Tutti pazzi per i Pir Alternativi: nel 2021 potrebbero sfiorare i 2 mld

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di Antonio Potenza 26 Aprile 2021 | 12:25

La Legge di Bilancio 2021, dopo quella istitutiva di maggio che ha esteso a questa categoria gli stessi vantaggi dei Pir di prima generazione (esenzione dalle imposte sulle rendite finanziarie generate e da quelle di successione), ha rafforzato il loro appeal fiscale. La manovra ha anche migliorato il profilo rischio-rendimento con l’introduzione di un credito d’imposta fino al 20% delle somme investite a copertura delle eventuali perdite e minusvalenze derivanti dai piani costituiti dal 1° gennaio 2021 per gli investimenti effettuati entro dicembre 2021.

L’interesse per questa tipologia di prodotti continua a crescere, tenendo conto di un contesto di bassi tassi d’interesse e di un accesso alla clientela retail facilitato. La promessa è quella di avere rendimenti più elevati, solo a investitori con ampie disponibilità o istituzionali.

“I Pir alternativi vanno inseriti in un regime di consulenza proprio per rendere consapevole il sottoscrittore del rischio insito nel prodotto” ha dichiarato l’avvocato Dino Abate dello studio Atrigna&Partners.

Nella relazione tecnica del decreto di agosto, si stima per il 2021 una raccolta di 5,65 miliardi, per arrivare a 25 miliardi nel 2023. Equita stima una raccolta netta di 2-3 miliardi l’anno fino a raggiungere masse per 10\15 miliardi in 5 anni.

I segnali per ora sono positivi: iniziando da Fideuram, con oltre 100 milioni, Mediolanum, che sfiora i 55 milioni, per arrivare ad Azimut che a febbraio in 15 giorni ha chiuso il collocamento di Ali Crowd per 70 milioni e Credem che ha raccolto già 75 milioni di euro.
Sulla rampa di lancio potrebbero arrivare Arca e Symphonia.

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