Consulenti, i consigli del gestore per l’asset allocation

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di Marcello Astorri 26 Marzo 2021 | 12:08
L’intervista a Jon Mawby, gestore del fondo Pictet-Strategic Credit di Pictet Asset Management, al quale Bluerating ha chiesto una serie di dritte per leggere il momento di mercato

Come governare venti di inflazione, volatilità e cogliere le opportunità sul comparto obbligazionario in questo particolare periodo storico. Questi sono i temi più rilevanti dell’intervista che BLUERATING ha realizzato con Jon Mawby, gestore del fondo Pictet-Strategic Credit di Pictet Asset Management, al quale ha chiesto una serie di consigli in chiave asset allocation.

Alla luce delle aspettative inflazionistiche, quali sono le vostre raccomandazioni in materia di asset allocation?

Nel complesso, riteniamo che sia importante essere agili e flessibili, mantenendo un portafoglio short di duration e costruendo una esposizione verso gli asset meno sensibili all’inflazione (come ad esempio i titoli a tasso variabile e alcune obbligazioni convertibili). Vista l’attuale incertezza riguardo alle prospettive inflazionistiche, seguiamo un approccio prevalentemente tattico. La domanda cruciale riguardo all’asset allocation è se alla fine l’inflazione sarà transitoria o durerà nel tempo. Se quest’ultima eventualità diverrà più probabile, cercheremo di incrementare la diversificazione a lungo termine della nostra strategia.

Quali sono i rischi e le opportunità in questo contesto di mercato?

Ora i rischi sono numerosi, ma quello a nostro avviso più significativo è un errore di politica economica. Se si dovesse ripetere uno scenario tipo 2009, con la politica fiscale e la politica monetaria che lavorano insieme ma che vengono poi seguite dall’austerità fiscale, questo escluderebbe qualsiasi speranza di crescita o di inflazione. Alternativamente, la largesse fiscale e la politica monetaria accomodante potrebbero spostare i paletti in termini di errore di politica economica per una maggiore inflazione? Per quanto concerne l’insieme delle opportunità probabilmente assisteremo in ogni caso a un quadro di forte volatilità, con le forze gemelle dell’inflazione e della deflazione in lotta tra loro. L’esperienza ci dice che si creeranno periodicamente opportunità per chi sarà più rapido ad acquisire asset di buona qualità con tassi attraenti. 

Qual è la vostra opinione sui mercati per i prossimi mesi: le azioni value torneranno in auge dopo la grande crisi da coronavirus?

I mercati azionari non sono il nostro campo primario, ma guardiamo con attenzione alle correlazioni tra le asset class. Chiaramente queste prospettive macro avranno un ruolo importante nel confronto tra value e growth, nella durata nel tempo dell’inflazione e nell’impatto sui tassi d’interesse. In caso di salita dell’inflazione, i tassi più elevati a medio termine guideranno una rotazione da growth verso value, soprattutto per le caratteristiche di elevata duration delle azioni e in particolare perché questo ciclo dura già da molto tempo. Come gestore obbligazionario abbiamo un elemento di questa dicotomia growth/value nella nostra classe di attività in differenti settori e in tutti i profili di duration e di tasso. Qui prevediamo che le interazioni tra growth e value creeranno ulteriore dispersione e opportunità per noi da cogliere.

Sul fronte obbligazionario, dove ritenete invece che vi sia valore e perché?

Anche se le valutazioni nelle obbligazioni societarie sono in generale molto più tirate che nello stesso periodo dello scorso anno, rimangono ancora sacche di valore interessanti. Siamo focalizzati sulle emissioni candidate all’upgrading per l’inerente protezione del capitale che esse offrono. Le «rising star» nello spazio di rating BB- ci forniscono un maggiore margine di errore rispetto ai nomi eccessivamente indebitati, in molti casi strettamente BBB, e pertanto guardiamo con favore al profilo di un basket trade relative value per riflettere questa visione. Altrove, in minor misura, ci piacciono anche alcune obbligazioni convertibili a questo punto del ciclo. Abbiamo recentemente ridotto il rischio nei segmenti delle CoCo (contingent convertible) e AT1 (additional tier 1) poiché per il futuro agli attuali tassi esse offrono un rendimento di tipo obbligazionario a fronte di un rischio di tipo azionario, cosa che ovviamente cerchiamo di evitare.

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