Investimenti, quattro pilastri per il futuro dell’Italia

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di Redazione 24 Febbraio 2021 | 15:33

Di seguito l’ultimo commento di Alessandro Tentori, Responsabile Investimenti di AXA IM Italia, che si focalizza sui quattro principi fondamentali che, secondo il CIO di AXA IM Italia, dovrebbero guidare riforme e investimenti da finanziare con il Recovery Fund.

Abbiamo ribadito più volte in passato la necessità di aumentare la crescita potenziale dell’Italia. Il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, che insieme al programma NextGenerationEU rappresenta una svolta nella finanza pubblica dell’Unione, è certamente un’opportunità unica per l’Italia (e per l’Europa).

In questo articolo proverò a semplificare il perimetro nel quale si dovrà muovere il Piano di Ripresa e di Resilienza che ogni governo sottoporrà a breve alla Commissione, riconducendo a quattro principi fondamentali il perimetro che include investimenti e riforme da finanziare con il Recovery Fund – perimetro già delineato dalla Commissione Europea in un documento di sette fascicoli per un totale di 175 pagine.

  1. Sostenibilità ambientale: L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite valuta ogni paese in base a 17 criteri di sviluppo sostenibile. Nella classifica dei paesi Europei, l’Italia si posiziona al ventitreesimo posto, in evidente ritardo rispetto a Germania (sesta) e Francia (nona). Inoltre, in Italia risultano diverse criticità in tema di politiche ambientali, in particolare la biodiversità marina e terrestre, come anche l’impatto climatico e il/la consumo/produzione responsabile.
  2. Produttività: Senza investimenti in ricerca e sviluppo non si può aumentare la produttività di una economia. Senza un aumento di produttività non si può aumentare la crescita potenziale di una economia. Questo è il riassunto degli studi del premio Nobel Bob Solow, lezione fondamentale che ancora oggi viene ritenuta valida da economisti e politici. Purtroppo, l’Italia ha perso più di dieci punti percentuali di produttività negli ultimi venti anni. Non così la Germania, gli Stati Uniti e il Giappone, la cui produttività ha continuato a crescere in linea con il trend di lungo periodo. Hors categorie la Cina, la cui produttività totale è balzata avanti di ben 40 p.p. dal 2001.
  3. Equità: Tema spinoso quello della giustizia, ma la definizione di equità va allargata anche a altre dimensioni. Per esempio, il diritto all’informazione, la partecipazione dei cittadini alla politica, la trasparenza delle leggi e dei database dell’amministrazione pubblica, per finire con l’efficienza dei tribunali. Secondo l’indice “Open Government”, che misura i governi sulla base delle dimensioni elencate sopra, l’Italia occupa il ventottesimo posto. Inutile dirlo, questa speciale classifica di equità vede primeggiare i paesi Scandinavi.
  4. Stabilità macroeconomica: Il rapporto sulla competitività delle economie dell’Unione, stilato dalla Commissione Europea, misura la resilienza e la stabilità di ogni paese membro sulla base di indicatori strutturali. Nell’ultimo rapporto del 2019, l’Italia mostrava una debolezza rispetto alla Germania e alla media Europea in generale. I punti critici sono le istituzioni, l’educazione, il mercato del lavoro e lo standard tecnologico. La sanità e la dimensione del mercato vengono invece reputati punti forti dell’Italia.

Concludo con la speranza che il nuovo esecutivo Italiano riesca nel complesso esercizio di sintesi del Recovery Plan e concentri gli investimenti e le riforme nei settori che hanno oggi e (soprattutto) avranno in futuro una “alta marginalità” sul PIL. Naturalmente questo mio pensiero non si ferma ai confini Italiani, ma si applica anche a tutti i paesi membri.

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