all’integrazione delle considerazioni sulla sostenibilità nei fondi destinati alla ripresa.

Noi di Lombard Odier consideriamo l’investimento sostenibile come una delle nostre principali conviction e il più grande driver di rischi e rendimenti futuri. Riteniamo che sia fondamentale concentrarsi sul grado di preparazione delle aziende per affrontare le sfide future in materia di sostenibilità e la pandemia non ha fatto altro che rafforzare l’importanza di una gestione attiva e lungimirante e di un’analisi critica dei business model aziendali. È fondamentale individuare le aziende più preparate e in grado di adattarsi alle sfide future in materia di sostenibilità, come la transizione verso le zero emissioni nette, la resilienza delle catene di approvvigionamento durante una pandemia globale o la necessità di indirizzarsi verso un’industria più snella e circolare e una maggiore attenzione alla natura e alla biodiversità.

La crisi sviluppatasi nel 2020 non ha attenuato le ambizioni di paesi o aziende verso lo zero emissioni nette. In effetti, negli ultimi mesi abbiamo assistito a una forte accelerazione verso obiettivi più ambiziosi in tutta l’Asia, con Cina, Giappone e Corea del Sud che hanno annunciato un incremento dei target. Il Green Deal dell’Unione Europea (UE) è fortemente incentrato su strategie che sono sinonimo di CLIC™, come economia circolare, decarbonizzazione e attenzione all’ambiente. Nel 2021 stimiamo di ricevere maggiori dettagli sullo sviluppo di molti di questi elementi, compreso il meccanismo Carbon Border Adjustment.

Prevediamo inoltre che l’anno prossimo i settori attivi nel percorso di transizione saranno al centro dell’attenzione a livello globale, come l’edilizia green, la mobilità sostenibile, l’energia pulita e modelli di produzione più snelli. Ci aspettiamo anche che gli Stati Uniti tornino ad aderire all’Accordo di Parigi, facendo sì che una larga parte dell’economia globale venga indirizzata verso una percorso di transizione che mira al raggiungimento delle zero emissioni nette. Con la COP 26 di Glasgow vedremo probabilmente emergere nuovi target a livello globale, maggiori investimenti nell’industria green e ulteriori discussioni su come prezzare il carbonio in modo efficace.

Crediamo inoltre che l’ambiente sarà il focus principale nel 2021, con una maggiore attenzione normativa sulle divulgazioni relative alla biodiversità grazie anche alla Convention sulla Diversità Biologica (CBD), COP15, che si terrà a maggio in Cina, nello specifico a Kunming, insieme a un’ulteriore discussione sul quadro di riferimento per la Task Force Nature-related Financial Disclosures (TNFD) e una nuova tassa sui materiali platici promossa nell’UE. Prevediamo inoltre che la deforestazione e l’inquinamento zero (per acqua, aria e suolo) saranno in cima alla lista di priorità e, quindi, attireranno l’attenzione degli investitori e si tradurranno in una forte crescita per molte aziende allineate al nostro tema del capitale naturale.

A nostro avviso, l’accelerazione della regolamentazione incentrata su una ripresa green presenta molteplici ed entusiasmanti opportunità di investimento nel mondo della sostenibilità.

  • Il ruolo della sostenibilità nel mondo post-Covid

Ci aspettiamo un 2021 all’insegna della nuova normalità, quando i paesi inizieranno a ridurre le restrizioni più severe. Pensiamo che la pandemia abbia messo in evidenza una stretta correlazione tra l’inquinamento atmosferico e le zoonosi presenti nell’aria, oltre al legame tra la diffusione dei virus e la distruzione degli habitat naturali. A nostro avviso, questo potrebbe portare a un forte spostamento dell’attenzione verso il tema della sostenibilità in generale, riportandolo in cima alla liste delle priorità di aziende e investitori. Stimiamo una transizione verso catene di fornitura più resilienti e business model più preparati a gestire gli shock futuri. Le aziende che si sono dimostrate più agili e in grado di adattarsi facilmente nello scenario di crisi attuale verranno probabilmente considerate quelle più abili ad agire in anticipo e intraprendere le transizioni future.

Il ritorno alla normalità nel corso dell’appena iniziato 2021 coinvolgerà alcuni comportamenti, ma crediamo che ci sarà una maggiore flessibilità nei modelli di lavoro, fattore che porterà a una minore domanda per i trasporti e a una potenziale riduzione della numero delle persone che circolano nelle aree urbane. Sul lungo periodo, questi fattori potrebbero avere un impatto drammatico non solo sul settore dei trasporti, ma anche nel mondo retail, tempo libero e immobiliare in molte regioni del mondo.

Con il cambiamento però si creano anche delle opportunità. Riteniamo che il nostro forte focus sull’analisi dei business model e sull’esposizione delle aziende all’economia CLIC™ ci permetta di identificare le aziende maggiormente in grado di crescere e di adattarsi a questi trend futuri. È fondamentale comprendere il rischio di transizione per molti settori che si trovano ad affrontare cambiamenti esistenziali, non solo a causa della pandemia, ma anche per via delle restrizioni relative all’utilizzo di carbonio, dei danni climatici e della necessità di proteggere le capacità rigenerative della natura.

Ci stiamo concentrando sui cambiamenti comportamentali man mano che vengono ridotte le misure di isolamento e sull’uso della tecnologia come chiave di volta per una “nuova normalità” più sostenibile. I progressi tecnologici offrono una maggiore connettività che permette di svolgere il lavoro da remoto, di ottenere sistemi di trasporto più integrati e inoltre consentono di monitorare qualsiasi futura diffusione del virus. Crediamo che il nostro focus sulla sostenibilità sia una conviction fondamentale – insieme alla nostra predilezione per le per le aziende di alta qualità con ottimi dati finanziari – possa aiutare a identificare molteplici opportunità in settori che vanno dall’energia pulita, micromobilità e mobilità elettrica, alle infrastrutture e gli edifici green, circular-bio economy e l’e-health. Riteniamo inoltre che la nostra attenzione per l’adattabilità e la resilienza dei business model alle principali sfide di sostenibilità ci permetterà di individuare i settori e le aziende che si distingueranno per le loro prestazioni nei prossimi mesi, così come di identificare quelle che invece non riescono a gestire la transizione e che si trovano ad affrontare il “rischio di stranded asset”.

  • Quali sono le probabili conseguenze della presidenza Biden?

A nostro avviso, l’elezione di Joe Biden è un altro fattore positivo per l’agenda del CLIC™. Ci aspettiamo che il nuovo presidente statunitense cercherà di creare un ambiente normativo favorevole agli investimenti sostenibili, visto quanto sono importanti i temi ambientali e sociali per i suoi elettori. Stimiamo anche una crescita degli investimenti in tecnologie e infrastrutture verdi negli Stati Uniti. Già a luglio di quest’anno Biden ha annunciato un piano per la crisi climatica che mira all’energia pulita (incluso l’idrogeno rinnovabile), ai trasporti e alle infrastrutture come parte del suo programma “Build Back Better” e si impegna a stanziare 2.000 miliardi di dollari in quattro anni. Il suo piano è incentrato sulle industrie che, nel quadro della nostra strategia per la transizione climatica, definiamo “settori in transizione” tanto che riteniamo la strategia sia posizionata in modo da guadagnare terreno in maniera significativa in scia alle future regolamentazioni globali in materia di sostenibilità, grazie anche alle maggiori forze di mercato che si innescheranno grazie all’impegno degli Stati Uniti per un futuro sostenibile.

Dal momento che la “Blue Wave” al Congresso, ovvero il pieno successo del partito democratico, potrebbe non realizzarsi, il presidente Biden ha già iniziato a dare risalto alle politiche a favore della protezione del climatica riaffermando il suo impegno a far rientrare gli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici nel suo primo giorno di mandato e aggiungendo uno “zar del clima” nel suo governo. Avendo lasciato formalmente l’accordo di Parigi solo il 4 novembre 2020, gli Stati Uniti non hanno bisogno dell’approvazione del Congresso per rientrare nell’accordo, con l’adesione che verrebbe formalmente reintegrata dopo 30 giorni (a febbraio 2021). Questo invierebbe un segnale forte a livello sia internazionale che nazionale in merito al cambiamento delle leadership degli Stati Uniti. Inoltre, la Federal Reserve si è espressa di recente sull’importanza di valutare i rischi finanziari derivanti dal cambiamento climatico nel suo report sulla stabilità finanziaria, fattore che potrebbe tradursi in un incremento della regolamentazione in questo settore.

Il Clean Energy Plan di Biden “metterà gli Stati Uniti su una traiettoria irreversibile per raggiungere le zero emissioni nette, a livello economico, entro e non oltre il 2050”. Bisogna ancora capire se Biden sarà in grado di rispettare pienamente il suo ambizioso piano, elaborato durante l’estate, dal momento che il Congresso è diviso. In ogni caso, ci aspettiamo una forte attenzione al settore dell’energia e un aumento della fornitura di energia rinnovabile, così come una posizione più severa sulle emissioni derivanti dalla produzione di combustibili fossili, una spinta per una maggiore adozione dei veicoli elettrici, standard più elevati per le emissioni di combustibile e una spinta verso gli edifici e l’agricoltura green. L’impegno di Biden per il clima espresso durante l’estate si aggiunge ai 3.000 miliardi di dollari che aveva già deciso di stanziare spendere per le infrastrutture e l’energia pulita, nonché ai 700 miliardi di dollari di nuove spese per stimolare la produzione e l’innovazione presentato all’inizio di quest’anno. Ci aspettiamo che la nuova amministrazione statunitense porti a un’accelerazione della transizione verso le tecnologie a zero. Questo, a nostro avviso, aumenta il potenziale di crescita di molte delle opportunità di investimento che abbiamo identificato nella nostra strategia di transizione climatica.

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