Asset allocation: commodity (forse) alle prese con un superciclo

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Avatar di Redazione 20 Aprile 2021 | 15:03

“Il superciclo delle materie prime è un concetto esaltante per gli investitori in commodity: ciò che alletta gli investitori non è solo la prospettiva di realizzare rendimenti elevati sui loro investimenti nel caso in cui sia effettivamente in corso un superciclo, ma anche la consapevolezza che il market timing non sia necessariamente di primaria importanza, dato che la tendenza al rialzo potrebbe durare parecchi anni”. Ad affermarlo è Mobeen Tahir, director e research di WisdomTree, che di seguito illustra del dettaglio la view e le prospettive per i prossimi mesi su questa asset class.

I mercati delle materie prime hanno registrato complessivamente guadagni consistenti dopo aver toccato il fondo nel marzo dell’anno scorso, ma questo rialzo può essere considerato la prima fase di un superciclo? Il punto principale è questo: affinché una ripresa ciclica si trasformi in un superciclo, è necessario un fattore trainante strutturale per la domanda. Durante l’ultimo cosiddetto superciclo delle materie prime, verificatosi per gran parte del primo decennio di questo secolo, il catalizzatore è stato la rapida industrializzazione nei paesi BRIC, prima della battuta d’arresto decisiva rappresentata dalla crisi finanziaria globale del 2008. Ogni successiva ripresa delle commodity è stata dapprima contrastata dalla crisi del debito sovrano europeo e, alla fine, dalle guerre commerciali tra Cina e Stati Uniti. Sebbene diverse materie prime abbiano registrato casi di ottime performance a livello individuale, i guadagni complessivamente realizzati dall’asset class nel primo decennio si sono volatilizzati nel secondo.

Il raggiungimento di un minimo storico può preludere a un rimbalzo tecnico, ma non è sufficiente per avviare un superciclo a tutti gli effetti. Quale potrebbe essere il catalizzatore per un altro superciclo nel decennio in corso e, se dovesse verificarsi, che forma potrebbe avere?

In futuro la transizione energetica potrebbe essere la forza motrice principale: questo megatrend è stato favorito dalla pandemia, con cui i responsabili politici si sono resi conto che, per stimolare la crescita, occorrono iniezioni fiscali e non è sufficiente fare solo affidamento sulla politica monetaria. Inoltre, una quota significativa di ogni spesa per le infrastrutture introdotta nell’ambito di un’espansione fiscale andrà probabilmente a finanziare iniziative di salvaguardia dell’ambiente: dei 2.000 miliardi di dollari che il presidente Biden si è impegnato a stanziare a favore delle infrastrutture, un terzo è destinato al settore dei trasporti e dei veicoli elettrici. La Cina ha già introdotto un nuovo piano per l’industria dei veicoli alimentati con le nuove energie, che ha avuto inizio nel 2021 e mira a far sì che, entro il 2035, i veicoli elettrici diventino l’opzione dominante per le vendite nel settore automobilistico. Nei confronti di nuovi veicoli con motore a combustione interna, molti paesi europei hanno già introdotto divieti che acquisteranno efficacia in diversi momenti nel corso del prossimo decennio.

I responsabili politici stanno dunque spianando la strada alla prosperità di questo settore: recentemente, la casa automobilistica Jaguar Land Rover ha dichiarato l’intenzione di sperimentare quest’anno la tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno, nel tentativo di elettrificare il suo intero parco veicoli entro il 2025. Anche la diffusione dei veicoli elettrici presso i consumatori sta seguendo una traiettoria esponenziale: secondo Wood Mackenzie, entro il 2040 potrebbero circolare sulle strade 300 milioni di auto elettriche contro i 5 milioni circa presenti nel 2019.

La transizione energetica promette bene per metalli ecologici come il rame, il nickel, l’argento, l’alluminio e il platino, solo per citare qualche esempio. Per una fonte strutturale di crescita della domanda di metalli si prevede un’accelerazione nei prossimi anni, se non nei prossimi decenni; inoltre la domanda avrà probabilmente carattere globale, anziché essere trainata da una manciata di paesi, e la debolezza del dollaro statunitense nel breve termine potrebbe conferire proprio quello slancio in più per imprimere un’accelerazione a questo megatrend.

Esaminando i flussi globali degli ETP relativi alle commodity, l’osservazione più profonda rileva come l’anno scorso panieri diversificati siano emersi dall’oscurità per dominare i flussi di quest’anno: i flussi nelle materie prime diversificate hanno difatti superato i sei miliardi di dollari dall’inizio del 2021, mentre i metalli industriali si attestano al secondo posto con poco meno di 800 milioni di dollari di flussi in entrata netti.

Concludendo, stiamo assistendo a una fase rialzista per le materie prime? Sembra proprio che sia così. Si tratta di un superciclo? Forse è presto per dirlo, ma questa domanda merita certamente attenzione. Potrebbe essere in corso un superciclo per un sottoinsieme dell’universo delle commodity come i metalli? Questa tesi diventa di giorno in giorno sempre più probabile. Che gli investitori condividano o meno il concetto di superciclo, questo è davvero un periodo esaltante per le commodity.

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