Hedge Fund, i dolori di Ray Dalio e il nuovo boom alle porte

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 24 Marzo 2021 | 12:15

C’è chi ha sofferto tantissimo la pandemia come il grande Ray Dalio, ma c’è anche chi ha fatto affari d’oro. Infatti, nonostante una performance media inferiore a quella del mercato tra il secondo e il quarto trimestre del 2020 (+26,2% contro +48,8% dell’indice globale), per LCH Investments i 20 maggiori hedge al mondo hanno generato plusvalenze per 63,5 miliardi di dollari nel 2020. Il miglior dato da un decennio a questa parte.

Però, si scriveva, c’è pur sempre chi ha riso e chi ha pianto. Ray Dalio, come riporta un articolo del Sole 24 Ore a firma di Andrea Franceschi, sempre per LCH ha accusato perdite stimate per 12,1 miliardi di dollari. È andata meglio a Chase Coleman di Tiger Global Management, che ha portato a casa guadagni per 10,4 miliardi. Poco più indietro c’è Israel Englander, di Millennium Management, con un robusto +10,2 miliardi. E non si lamenta nemmeno Steve Mandel, il fondatore di Lone Pine Capital, con guadagni per 9,1 miliardi.

La situazione è questa, ma il mercato sembra ormai pronto a un altro in giro di ruota tra le superstar della finanza. E, in particolar modo, tra gli hedge fund: almeno, questo è quanto evidenziato da un sondaggio condotto da Barclays, tra 240 case d’investimento depositarie di 5 mila miliardi di dollari di asset, dalle quali è emersa la volontà di aumentare l’esposizione del 28% verso gli hedge.

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